Vietato parlare svizzero tedesco e poi…

Avevo terminato, la settimana scorsa, con l’esigenza, diventata anche una tesi di laurea, di sentire le persone informate sui fatti ed i testi, in ambito giudiziario, nella loro lingua di tutti i giorni (lo svizzero tedesco) piuttosto che nella lingua ufficiale che è il tedesco.

Il motivo è semplice: tutti quei dettagli, molto utili per le indagini giudiziarie, andrebbero persi se si obbligasse il teste ad esprimersi in una lingua che non è la sua.  Anche in questo contesto ritorniamo al problema di fondo: se non parli quotidianamente una lingua, sia questa una delle lingue ufficiali, sia uno dei tanti dialetti presenti in Svizzera, perdi automaticamente  in ricchezza di vocabolario, in fluidità nella costruzioni delle frasi, ecc….

Quando da giovane ho iniziato a lavorare presso un grande studio legale di Zurigo, avevo a disposizione ben tre segretariati con collaboratrici provenienti da ogni angolo del cantone e con formazione scolastica differente. Ho quindi iniziato a scrivere le prime lettere in tedesco (dire che all’epoca il mio fosse tedesco è un parolone.

Era piuttosto un tedesco “maccheronico”). Davo poi il mio testo a tutti e tre i segretariati per essere corretto e per assumere la parvenza di un testo in tedesco. Beh, spesso e volentieri ottenevo tre correzioni differenti. Questo non tanto nella struttura delle frasi ma bensì nell’utilizzo di verbi, aggettivi, nomi, ecc…. Traduzioni queste che  rispecchiavano l’estrazione sociale e la formazione delle collaboratrici che si erano incaricate del lavoro di correzione.

È quindi evidente, a mio modo di vedere, che più è forte la propensione ad utilizzare il dialetto in ogni e qualsiasi aspetto della vita e più è limitata la capacità di esprimersi, non dico correttamente, ma almeno con una certa ricchezza di vocabolario e di grammatica, in una delle lingue ufficiali. Questa differenza la noto anche qui in Ticino parlando con amici, conoscenti e clienti. Noti subito, quando si parla in italiano, chi per formazione o per abitudine parla solo il dialetto.

Un altro aspetto della differenza tra dialetto e una delle lingue ufficiali, in modo particolare il tedesco, lo noti nei quotidiani dell’area germanofona della nostra Svizzera. Sempre da giovane e al mio primo impiego a Zurigo il direttore dell’azienda per cui lavoravo un giorno mi disse:

Mauro, se vuoi sapere rapidamente cosa è successo nel nostro paese, leggi il Blick. Questo giornale, scritto in un tedesco relativamente semplice ti dice tutto. Se poi vuoi approfondire un argomento passa alla NZZ (Neue Zürcher Zeitung). Vedrai che sono scritti in un tedesco completamente differente. Nel primo caso più popolare mentre nel secondo più letterale. Così ho fatto e non vi nascondo di aver sudato anche le proverbiali “sette camicie” quando, con vocabolario alla mano, volevo capire tutto degli articoli della NZZ.

Quando poi arrivavo al bar con la mia immancabile NZZ sotto il braccio, mi sono sentito molte volte dire: perché leggi quel giornale che è complicato anche per noi??.

Ecco, cari lettori, è forse qui che risiede il problema. La NZZ non è complicata perché utilizza tanti verbi e tante parole. La NZZ è semplicemente un giornale che scrive in tedesco, in buon tedesco, come lo è il Corriere della sera che scrive in italiano, in un buon italiano. 

Il dialetto, e non dobbiamo nasconderci dietro un dito, impoverisce la comunicazione. Questo non significa però che lo dobbiamo accantonare. Io difendo e difenderò sempre il dialetto visto che fa parte della nostra cultura e pertanto lo parlerò sempre quando ne avrò la possibilità.  Il dialetto lo dobbiamo curare coscienti però del fatto che la nostra lingua di riferimento, a dipendenza della regione in cui abitiamo, è l’italiano, il tedesco o il francese e non qualsiasi italiano, tedesco o francese, ma solo quelli “buoni”.

Non possiamo, a mio modo di vedere, giungere agli estremi che hanno dato spunto a queste mie considerazioni, ossia il divieto fatto a dei collaboratori di un’impresa svizzero tedesca di parlare lo svizzero tedesco sul luogo di lavoro perché così facendo non vengono capiti da altri collaboratori che lo svizzero tedesco non lo masticano.

Di Mauro Trentini

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