La partecipazione al voto è bassa sia in Italia che in Svizzera

URNE MEZZE VUOTE O MEZZE PIENE ?

Dopo le recenti elezioni regionali italiani che hanno riguardato le Marche e la Calabria che hanno visto un’affluenza al voto rispettivamente del 50,01% e del 43,20% sono riemerse le critiche, da parte di opinionisti e rappresentanti dei vari partiti, per il sempre più evidente disinteressamento dell’elettorato italiano alla partecipazione al voto, sia che si tratti di elezioni nazionali, regionali o comunali.

Una tendenza al disinteresse per le urne che ha preso il via, prima, con la caduta del muro di Berlino (1989) e, successivamente a ruota, con l’avvento di “mani pulite” (1992) e la fine della Prima Repubblica. I motivi? Forse per la scomparsa dei partiti tradizionali di un tempo e dell’antagonismo tra democristiani e comunisti, ovvero tra amici degli Stati Uniti e russofoni? Probabilmente! Forse per il sistema elettorale che non permette agli elettori di scegliere il candidato da eleggere? Probabilmente! Forse perché tanto, indipendentemente da chi vincerà le elezioni ed andrà poi al governo, non cambierà niente? Probabilmente! Forse perché…….? Boh!

Resta il fatto che ormai, da anni, in Italia la disaffezione a recarsi alle urne aumenta ad ogni successiva chiamata al voto. Tanto che i votanti che in passato superavano l’80% oggi faticano a raggiungere il 50% degli aventi diritto. Una disaffezione alla politica e di riflesso al voto – rispetto al passato – che, a mio avviso, è spiegata soprattutto dal fatto che, sino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, il corpo elettorale italiano era composto da persone che avevano vissuto gli anni del fascismo, la seconda guerra mondiale nonché le tribolazioni economiche dell’immediato dopoguerra insieme ai loro figli – ovvero la generazione dei “baby boomers” nati tra il 1946 ed il 1964 – divenuti poi, a loro volta, elettori.

Decenni, quelli del dopoguerra, in cui milioni di italiani sono anche emigrati all’estero nei Paesi più disparati, alla ricerca di un lavoro introvabile in Italia contribuendo, peraltro, con le loro rimesse in denaro, alla ripresa dell’economia del Paese. Mentre gli italiani rimasti in patria si sono dovuti impegnare sia nei partiti politici che nelle organizzazioni sindacali per ottenere tutta una serie di diritti come, per esempio, lo Statuto dei Lavoratori, la legge sul divorzio, quella sull’aborto e tanti altri diritti ancora che hanno fatto diventare l’Italia uno dei Paesi più moderni e più importanti al mondo.

Dopo di che alle successive generazioni – che hanno goduto e stanno godendo tuttora dei diritti e del benessere ottenuti dai loro nonni e genitori – sicuramente per quelle meno fortunate, non è restato altro che cercare di non perdere quei diritti e di migliorarne altri. Tuttavia senza nutrire grande fiducia negli attuali partiti politici, da qui la disaffezione dalla politica e di conseguenza dalle urne come attestato anche da un recente rapporto pubblicato dall’Istituto italiano di statistica (ISTAT) secondo il quale tra il 2003 e il 2024, vi è stato un calo generalizzato della discussione e della partecipazione politica.

Nel 2003, ad informarsi con regolarità di politica era il 66,7% degli uomini ed il 48,2% delle donne. Nel 2024 questi valori sono calati di 12,6 punti percentuali per gli uomini e di 5,7 punti per le donne. La disaffezione totale per l’informazione e la discussione politica – sempre secondo il rapporto dell’ISTAT – è più diffusa in presenza di titoli di studio più bassi. Mentre non si informa mai di politica l’11,3% dei laureati, una percentuale più che doppia tra i diplomati (24,4%), e quasi quadrupla per quanti hanno al più la licenza media (41,2%).

Degli oltre 15 milioni di cittadini di 14 anni e più che non si informano mai di politica, poco meno dei due terzi (63,0%) sono motivati dal disinteresse, più di un quinto (22,8%) dalla sfiducia nella politica. Ciò ricordato abbiamo, poi, il paradosso che mentre in Italia una percentuale di votanti inferiore al 50% viene vista come un bicchiere mezzo vuoto, in Svizzera – al contrario – una partecipazione simile (49.5%), come quella recente che vi è stata sull’abolizione del valore locativo, è stata vista come un bicchiere mezzo pieno!

Condividi questo articolo su:

Articoli correlati

SEGUICI SUI NOSTRI SOCIAL