Il Decreto-legge n. 36/2025, recentemente approvato dal Governo italiano, ha portato all’attenzione delle comunità italiane all’estero un tema centrale: la modifica del principio del “Iure Sanguinis”, ovvero la trasmissione della cittadinanza italiana per discendenza.
Un argomento di grande rilevanza e attualità, che tocca milioni di persone nel mondo.
Nel seguente intervento, Giuseppe Ticchio – membro eletto del Comites di Zurigo – prende posizione sul provvedimento e propone un’azione collettiva a difesa dei diritti degli italiani all’estero.
Uno schiaffo agli italiani nel mondo
Il 21 maggio 2025 potrebbe essere ricordato come una data storica per tutti gli italiani all’estero. Ma non per motivi di orgoglio o riconoscimento. Potrebbe infatti segnare, tristemente, un duro colpo morale inferto a milioni di connazionali nel mondo – oppure essere ricordata come una clamorosa svista del governo guidato da Giorgia Meloni e della maggioranza di centrodestra che lo sostiene.
Il riferimento è al Decreto-legge n. 36/2025, che introduce in modo improvviso e drastico una modifica alla normativa sulla cittadinanza italiana per discendenza, il cosiddetto Iure Sanguinis.
Che fosse necessaria una revisione, è cosa condivisa. Tuttavia, farlo con questa modalità, senza una visione ponderata e rispettosa della nostra storia e dei diritti acquisiti, è un atto tanto improvvido quanto lesivo della dignità di chi, vivendo fuori dai confini nazionali, ha comunque contribuito a rendere grande l’Italia.
Siamo spesso elogiati – anche in modo enfatico – durante le visite istituzionali nei paesi in cui viviamo. Ma a questi elogi seguono, nei fatti, decisioni che ci colpiscono alle spalle.
Con questo decreto, il Governo ci esclude simbolicamente e concretamente dalla “casa Italia”, compromettendo i legami culturali, affettivi e civili con milioni di discendenti italiani nel mondo.
Un’Italia che si chiude in sé stessa rischia solo di perdere forza, influenza e ricchezza.
Colpisce, in questo contesto, il silenzio dell’On. Simone Billi, Presidente del Comitato Parlamentare per gli Italiani all’Estero, il quale non ha espresso alcuna posizione su questo decreto – né su altri temi che ci riguardano da vicino.
È un’assenza che pesa e che lascia interdetti.
Che fare, allora? Tre proposte concrete:
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Mobilitazione istituzionale – In qualità di membro eletto del Comites di Zurigo, invito la presidenza e tutti i colleghi consiglieri a redigere una nota di protesta indirizzata alla Presidenza del Consiglio, chiedendo un immediato ripensamento sul provvedimento. Auspico che anche gli altri Comites nel mondo si uniscano a questa iniziativa.
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Appello al Quirinale – Chiediamo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di non promulgare una legge così penalizzante per milioni di italiani e discendenti all’estero.
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Strada referendaria – Se le precedenti vie non porteranno risultati, si valuti l’avvio di un referendum abrogativo, coinvolgendo le comunità e le associazioni italiane nel mondo.
Il Decreto-legge 36/2025 va fermato. Una revisione della normativa sulla cittadinanza è possibile, ma dev’essere frutto di confronto, buonsenso e lungimiranza. Non si può agire in fretta e con superficialità. Come recita un vecchio detto: “La gatta, per fare i figli in fretta, li fece ciechi”. Questo decreto rischia di essere uno di quei casi.

