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… vuoto…

Care lettrici, cari lettori,

sto pensando al… vuoto. Alla parola in sé. Alla sua trasformazione in un aggettivo, passando per lo spettacolo, la cultura per arrivare al vuoto che rischia di diventare pericoloso. Un vuoto minaccioso. Che fa male. Che provoca disagio fino a sfociare in patologie con nomi devastanti, ma che non colmano affatto il vuoto. Il vuoto…

Non si tratta di una vera e propria introduzione sul tema circa il vuoto che bambini, adolescenti, persone adulte, anziani possono in alcuni momenti avvertire al loro interno. Trattasi di un’osservazione al quotidiano: nessuno insegna ad affrontare questi buchi e, per questo, quello che solitamente si fa è ciò che spontaneamente ci viene da fare davanti ad essi, ovvero: riempirlo. Disperatamente!

Fiorello, aprendo Sanremo in look floreale si è rivolto in modo poetico, ma pungente, con ironia che sa molto di satira ben dosata, alle poltrone vuote a Sanremo. E qui, per un attimo ho percepito nettamente, la distinzione tra il puro apparire, il fare scena e la presenza nell’assenza.

C’è chi li riempie con il cibo, chi con la droga, chi con la pornografia, l’alcol, il fumo, gli acquisti…l’apparire in luoghi simbolo. Il crearsi uno status simbolo in una bolla. Altri, affogano nel vuoto.

Il punto è che nonostante la concentrazione a riversare dentro tutte queste cose, il giorno dopo, il buco, molto spesso, è ancora lì un vuoto da riempire e un abisso più profondo.

In spiaggia, con la sabbia ci abbiamo anche giocato con una buca, versandoci dentro l’acqua. Quello che si nota, è che dopo poco il buco è ancora vuoto. Sembra che allo stesso modo funziona su di noi, resta la sensazione di incompletezza, manca qualcosa…ci manca qualcuno.

Chi vive questa condizione, spesso spende denaro, tempo e attenzioni attorno a questo buco con l’unico fine di riempirlo. In questo modo si finisce per dimenticarsi di quasi tutto quello che buco non è: dal corpo alla mente a ciò che ci circonda. A chi ci sta accanto.

Se non prendiamo precauzioni, se non contrastiamo questa tendenza, finiremo per trascurare il corpo, magari lasciandoci ingrassare, smettendo di muoverci, di ridere e di seguire le cose che ci piacciono, isolandoci e lasciando sempre più spazio di avanzamento a quel vuoto.

È così che gli renderemo la vita facile per distruggere il nostro umore. Concentrarsi di meno sul buco e più su tutto quello che gli sta intorno significa che dobbiamo preoccuparci meno sul come riempirlo e spendere più tempo ed energie sul migliorarci come persone, cambiando ottica di vedere il vuoto.

Non è facile comportarsi come se questo buco non dovesse cambiare, non dovesse andare da nessuna parte, non dovesse chiudersi, come se fosse una parte di noi che è lì per rimanere e quindi a noi non resta altro, se non agire su tutto ciò che lo circonda.

Una delle etimologie di vuoto è rovesciare, voltare dalla parte opposta, mettere sotto sopra. Quando sentiamo la sensazione di vuoto è perché qualcosa si è rovesciato dentro di noi, ci ha invaso e ora il contenuto è sotto sopra. Infatti alla sensazione di vuoto spesso si accompagnano immagini di caos e disordine Anche nella mitologia greca, il vuoto era rappresentato da Chaos, personificazione dello stato primordiale di vuoto. Indicativa è la descrizione di Esiodo nella Teogonia: Chaos è in rapporto al riversarsi; è un luogo vuoto che sta tra terra e cielo; infatti è venuto all’esistenza dall’invisibile.

Se approfondiamo la sensazione di vuoto, scopriamo che, il vuoto non è vuoto. È pieno di rimpianti, amori finiti, lacrime, rabbia, paure, incubi, tramonti bruciati, follia, confusione, ansia e membra tese aggrappate a un corpo che non c’è più.

Poiché la natura collettiva di noi occidentali aborrisce il vuoto, ci diamo da fare per riempire, come già all‘inizio ricordato, quella vuotezza con qualcosa, qualunque cosa, dal cibo spazzatura ai rimedi fai da te, dall’alcol, lo shopping e i giochi e gli apparecchi più nuovi alla commiserazione degli amici oppure, semplicemente, di lacrime a non finire.

L’alchimia, però, ci suggerisce che queste sensazioni di vuoto sono indizi di come ci sia un vaso che va prendendo forma. Il vuoto sta costruendo una forma. Una forma particolare. Forse più di una: molti vasi. Modi di contenere. Modi di misurare. Modi di differenziare. La realtà della psiche si sta aprendo un varco nella vita e sta ri-formando la nostra vita attraverso quelle sensazioni di vuoto (J.Hillman, Psicologia alchemica).

Per colmare un vuoto devi inserire ciò che l’ha causato. Bisogna affrontare il dolore, la situazione. La fuga non serve. Allevia il senso di vuoto in modo passeggero e, se lo riempi con altro, ancora di più spalancherà le fauci.

Non si chiude un abisso con l’aria“, ci ricorda Dickinson.

Quindi: la forza del vuoto è una forza formativa. Quando sentiamo un vuoto interiore significa che si sta formando un contenitore, una parte nuova della nostra personalità sta prendendo forma, trasformando…

il vuoto…

Graziella Putrino

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