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Elena… e la sua mamma…

Care lettrici e cari lettori,

Ultimamente, su facebook, qualcuno ha pubblicato una poesia in dialetto siciliano. Io che amo la transposizione dei momenti di vita in versi poetici, mi sono soffermata a leggerla.

Già non è facile comporre una poesia. Farlo in siciliano acquisisce un valore aggiunto. Ma il vero valore di questa poesia che non ripropongo, sta nella capacità di questa persona di aver saputo trasformare un gesto contro natura tra mamma e figlia, un’atrocità condannata dal popolo, un dolore collettivo, in arte, in versi: in una poesia. Ha dato allo sconforto di massa, la bellezza di tanti versi. Il conforto in versi. La metamorfosi dell’arte della parola.

Nella pittura, ricordiamo che Mary Cassatt, una delle più grandi artiste rimaste ahimè nell’ombra, non fu mai madre e che, pertanto, “parla” attraverso i suoi quadri, di un’esperienza che non conobbe direttamente.

Se certamente non fu madre, Cassatt fu, però, figlia; le sue raffigurazioni della maternità possono essere interpretate come traduzione visiva della relazione con sua madre così che, riproposta nella vita adulta, l’antica relazione con la madre rivive come principio di filo rosso. Un legame interpersonale, una diade, che attraversa tutti gli stati emotivi.

La relazione madre/figlia non è, quindi, descritta in termini di semplice continuità biologica ma è presentata sulla base di un’affinità artistica e culturale: la capacità femminile del generare – la dimensione materna - non implica solo il fare figli/e, ma sottintende anche un’idea della creazione simbolica di cui la donna si riappropria.

Creazione e distruzione quindi si appartengono?

Non approfondiremo quest’aspetto. Vorrei regalarvi la bellezza di quadri ai pochi di noi familiari. Questi esprimono l’interiorità, l’intimità con sé, che per una donna, non può stabilirsi, ristabilirsi se non tramite il rapporto madre-figlia, figlia-madre, dato che lei stessa tornerebbe ad impersonare.

L’esperienza della “coppia creatrice originaria”, la coppia madre/figlia, torna così a rivivere: Cassatt dà visibilità e significato a ciò che nell’ordine simbolico dato è, invece, invisibile, relegato a dato esclusivamente biologico.

Organizzato in segno visivo, il dato concreto della relazione madre/figlia restituisce quell‘esistenza simbolica ai rapporti soggettivi tra donne ed esprime il senso autonomo della genealogia femminile come condizione necessaria per la costituzione della nostra soggettività.

Di quella che crea il dolore e lo sgomento collettivo in situazioni estreme.

In ogni quadro: Elena e la sua mamma…

Di Graziella Putrino

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