Moto Ape gialla parcheggiata in una strada italiana, simbolo del celebre motocarro a tre ruote protagonista della curiosa vicenda del turista svizzero fermato in autostrada in Liguria.

Un’Ape in autostrada sorprende la Liguria

Ci sono viaggi che profumano di libertà, di estate italiana, di strade secondarie immerse negli ulivi e di soste improvvisate davanti a un bar di paese. E poi ci sono viaggi che finiscono direttamente in autostrada… con una moto Ape.

Secondo quanto riportato da TicinoNews è accaduto davvero. Un turista svizzero, di ritorno dal Sud Italia verso la Svizzera, è stato fermato dalla Polizia stradale mentre percorreva l’autostrada in Liguria a bordo del celebre motocarro Ape. Gli agenti lo hanno intercettato tra auto e camion e accompagnato alla prima uscita utile, dove è arrivata inevitabilmente anche la multa. Secondo il suo racconto, tutta colpa del navigatore.

Ora, bisogna dirlo: l’Ape è un simbolo dell’Italia più autentica. È poesia a tre ruote. È il mezzo con cui si trasportano cassette di pomodori, damigiane di vino, sedie di plastica, qualche gallina e, nei paesi più creativi, persino l’intera banda musicale durante la festa patronale.

Ma l’autostrada è un’altra cosa.

Immaginate la scena: Tir lanciati verso Genova, SUV tedeschi con cruise control inserito, motociclisti in tuta aerodinamica… e in mezzo un’Ape che procede eroicamente come se stesse andando al mercato del mercoledì. Più che un’infrazione stradale, quasi una performance artistica.

La spiegazione del turista – “me l’ha detto il navigatore” – merita però una certa comprensione. Perché oggi obbediamo ai navigatori con una fede quasi religiosa. Se domani Google Maps suggerisse di attraversare il Lago Maggiore in pedalò, probabilmente qualcuno chiederebbe soltanto dove acquistare i giubbotti di salvataggio.

Il vero problema è che la tecnologia conosce le strade, ma non sempre il buon senso. L’Ape, infatti, non è fatta per le corsie di sorpasso. È fatta per le piazze, per i vicoli stretti, per le colline italiane percorse lentamente, magari con il gomito fuori dal finestrino e una radio che trasmette vecchie canzoni di Celentano.

In fondo questa storia racconta anche qualcosa del nostro tempo: la velocità domina tutto. Auto sempre più potenti, ritmi sempre più frenetici, viaggi sempre più rapidi. E poi compare lui, il piccolo Ape, che ricorda a tutti che si può ancora andare piano. Molto piano. Forse troppo piano per l’autostrada, certo, ma abbastanza da strappare un sorriso.

La multa era inevitabile. Ma ammettiamolo: in un mondo pieno di auto anonime e silenziose, l’idea di attraversare l’Italia su un’Ape conserva ancora qualcosa di romanticamente folle.

Basta magari evitare la corsia d’emergenza dell’A12.

Maria Bernasconi


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