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Comites: la verità sta nei numeri

In Svizzera la percentuale degli iscritti è del 2%

Come era facile prevedere la recente rubrica, in cui ho trattato la questione dei Comites dal titolo “Il coraggio di guardare in faccia la realtà”, ha provocato diverse reazioni da parte dei lettori de L’ECO. Per alcuni sono addirittura organismi inutili per gli italiani all’estero; altri convengono invece sulla loro utilità indipendentemente dal numero di elettori che li vanno ad eleggere, approvando quindi che vi sia l’obbligo di registrarsi da parte di coloro che sono interessati a partecipare alla loro elezione; altri ancora hanno invece criticato l’articolo contestando aspramente, non tanto, che vi sia un disinteresse verso i Comites da parte degli italiani all’estero - come avevo scritto - bensì, continuando ad addebitare la scarsa partecipazione, in primo luogo, al sistema dell’obbligo di iscrizione (nell’Albo degli elettori del Consolato di riferimento) per poter esercitare il “diritto democratico” di votare e, in secondo luogo, al momento difficile (rete consolare in difficoltà, pandemia, ecc.) in cui si sono volute tenere queste elezioni.

A proposito di queste critiche va rilevato che - mia impressione ovviamente - non sono pervenute da persone appartenenti alla così detta “società civile” bensì, da “addetti ai lavori” (ex membri Comites, dirigenti e attivisti di associazioni italiane, candidati alle prossime elezioni del 3 dicembre). Cioè persone che hanno dedicato (o stanno ancora dedicando) un lodevole impegno di volontariato a favore della comunità italiana. Tanto di cappello! Tuttavia serve riflettere sui seguenti dati che, indubbiamente, avallano le considerazioni da me esplicitate nella rubrica ricordata all’inizio.

Primo. La conferma che l’interesse verso i Comites è giunto ai minimi termini è testimoniata dal bassissimo numero di iscrizioni che, vale ricordarlo ancora una volta: in tutto il mondo su 4.732.741 elettori con diritto di voto le registrazioni sono state solo 177.835, cioè il 3,76% degli aventi diritto, una misera percentuale comunque più o meno analoga a quella della precedente elezione del 2015. Entrando più nello specifico, abbiamo le seguenti percentuali di iscrizioni: Europa 2,37%; Centro e Nord America 2,71%; America Meridionale 6,28%; Africa-Asia-Oceania 4,82%. Tralasciando tutte le altre singole nazioni e limitandoci alla Svizzera, il Paese che più ci interessa da vicino, su 538.939 elettori si sono iscritti solo 10.897 persone ovvero il 2%, quasi la metà della percentuale mondiale sulla quale ha influito evidentemente l’ “exploit” dell’America Meridionale con il suo 6,28%!

Secondo. A sfatare il convincimento che la colpa delle pochissime iscrizioni sia unicamente da addebitare all’obbligo di registrazione e non soprattutto allo scarso interesse per questi organismi (un opinione peraltro molto condivisa tra i non addetti ai lavori), vi sono due semplici constatazioni: l’una, nei 120 Comites da eleggere vi sono state presentate in totale 245 liste quindi, in media, due liste concorrenti per ciascun Comites (in Svizzera nei sette Comites sono state presentate complessivamente 17 liste), tuttavia in ben 43 Comites risulta essere stata presentata una sola lista i cui candidati avranno quindi garantita l’elezione (in Svizzera pure a Losanna), mentre 5 Comites resteranno senza comitato poiché non vi è stata presentata neppure una lista. L’altra riguarda il Comites di Zurigo (che prendiamo solo come esempio ma chissà quante analogie vi saranno in altri Comites) dove sono state presentate quattro liste per complessivi 85 candidati e dove le iscrizioni - su 133.106 aventi diritto - sono state 3.429 (2,6%), quindi in pratica per ogni candidato vi sono state in media solo 40 iscrizioni, ovvero ciascun candidato non è riuscito a convincere ad iscriversi neppure la cerchia delle persone a lui vicine (familiari, parenti, colleghi di lavoro, amici, conoscenti)! Ma questa considerazione ne porta ad un’altra cioè a confermare che dietro queste candidature non vi è più, salvo rare eccezioni, un mondo associativo che le sostenga a testimonianza della profonda crisi in cui versa l’associazionismo tradizionale del recente passato.

Infine un’ultima annotazione riferita a coloro che denunciano che la iscrizione nell’Albo consolare sia antidemocratica e che pertanto si debba tornare al precedente sistema di elezione dei Comites, anche se il suo costo è esorbitante rispetto all’oggetto della votazione (come direbbe il figlio di quella famosa madre: macchisenefrega, tanto paga pantalone!). Nel mio Comune, in Toscana, esiste l’ASBUC (Amministrazione Separata Beni di Uso Civico) e cioè un Comitato che per il Comune gestisce tutti i beni ad uso civico che, nella fattispecie, trattasi essenzialmente di 1'500 ettari di territorio a cavallo tra la Regione Toscana e l’Emilia Romagna in cui si trovano boschi, pascoli, sorgenti d’acqua e due rifugi con annesso ristorante. Ebbene questo Comitato viene eletto ogni cinque anni da parte dei cittadini del Comune che, dopo averne avuto notizia attraverso comunicati stampa ed il classico passaparola, si recano a votare in un unico seggio elettorale predisposto dal Comune potendo scegliere tra le eventuali diverse liste e vari candidati. A nessuno, per quanto mi risulti, è mai venuto in mente - tra i miei concittadini - di denunciare l’antidemocraticità di questo sistema elettorale, pure impostato sull’iniziativa dei singoli elettori, come invece si sta facendo nei confronti dell’elezione dei Comites che, oltretutto, a mio modesto parere, hanno competenze molto ridotte rispetto a questo ASBUC (Comitati analoghi ne esistono anche in altri Comuni italiani).

Morale teniamoci cari e sosteniamo questi Comites – pur eletti con questo sistema - che stiamo votando in questi giorni e, semmai, preoccupiamoci che in futuro riescano ad attirare maggiormente l’attenzione e l’impegno diretto dei nuovi emigrati italiani domandandoci come mai quei pochi di loro che vi si erano avvicinati si sono, poi, quasi subito allontanati!

Dino Nardi

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