Resilienza e speranza nella lotta contro la malattia – L’autrice riesce a trasformare il dolore e le difficoltà in un racconto empatico e umano, evitando il vittmismo e arricchendo la narrazione con momenti di leggerezza e profondità
Durante le mie lunghe passeggiate mi capitava di incontrare persone che conoscevo e in modo naturale salutavo, ma che puntualmente mi rispondevano: “Scusa, non ti avevo riconosciuta”. “Tranquilla, non mi riconosco neanche io”, replicavo sorridendo, liberandole dall’imbarazzo.” (Anna Lena Polo)
Il memoir è un genere letterario che oggi è molto apprezzato dagli scrittori e, di conseguenza, dall’industria editoriale. A prescindere dalle opinioni che si possano avere sull’autofiction e sull’intensità di finzione che si riconosce a questo “io narrante”, è indiscutibile che in un libro di memorie personali il lettore tende a identificare fortemente l’autore con il narratore, i fatti raccontati con la verità storica.
Questo accade indipendentemente da quanto lo scrittore abbia abilmente costruito il racconto. Il memoir di Anna Lena Polo, in particolare, è ricco di verve narrativa, tanto da sfiorare talvolta la letterarietà, un aspetto che lo distingue nettamente da un qualsiasi libro di autoaiuto o testimonianza di una vicenda con cui ci si possa facilmente identificare. Sebbene sia possibile immedesimarsi nella protagonista e sperare, come spesso accade nella vita, in un lieto fine, ciò che emerge con forza in questo lavoro è il modo in cui l’autrice riesce a mantenere alta la suspense e la tensione narrativa, trasmettendo comunque un messaggio di speranza.
(Livio Romano) Il punto di forza del libro è proprio come l’autrice riesca a raccontare con grazia il terremoto interiore, la frattura familiare e la lotta contro il cancro, senza mai cadere nel vittimismo o nella lamentela. Al contrario, riesce a infondere nel racconto una delicata ironia che ne arricchisce il tono. Anche quando descrive episodi che, se narrati da altri, sembrerebbero insignificanti o ambientati in luoghi anonimi, la sua scrittura riesce a rendere tutto carico di significato.
Tra le sue descrizioni affettuose di pazienti che, pur condividendo lo stesso destino, vivono realtà profondamente diverse, emerge un forte sentimento di solidarietà umana e di affetto universale, che dona calore anche agli spazi più grigi e vuoti. Questa capacità di trasfigurare la quotidianità in un messaggio profondo e umano fa pensare alla celebre riflessione sulla nobiltà della natura umana che affronta con dignità il comune destino, senza mai sottrarsi alla verità, e che sa riconoscere la sofferenza come parte del cammino della vita.
Di Giovanna Coppola



