Il Comitato Cittadino di Winterthur tra servizio, memoria e difesa dei diritti

La Segreteria del Comitato Cittadino di Winterthur ha convocato lunedì 23 giugno le Associazioni e Organizzazioni che da anni sostengono questa importante istituzione italiana, al servizio della comunità del circondario da ben 59 anni. Una realtà ricca di storia e impegno.

Secondo le direttive statutarie, è prevista un’Assemblea Generale ogni due anni, intervallata da un’Assemblea di metà mandato, utile a fare il punto sul lavoro svolto nel primo anno e a tracciare le linee guida per l’anno successivo.

All’appello hanno risposto dieci delle dodici Associazioni e Organizzazioni aderenti; le due assenti si sono scusate per impegni precedentemente assunti.

Durante la seduta, il Presidente Giuseppe Ticchio ha presentato la relazione sull’attività svolta nel primo anno sociale appena concluso. Tra i risultati più significativi figura l’organizzazione del servizio passaporti, realizzato dal Comitato grazie anche alla sensibilità del Console Generale, Ministro Mario Baldi. Sono stati ben 252 i passaporti rilasciati a Winterthur, rispondendo a un’esigenza urgente della comunità locale.

Dopo la scomparsa del caro amico Luigi Fucentese, il Comitato ha continuato a farsi carico delle necessità consolari della comunità. Ottimi e costruttivi si sono rivelati anche i rapporti con l’amministrazione comunale di Winterthur.

Tra le iniziative di rilievo, si segnalano la tradizionale Festa del Bambino e della Famiglia, che si tiene da 55 anni, e diverse serate informative a carattere sociale e culturale. Il Comitato ha inoltre promosso visite al Museum Schaffen, con l’importante mostra sull’emigrazione italiana e di altre etnie, che hanno contribuito allo sviluppo della città.

Un tema particolarmente sentito quest’anno è il ridimensionamento del Centro Parrocchiale Italiano di Winterthur, oggi con un solo parroco a fronte di una comunità di oltre 13.000 connazionali. Una situazione che il Comitato considera inaccettabile e che continuerà a seguire con grande attenzione, auspicando un pronto intervento da parte delle autorità competenti.

Dall’Assemblea è emersa chiaramente la complessità delle problematiche che interessano le comunità italiane all’estero, non solo a Winterthur.

Un altro tema centrale è stato infatti quello della nuova legge sulla cittadinanza, ritenuta da tutti i presenti ingiusta e discriminatoria nei confronti dei discendenti italiani “iure sanguinis”.

La politica italiana, a prescindere da chi la gestisce, sembra seguire sempre lo stesso schema: passare da un estremo all’altro. Un tempo estremamente permissiva, oggi si presenta come eccessivamente restrittiva. Che la normativa avesse bisogno di un aggiornamento era chiaro a tutti, ma ridurre il riconoscimento della cittadinanza da sette generazioni di antenati ai soli genitori e nonni appare una scelta sproporzionata e inaccettabile.

A rendere la situazione ancora più grave è che il Governo ha limitato i diritti di chi possiede la doppia cittadinanza, restringendo drasticamente le possibilità di accesso alla cittadinanza italiana. Una clausola che penalizza intere generazioni di italiani nati e cresciuti all’estero, e che rappresenta una grave ferita al senso di appartenenza e identità nazionale. Una normativa che, secondo molti, nasce da una politica priva di visione e sensibilità verso le comunità italiane nel mondo.

Di fronte a una legge che ci esclude, viene spontaneo chiedersi se chi ci governa sia davvero capace di comprendere il valore delle nostre comunità all’estero. Leggi prive di anima e visione non possono che suscitare amarezza. E non è un caso se, per noi italiani nel mondo, non arriva mai una norma a nostro favore: sono sempre, purtroppo, a nostro svantaggio.

Durante l’Assemblea, è stata accolta con favore la lettera di protesta inviata dal Comites di Zurigo alle autorità competenti, così come la risoluzione plenaria del CGIE, che ha proposto modifiche sostanziali alla legge in discussione, approvate quasi all’unanimità.

Alla luce di tutto ciò, è emersa con forza la necessità di correggere con urgenza le penalizzazioni introdotte dalla nuova normativa, per tutelare i diritti e l’identità degli italiani all’estero.

Giuseppe Ticchio, Presidente del Comitato

 

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