Partecipanti all’iniziativa Turismo delle Radici del COMITES di Basilea durante una serata dedicata alla Sardegna, tra cultura, memoria e convivialità.

Turismo delle radici: la Sardegna come ritorno dell’anima

Ci sono viaggi che non iniziano in un aeroporto, ma molto prima: in una fotografia ingiallita, in un accento ascoltato da bambini, nel profumo di un piatto cucinato la domenica, nei racconti di chi partì con una valigia piena di poco e il cuore colmo di nostalgia. Il Turismo delle Radici rappresenta molto più di un viaggio: è un percorso di riscoperta dell’identità, della memoria e dei legami che uniscono gli italiani all’estero ai territori d’origine. 

È da questa idea delicata e potente che nasce il progetto dedicato al “Turismo delle Radici”, promosso dal COMITES di Basilea nell’ambito del programma ITALEA del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Un’iniziativa che non invita semplicemente a viaggiare, ma a ritrovare un filo invisibile tra passato e presente.

ITALEA: quando le radici continuano a vivere

ITALEA è il programma ufficiale pensato per accompagnare gli italiani all’estero e gli italodiscendenti alla scoperta dei luoghi da cui partirono i loro avi. Non si tratta soltanto di visitare un borgo o una regione, ma di entrare in relazione con una storia familiare, con tradizioni custodite nel tempo, con paesaggi che continuano a parlare anche a chi è nato lontano.

Il nome stesso richiama la “talea”, quel frammento di pianta che, una volta ripiantato, genera nuove radici. Una metafora che racconta bene l’emigrazione italiana: uomini e donne partiti verso il mondo, capaci di costruire altrove nuove vite senza spezzare il legame con la terra d’origine.

In questo senso il turismo delle radici non assomiglia al turismo tradizionale. Non propone mete da consumare velocemente, ma incontri da vivere. Non vende cartoline, ma emozioni, memoria, identità.

Basilea e quella nostalgia che attraversa le generazioni

A Basilea, città che da decenni accoglie una vasta comunità italiana, il progetto assume un significato particolare. Qui convivono storie diverse: quelle degli emigrati arrivati negli anni del boom economico e quelle dei figli e dei nipoti cresciuti tra due culture, spesso sospesi tra la Svizzera in cui vivono e l’Italia che continua ad abitare nei racconti di famiglia.

Per molti emigrati il paese lasciato resta una presenza costante: un luogo che cambia con il tempo ma che continua a vivere nella memoria. Per le nuove generazioni, invece, le radici diventano spesso una domanda: chi erano davvero i nostri nonni? Da quale paese provenivano? Quale storia custodisce il nostro cognome?

Il progetto del COMITES di Basilea nasce proprio per dare forma a queste domande, trasformando la nostalgia in occasione di conoscenza e di incontro.

La Sardegna: terra di memoria e longevità

La prima tappa di questo percorso conduce in Sardegna, isola antica e magnetica, terra di partenze e ritorni, di paesaggi austeri e comunità profondamente legate alle proprie tradizioni.

Il progetto è stato presentato ufficialmente durante una conferenza dal titolo “Turismo delle Radici – Un viaggio in Sardegna tra memoria, legami, identità e longevità”, organizzata presso la sede del COMITES di Basilea. Tra gli ospiti figuravano il professor Giovanni Mario Pes, studioso della longevità sarda, il direttore artistico Andrea Corriga e il presidente del COMITES Alessandro Luciani.

La presenza del professor Pes ha dato all’iniziativa una dimensione ancora più profonda. I suoi studi sulla cosiddetta “Blue Zone” sarda — quell’area dell’Ogliastra e della Barbagia dove si registra una straordinaria concentrazione di centenari — hanno reso la Sardegna un simbolo internazionale di qualità della vita, relazioni autentiche e armonia con il territorio.

Ma qui la longevità non viene raccontata come semplice curiosità scientifica. Diventa piuttosto una riflessione sul modo di vivere: sul valore del tempo, della convivialità, dei legami umani, della lentezza. Tornare alle radici significa anche questo: interrogarsi su ciò che conta davvero.

La cucina come custode della memoria

Dopo la conferenza, la serata è proseguita al Ristorante Pizzeria Margherita, nel cuore di Basilea, con un percorso gastronomico dedicato ai sapori della Sardegna.

Per chi ha vissuto l’emigrazione, il cibo non è mai soltanto cibo. È memoria concreta. È il sapore delle feste, delle mani delle nonne, dei pacchi spediti da casa, delle domeniche lontane dall’Italia ma ancora abitate dai profumi dell’infanzia.

Ed è stato particolarmente significativo che il ristorante coinvolto non fosse sardo. Proprio questa distanza iniziale ha dato valore all’esperienza: non una semplice riproduzione folkloristica, ma un autentico gesto di ascolto e di rispetto verso una cultura.

Ogni piatto servito è diventato così una piccola narrazione. Un modo per attraversare confini geografici e affettivi senza bisogno di parole.

I papassinos e il sapore del ritorno

Tra i simboli più intensi della serata vi erano i papassinos, dolci tradizionali sardi legati alle festività autunnali e alla memoria dei defunti.

Per molti emigrati sardi questi biscotti evocano immediatamente ricordi lontani: cucine illuminate, tavole familiari, mani che impastano lentamente. Dentro quei sapori sopravvive una parte della propria storia.

Servire i papassinos a Basilea, in una serata dedicata alle radici, ha assunto così un significato quasi poetico. Come se attraverso quel dolce si fosse aperta una porta invisibile tra passato e presente, tra chi è partito e chi continua a custodire la memoria.

Le parole di Grazia Deledda

A dare ulteriore profondità all’incontro è stata una frase attribuita a Grazia Deledda, richiamata dal presidente Alessandro Luciani:

«In su mare est s’acqua chiara, in su corona est su pensamento».

Parole che sembrano racchiudere l’anima stessa della Sardegna: il mare, il pensiero, la memoria. Per chi vive lontano dalla propria terra, diventano quasi una bussola interiore.

Perché la casa, in fondo, non è soltanto un luogo fisico. È ciò che continua a vivere dentro di noi, anche quando il tempo e la distanza sembrano aver cambiato tutto.

Un progetto che guarda al futuro

Il COMITES di Basilea auspica che questa iniziativa possa diventare un modello replicabile, coinvolgendo altre associazioni, realtà culturali e ristoratori italiani del territorio.

L’obiettivo non è organizzare semplici eventi, ma costruire relazioni durature tra comunità italiane all’estero e territori d’origine. Creare ponti, non soltanto occasioni.

Il percorso culminerà con un viaggio in Sardegna previsto dal 25 al 27 settembre 2026. Non un pacchetto turistico tradizionale, ma un’esperienza pensata per incontrare borghi, persone, storie e tradizioni.

Perché ritrovare le proprie radici non significa rifugiarsi nella nostalgia. Significa comprendere da dove veniamo per guardare con maggiore consapevolezza al presente.

Ed è forse proprio questo il senso più autentico del turismo delle radici: scoprire che certe distanze non separano davvero. Rimangono semplicemente in attesa di essere attraversate ancora una volta.

Maria Bernasconi


Altre storie dedicate agli italiani nel mondo e alla vita della comunità italiana in Svizzera sono disponibili nella rubrica Comunità italiana.

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