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Vedovanze bianche

 

Emigrazione di genere

L’emigrazione è sempre stata storicamente rappresentata - e noi italiani ne siamo stati gli interpreti per antonomasia – da soli uomini che lasciano il proprio villaggio per andarsene in un Paese straniero a cercarsi un lavoro o, qualche volta, per un lavoro più dignitoso e meglio retribuito. Uomini che lasciano nel villaggio i propri genitori, se celibi, oppure in tanti casi la moglie e dei figli. Mogli che, con il passare del tempo e lontane dal marito emigrato, anche per molti anni, vengono poi definite le “vedove bianche”. Un appellativo che queste vedove bianche si portano dietro fintanto che il coniuge non si ricongiunge con loro nel Paese d’emigrazione, oppure perché lui stesso rimpatria definitivamente. Un’emigrazione che, in Italia, per molti villaggi ha significato restare popolati unicamente da persone anziane, da vedove bianche e da bambini o adolescenti. Ma ogni Paese ha una sua specificità, anche in tema di emigrazione, così negli ultimi lustri abbiamo assistito ad una emigrazione essenzialmente femminile da alcuni Paesi dell’est europeo (Polonia, Romania, Moldavia, Ucraina) indirizzata verso l’Italia per svolgervi, soprattutto, lavori domestici o per accudire persone anziane, ovvero per fare le così dette “badanti” un termine, nato dalla prolifica fantasia italica, per definire questa tipologia di lavoro. Un milione e 665 mila badanti solo in Italia - secondo il CENSIS – dove culturalmente si preferisce tenere in casa i propri anziani evitando finché possibile di collocarli nelle case per anziani che, peraltro, non abbondano nel Belpaese. Donne, le badanti, più o meno di mezza età, che si sono lasciate alle spalle, nei loro rispettivi Paesi, mariti – cioè “vedovi bianchi” – e, spesso, anche dei figli: familiari che vengono, quindi, mantenuti grazie alle loro rimesse. Cioè un’emigrazione di genere del tutto diversa da quella vissuta dagli italiani.

In fuga dalla guerra

Un tema, quello delle badanti e dei loro “vedovi bianchi”, che è tornato prepotentemente alla ribalta dell’opinione pubblica a causa dell’incredibile e criminale invasione russa dell’Ucraina di queste settimane. Infatti questa guerra sta generando un fuggi fuggi di milioni di donne e bambini da quella nazione verso la salvezza negli altri Paesi europei, con i loro uomini rimasti a combattere contro l’esercito di Putin per difendere la loro patria. Così una parte consistente di quel popolo femminile, in fuga dalla guerra, sta arrivando anche in Italia dove già vivono da anni 236 mila ucraini, soprattutto donne che svolgono lavori domestici nelle case degli italiani (una comunità definita, dispregiativamente - da Lucia Annunziata e Antonio Di Bella in un fuori onda della trasmissione “Mezz’ora in più” di RAITRE - come essere composta da camerieri, badanti e amanti). Una comunità ucraina femminile destinata forzatamente dalla guerra ad ingrossarsi in modo esponenziale e chissà quante di tutte queste donne (con o senza bambini) saranno poi, alla fine della guerra nel loro Paese, in condizione di poter rientrare in Ucraina e di ritrovarvi i loro uomini ancora in vita e, comunque, la loro casa ancora in piedi e non, invece, costrette a restare definitivamente in Italia o nel Paese dove hanno trovato ospitalità! Morale, al di là dell’emigrazione di genere con le sue “vedovanze bianche”, vi è poi anche il fenomeno degli sfollati (o profughi che dir si voglia) a causa di guerre, come quella attuale in Ucraina, con delle vittime e tantissimi superstiti veri di entrambi i generi. Ahinoi!

Dino Nardi

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