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Gino Rossi, un maestro del nord-est dell’Italia

olio su cartone, cm 35 x 43 collezione privata

Se - avendo la possibilità di farlo come ci riesco io con la mia preziosa radio internet - vi sintonizzate alle 13.30 del sabato sul primo canale radiofonico della Rai e se vi interessate puta caso d'arte moderna e contemporanea, vi è tutt'ora, cosa veramente rara, una trasmissione che fa per voi dal titolo stimolante “Te la do io l'arte”.

Aggiungo che anche il canale 5 sempre di “Mamma Rai”, che a mio giudizio è la migliore delle emittenti italiane, mette con continuità in risalto l'arte sia moderna che contemporanea di tutto il mondo.

Tornando al programma “Te la do io l'arte”, ho ascoltato con grande interesse un racconto sull'artista Gino Rossi che da tanto tempo stimo molto. L'artista testé largamente citato era un autentico maestro nel campo dell'arte figurativa del '900 sia nella Pittura che nell'incisione, nato a Venezia nel 1884 e mancato a Treviso nel 1947.

Tra il 1903 e il 1907 Gino frequenta gli ambienti artistici della sua città, intrecciando una fruttuosa amicizia con Arturo Martini, uno dei massimi scultori del suo tempo e un innovatore di prim'ordine nella sfera della scultura novecentesca dell'epoca.

Gino Rossi vive anche a Parigi e nella sua permanenza in quella che all'epoca era la capitale dell'arte mondiale, conosce un altro dei più acclamati scultori italiani, Medardo Rosso. Assieme a Medardo fa la conoscenza di Amedeo Modigliani. Sulle orme di Gauguin si reca anche nell'impervia Bretagna dove esegue schizzi e abbozzi che in seguito sviluppa in Italia.

Dopo essere mandato al fronte durante la grande guerra e fatto prigioniero, il suo equilibrio mentale ne risente molto e in seguito passa più di vent'anni in un manicomio di Treviso, dove esce chiuso in una cassa da morto nel 1947.

La sua è una pittura che ha lasciato il segno, a volte corposa e legata per certi versi ai modelli presenti nella sua amata terra e contemporaneamente di un intelligente respiro internazionale.

Andrea Pagnacco

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