Nata e cresciuta in Svizzera, con radici familiari in Basilicata, Vincenza Parente-Casaletto rappresenta una nuova generazione di cittadini con una doppia identità vissuta come valore. Professionista nel settore delle risorse umane e attiva nella politica locale nel Canton Svitto, è oggi candidata al Consiglio comunale di Reichenburg.
In questa intervista racconta il suo percorso, il significato delle sue origini e la sua visione di impegno civico tra integrazione, giovani e partecipazione.
Prima di tutto ci racconti qualcosa di lei: è nata in Svizzera o la sua famiglia è arrivata qui dall’Italia?
Sono nata in Svizzera, ma le mie radici familiari sono italiane. Sono cresciuta quindi con due realtà che hanno sempre convissuto dentro di me: la vita quotidiana qui in Svizzera e il forte legame con le origini della mia famiglia.
Da quale regione italiana proviene la sua famiglia?
La mia famiglia proviene dalla Basilicata, una terra a cui siamo sempre rimasti molto legati e che fa parte della nostra identità.
Si sente più italiana, svizzera o entrambe le cose?
Mi sento entrambe le cose. Sono nata e cresciuta in Svizzera, quindi questo Paese è la mia casa. Allo stesso tempo porto dentro di me i valori, la cultura e le tradizioni italiane che ho ricevuto dalla mia famiglia. Per me non è una contraddizione, ma una ricchezza.
Che ruolo ha avuto la cultura italiana nella sua crescita?
Ha avuto un ruolo molto importante. La cultura italiana mi ha trasmesso il senso della famiglia, della solidarietà, del rispetto per le proprie radici e anche quella spontaneità nei rapporti umani che considero un grande valore. È una parte fondamentale di ciò che sono oggi.
La scelta di impegnarsi in politica
Quando è nata l’idea di impegnarsi in politica locale?
L’idea è nata col tempo, osservando da vicino la realtà del mio Comune e maturando la convinzione che, se si vuole davvero cambiare qualcosa, non si può restare a guardare: bisogna impegnarsi in prima persona e partecipare attivamente. Ho sentito il desiderio di dare un contributo concreto e di assumermi questa responsabilità per il bene della comunità.
Perché ha scelto proprio questo partito?
Ho scelto questo partito perché mi ritrovo nei suoi valori e nel suo modo di fare politica: una politica vicina alla gente, concreta, seria e orientata alle soluzioni. Per me è importante lavorare per il bene comune con pragmatismo, ascolto e senso di responsabilità.
Quali sono i temi che le stanno più a cuore per il suo Comune?
Mi stanno particolarmente a cuore la qualità di vita delle famiglie, l’attenzione verso i giovani, una gestione responsabile del Comune e il mantenimento di un dialogo diretto con i cittadini. Credo molto in una politica locale che sappia ascoltare davvero le esigenze delle persone e trasformarle in azioni concrete.
Italiani e integrazione
Secondo lei oggi gli italiani sono ben integrati nella società svizzera?
Sì, penso che oggi gli italiani siano generalmente ben integrati nella società svizzera. Hanno dato e continuano a dare un contributo importante in molti ambiti. Naturalmente l’integrazione non è mai qualcosa di automatico o concluso una volta per tutte: va coltivata ogni giorno, attraverso il rispetto reciproco, la partecipazione e il dialogo.
Gli italiani partecipano abbastanza alla vita politica locale?
Probabilmente si potrebbe fare di più. Molte persone seguono con interesse ciò che succede, ma non sempre fanno il passo verso una partecipazione più attiva. Credo sia importante incoraggiare tutti, e in particolare chi ha una storia familiare migratoria, a sentirsi parte della vita pubblica e a far sentire la propria voce.
La sua candidatura può essere anche un segnale per i giovani di origine italiana?
Spero di sì. Mi farebbe piacere se la mia candidatura fosse vista come un segnale positivo: non bisogna sentirsi “tra due mondi”, ma sapere che si può appartenere a entrambi e trasformare questa doppia appartenenza in una forza. Le proprie origini non sono un limite, ma un valore aggiunto.
I giovani e la politica
Molti giovani si sentono lontani dalla politica: cosa direbbe per convincerli a partecipare?
Direi loro che la politica non è qualcosa di distante o astratto: riguarda la vita di tutti i giorni, il luogo in cui viviamo, i servizi che utilizziamo, le opportunità che abbiamo. Se i giovani non partecipano, qualcun altro decide per loro. Non serve essere esperti per iniziare: basta interessarsi, informarsi e avere voglia di contribuire.
Se sarà eletta, qual è la prima cosa che vorrebbe realizzare nel suo Comune?
Vorrei innanzitutto lavorare per rafforzare il dialogo tra cittadini e istituzioni, perché credo che una buona politica comunale debba partire dall’ascolto. Prima di promettere grandi cose, per me è fondamentale capire bene le priorità reali della popolazione e impegnarmi con serietà per portare risultati concreti.
Che messaggio vorrebbe mandare ai giovani italiani o di origine italiana che vivono in Svizzera?
Vorrei dire loro di essere orgogliosi delle proprie radici e, allo stesso tempo, di sentirsi pienamente parte del Paese in cui vivono. Avere due culture è una ricchezza straordinaria. Non abbiate paura di partecipare, di esprimere le vostre idee e di impegnarvi nella società: la vostra voce conta, e può fare la differenza.

