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Il suggestivo mosaico nel campo dell’arte figurativa

Come il solito malandrino torna sul luogo del delitto, anch'io torno su un argomento che a suo tempo è stato il motivo di un articolo sull'Eco che ho scritto con entusiasmo.

Parlo dell'evento molto prezioso di alcuni anni fa e cioè dell'apertura di una mostra sull'eccellente scuola del mosaico che si trova in Friuli e precisamente in quel di Spilimbergo, una cittadina a poca distanza da Pordenone. Di quella prestigiosa scuola è stata allestita una esaustiva variegata esposizione nell'interno degli spazi dell'università di Basilea.

In quell'occasione, e ciò lo ricordo molto bene, ho avuto agio di fruire dei lavori presenti di quest'arte musiva, ossia molti mosaici in se tanto pesanti e delicati allo stesso tempo.

Come mi succede spesso e, aggiungerei, volentieri, lo spunto nel dissertare su un materiale come il mosaico mi è stato suggerito da un incontro all'interno di un appartamento di un mio amico che bazzica da tempo gli ambienti artistici sia a Bergamo, la sua città di provenienza, che qui a Basilea.

Dopo aver sorseggiato un ottimo caffè, notai un sacchetto di plastica trasparente che conteneva tanti minuscoli quadratini di vetro chiamati nel gergo degli addetti ai lavori del mosaico “tessere”. Quel sacchetto alquanto prezioso e splendidamente multicolore era destinato a una artista di Liestal. Tessere che l'amico Ferdinando aveva acquistato e portato da una delle fonti certe dove sono in vendita e cioè da Venezia.

Se ci penso bene, anche un mio dipinto è stato a suo tempo mutato da mani esperte in un riuscito scintillante mosaico, un mosaico di cui, ahimè, possiedo solo la fotografia.

Andrea Pagnacco

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