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Le leggi del menga – Tanto paga Pantalone

Chi ha qualche anno alle spalle, come il sottoscritto, ricorderà come molte leggi emanate in Italia dal Dopoguerra in poi (precedentemente non ne siamo stati testimoni per evidenti ragioni anagrafiche) siano andate a vantaggio di alcuni (pochi) escludendo altri (parecchi) e comunque con un danno finanziario rilevante per le casse dello Stato, ossia di tutti i contribuenti. Una per tutte, tra quelle più lontane nel tempo, eravamo nel 1973, l’introduzione nel sistema pensionistico italiano delle così dette “pensioni baby” (governo di Mariano Rumor, presidente della Repubblica Giovanni Leone) che permisero il pensionamento ai dipendenti pubblici (civili, militari) che avessero lavorato per 14 anni, sei mesi e un giorno, se donne sposate e con figli, mentre il periodo lavorativo aumentava a 20 anni per tutti gli altri dipendenti statali ed a 25 anni per i dipendenti degli enti locali. Arrivando agli anni più recenti ed all’attualità, e restando sempre nell’ambito del sistema pensionistico, ecco che il governo Conte/1 nel 2019 modifica la legge Fornero del 2011 - con la quale si andava in pensione di vecchiaia con 67 anni di età – introducendo il requisito Quota 100, ovvero la possibilità per gli iscritti nel Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti (FPLD) di poter andare in pensione di vecchiaia con 62 anni di età e 38 anni di lavoro (nel periodo compreso tra il 1.1.2019 / 31.12.2021). Una norma, sia pure limitata nel tempo, che, comunque, a detta degli esperti, è costata un patrimonio all’INPS aggravandone ulteriormente il suo bilancio e di cui hanno beneficiato essenzialmente i ceti più benestanti e depauperato soprattutto quei settori di lavoro in cui si era a contatto con il pubblico - anche a causa dell’arrivo del Covid/19 - dove si è verificato un fuggi fuggi verso il pensionamento. Cioè leggi sostenute ed approvate da forze politiche al governo dell’Italia per privilegiare determinate classi sociali ritenute di far parte del proprio elettorato per garantirsi il loro voto addebitandone, tuttavia, il costo finanziario allo Stato e quindi a tutti i contribuenti onesti che, in stragrande maggioranza, erano esclusi da quelle regalie.

Che dire, poi, delle leggi “fiore all’occhiello” del Movimento 5 stelle, azionista di riferimento dei governi Conte1 e Conte2, ovvero le leggi sul reddito di cittadinanza e le altre due relative ai bonus edilizi, cioè il bonus facciate ed il superbonus 110%. Leggi che - come ha certificato l’Agenzia delle Entrate - hanno consentito truffe milionarie a danno dell’erario: basti pensare che nel 2021 per il solo reddito di cittadinanza vi sono state truffe per 200 milioni di euro realizzate, in gran parte, grazie a dichiarazioni e documentazioni false prodotte da persone non in condizioni economiche disagiate o, addirittura, in prigione e perfino da stranieri non residenti in Italia; oppure pensare ancora a quanto accaduto nel settore dei bonus edilizi dove la truffa, sempre certificata dall’Agenzia delle Entrate, ammonta a 4,4 miliardi (miliardi!) di euro. Tutte leggi, e sono solo degli esempi, che mi fanno ricordare un’espressione molto in uso dalle mie parti in Toscana, dove sono cresciuto, quando si riteneva che una legge fosse ingiusta: “Le solite leggi del Menga, chi ce la in c…o ce lo tenga!” (un’espressione che può sembrare scurrile ma che trae origine da Karl Menger, celebre economista austriaco. La cui fama fu dovuta all'introduzione del Menghismo Anale, corrente filosofica della seconda metà degli anni 30 del secolo scorso).

E tutto questo come è stato possibile? Semplice, come riconosciuto pubblicamente dallo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi, grazie a leggi scritte male che hanno previsto pochissimi controlli da parte delle autorità di sorveglianza, così che i soliti furbi ne sono stati premiati a spese dei soliti contribuenti fessi. E qui sorge una domanda: come sarà mai possibile che dei ministeri ed un parlamento di uno dei Paesi più importanti del mondo possano partorire delle leggi così difettose? Quando, poi, in quegli stessi ministeri vi sono distaccati, fuori ruolo, circa duecento funzionari altamente qualificati - tra magistrati della giustizia ordinaria ed amministrativa - che vi occupano incarichi di vertice come capi di gabinetto e responsabili degli Uffici legislativi per cui, in pratica, sia pure su indicazione della politica, sono loro stessi a scrivere, il testo delle leggi italiane o, quantomeno, a verificare che siano scritte bene dai loro uffici e senza difetti: anche quelli incredibili rilevati dal presidente Mario Draghi.

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