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Il diritto privato

Cari lettori,

Vi confesso di non avere nessuna voglia, dopo le tragiche notizie che giungono dal mondo, di scrivere su più o meno complicati argomenti di diritto. Già il “diritto”, quello che è giusto e quello che è sbagliato!!??? Come potrei parlare serenamente di diritto quando la regola più semplice e ovvia che si riassume in “non fatevi la guerra, non riesce, nella più o meno civilizzata Europa, a farsi strada? No, oggi proprio non mi va. Ho quindi optato per un argomento semplice . Vi parlo, a mio modo, del diritto privato nel nostro paese.

Il diritto privato che in una definizione molto semplice raggruppa le norme che regolano i rapporti tra gli individui, si contrappone al diritto pubblico che a sua volta regola i rapporti tra Stato e individui. Il diritto privato, in Svizzera, è una competenza esclusivamente federale. Pertanto i Cantoni non possono legiferare in materia. La confederazione ha fatto uso di questa competenza emanando all’inizio del secolo scorso il Codice Civile Svizzero e il Codice delle Obbligazioni. Nel primo si trovano tutte le norme che regolano i rapporti dell’essere umano dal concepimento sino alla sua morte. Nel secondo invece, troviamo i contratti e le società.

Andando più nel dettaglio e sfogliando il Codice Civile (CCS) ci accorgiamo subito, come precedentemente evidenziato, che il file rouge è dettato proprio dalla vita di ognuno di noi, da quando siamo concepiti, a quando nasciamo e via via cresciamo, ci sposiamo, abbiamo dei figli, divorziamo e alla fine moriamo. Si, il CCS può essere visto in questo modo, ossia un insieme di norme che regola tutti gli aspetti della vita di ognuno di noi. Per definizione le norme del CCS sono esaustive, nel senso che la materia è regolata in ogni minimo dettaglio. Beh, a volte capita che determinati e particolarissimi problemi non siano stati adeguatamente previsti e cosî si presentano delle lacune, ciò aspetti della vita di ognuno di noi che il diritto non ha previsto. Visto che i giuristi , a modo loro, sono complicati o a volte amano complicarsi la vita, queste lacune si possono vedere come lacune “volute” nel senso che il legislatore ha visto si il problema, ma non ha voluto regolarlo o risolverlo, oppure come lacune “non volute” ossia lacune a cui nessuno ha pensato quanto è stato implementato il codice civile. Visto che tutto, bene o male, deve trovare una soluzione, spetta ai tribunali, alla giurisprudenza, colmare queste lacune non volute.

Regolato ogni aspetto della vita di un essere umano, il legislatore ha emanato anche il codice delle obbligazioni, ossia, sempre semplificando, un insieme di norme che dicono cosa l’essere umano puô fare. Orbene l’essere umano può unirsi con altri essere umani e portare avanti dei progetti di natura ideale o commerciale. Questo è il tema delle società. L’essere umano può anche concludere delle transazioni o legarsi ad altri essere umani per espletare dei compiti. Questo è il campo dei contratti.

Quando è entrato in vigore il Codice delle obbligazioni (CO) si è cercato di regolare una miriade di contratti facendo tesoro delle esperienze registrate sino ad inizio del secolo scorso. Il mondo perô è sempre stato e sarà sempre una continua evoluzione. Con l’intensificarsi dei contatti e delle transazioni anche il nostro CO è diventato troppo stretto, incapace di codificare anche degli istituti giuridici a noi sconosciuti.. Per un esempio basti pensare al trust anglosassone, ben conosciuto negli stati uniti ed in Inghilterra ma non alle nostre latitudini. Partendo dal concetto, a volte troppo ambizioso, secondo il quale il nostro diritto è per definizione esaustivo, abbiamo assistito a vere e proprie acrobazie giuridiche per integrare nei nostri concetti altri concetti (il trust ad esempio) a noi sconosciuti. In una vecchia giurisprudenza il nostro Tribunale federale aveva tentato di definire il Trust secondo il diritto svizzero. Dopo aver in un primo tempo cercato di definire cos’è il trust i nostri giudici sono arrivati alla conclusione che questa struttura anglosassone raggruppa elementi di differenti contratti che anche noi conosciamo. Detto in buon dialetto ticinese “un pastrügn”, anche perché combinare diversi contratti per definire un concetto a noi sconosciuto aumenta l’insicurezza del diritto. È per questo che sono state avviate delle consultazioni per creare una legge ad hoc e introdurre anche nel nostro diritto questo particolare istituto giuridico.

Oggi, più che mai, una buona settimana a tutti i lettori de l’Eco.

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