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Il diritto privato

Seconda parte

Continuiamo oggi il sorvolo del diritto privato. La volta scorsa ci eravamo lasciati parlando di contratti e di come il nostro diritto, in modo molto ambizioso, ritenga di essere esaustivo. Per la maggior parte dei contratti questo è vero. Basti qui pensare alla compra-vendita, al contratto di locazione o a quello di lavoro. Per proteggere o tentare di protegger la parte più debole di ogni relazione contrattuale (il lavoratore, ad esempio, nel contratto di lavoro o l’inquilino nel contratto di locazione) il legislatore ha operato con le norme di diritto imperativo e quelle di diritto dispositivo. Le prime norme, che si ritrovano sparse nel Codice delle Obbligazioni, non possono essere modificate dall’accordo particolare tra le parti contrattuali, le seconde invece possono esserlo. Trattandosi di concetti a volte astratti, cerchiamo di spiegare meglio il concetto. Prendiamo ad esempio il contratto di lavoro disciplinato dagli art. 319 e seguenti del Codice delle Obbligazioni (CO). Le norme indicate regolano tutto quanto vi è da sapere sul contratto di lavoro (la forma, la durata, la disdetta, i diritti e gli obblighi delle parti contrattuali, ecc..). Cosí facendo e nell’ipotesi che io decida di concludere un contratto di lavoro con uno di voi lettori è sufficiente che su di un foglio di carta, detto tecnicamente, “contratto individuale di lavoro”, il sottoscritto e il lettore si mettano d’accordo sull’attività che il lavoratore dovrà svolgere (giurista, architetto, ecc..) e il salario mensile. Per tutto il resto, esistendo appunto ll codice delle obbligazioni, sarà sufficiente indicare sul contratto individuale di lavoro, che per quanto non specificamente regolamentato faranno stato le pertinenti disposizioni del CO. Questo facilita la stesura dei contratti evitando che vengano ricapitolate tutte le disposizioni e pertanto gli accordi che regolano la disdetta, il versamento del salario in caso di malattia, le vacanze, ecc.

Come visto precedentemente il CO contiene anche regole di natura dispositiva che possono quindi essere modificate dalle parti. Saranno eventualmente queste regole che appariranno nel contratto individuale di lavoro se le parti non intendono seguire alla lettera quanto previsto dal CO. Per facilitare la stesura e la comprensione delle differenti norme, l’art. 362 CO indica tutte le disposizioni alle quali in ambito di contratto di lavoro, non può essere derogato a svantaggio del lavoratore. La lista è molto lunga, tanto da rendere impossibile la sua trattazione completa nell’ambito di questo breve sorvolo. Mi limiterò a citare, per un esempio, solo la durata delle vacanze prevista dall’art. 329° cpv. 1 a 3 CO. L’art. 329° cpv. 1 cosí recita:

Il datore di lavoro deve accordare al lavoratore, ogni anno di lavoro, almeno quattro settimane di vacanza; ai lavoratori sino ai 20 anni compiuti, almeno cinque settimane.

A questa disposizione, come visto, non può essere derogata a scapito del lavoratore che è la parte più debole nel contratto di lavoro e pertanto non potremo, nel contratto individuale di lavoro, indicare che le vacanze saranno pari a 3 settimane all’anno. Potremo invece indicare che le vacanze saranno di 5, 6 o 7 settimane all’anno. Il codice in pratica fissa una soglia minima sotto la quale non si può scendere pena la nullità della disposizione. Ovviamente il codice lascia peró ampia libertà per concedere di più al lavoratore. Nell’esempio del contratto di lavoro che io intendo sottoscrivere con un mio lettore, non sarà quindi necessario regolare le vacanze bastando il riferimento, per tutto quanto non regolato dal contratto al CO. Cosí facendo e constatato il silenzio del contratto individuale di lavoro su questo particolare punto del contratto che sono le vacanze, sarà l’art. 329° CO che si applicherà e il lavoratore avrà diritto alle 4 settimane di vacanza.

Ecco, spero di aver spiegato in modo chiaro, alcune dinamiche in ambito di contratti. Per oggi mi fermo qui, anticipandovi che la settimana prossima vedremo come il nostro diritto considera e tratta una parte importante della nostra società che sono le persone giuridiche (le società per intenderci) che si distinguono dalle persone fisiche (il sottoscritto e voi) ma che nascono, vivono e muoiono come appunto tutte le persone fisiche. Buona settimana a tutti i lettori de l’Eco.

Mauro Trentini

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