Torsten Goods è una delle sorprese più apprezzate dell’edizione 2026. Il cantante e chitarrista tedesco ha conquistato il pubblico con un concerto intenso, elegante e ricco di emozioni.
Quest’anno l’Ascona Jazz Festival 2026 si apre con un’assenza che non passa inosservata: nel cartellone non figura alcun artista italiano. Né sul palco principale né su quello secondario. Il tricolore, questa volta, è completamente assente. Una scelta di programmazione che ha sorpreso molti appassionati, abituati a vedere musicisti italiani condividere il palco con i grandi nomi – affermati o emergenti – della scena jazz internazionale.
Ma le assenze, a volte, creano spazio per le riscoperte. E la scoperta di questa edizione dell’Ascona Jazz Festival si chiama Torsten Goods.
Alcuni lo conoscono dalla scena tedesca. Altri per averlo ascoltato, in prima serata, in una delle passate edizioni del Montreux Jazz Festival.
Cantante e chitarrista tedesco, classe 1979, ha una voce profonda, calda, di velluto. Il suo stile mescola jazz raffinato, soul classico e R&B contemporaneo, quello che domina le radio dagli anni Duemila in poi.
Non forza. Non urla. Avvolge. Coinvolge. Travolge. Una cifra stilistica perfetta per l’atmosfera di Ascona e per il Lago Maggiore, che fa da sfondo ai concerti.
Torsten Goods non è un nome nuovo nel circuito internazionale. Vanta collaborazioni importanti, tra cui quella con gli Incognito, la leggendaria band inglese dell’acid jazz passata più volte dal Montreux Jazz Festival. Quando Jean-Paul «Bluey» Maunick ti chiama in studio o sul palco significa che hai qualcosa da dire. E Torsten Goods ha dimostrato di averlo. Eccome.
Sul palco dell’Ascona Jazz Festival 2026, Torsten Goods si presenta con una band compatta e affiatata. La formazione è quella classica: chitarra, basso, batteria e tastiere. Musicisti che sanno leggere il silenzio tanto quanto le note, abituati a dialogare tra loro più che a limitarsi ad accompagnare.
Il pubblico di Ascona ha risposto subito. Tra i brani del concerto che stanno conquistando maggiormente gli spettatori c’è So Deep: un groove avvolgente che fonde soul e funk con una linea di basso ipnotica e quella che molti hanno già definito «l’inno al cuore infranto». Una ballata intensa, nella quale la voce di Torsten Goods scava con estrema delicatezza e sensualità, arrivando dritta alle emozioni. Senza fronzoli. Pure emotions. Emozioni autentiche.
Quest’anno all’Ascona Jazz Festival non c’è alcun artista italiano in cartellone. Fa un certo effetto, certo. Ma il festival dimostra che il jazz non ha passaporto. E non deve averne. Torsten Goods lo ha dimostrato con la sua performance di lunedì scorso, giorno di San Pietro. Una giornata di festa per il Ticino, accompagnata da una serata piacevolmente mite, con un venticello rinfrescante che ha reso ancora più suggestiva l’atmosfera sul lungolago.
Un connubio perfetto con la musica di Torsten Goods, che ci ha ricordato una cosa essenziale: quando la musica è autentica, la bandiera, in contesti come questi, conta davvero poco.
Tra standard rivisitati con rispetto e composizioni originali che profumano di notte e di confidenze, Torsten Goods ha colmato il vuoto lasciato dall’assenza italiana con una classe internazionale di altissimo livello. Se questa è la direzione dell’Ascona Jazz Festival 2026, allora l’asticella è stata alzata. E ad alzarla, con talento e personalità, è stato un artista tedesco dall’anima soul, cresciuto alla scuola dei grandi del Montreux Jazz Festival e capace di trasformare quegli insegnamenti in uno stile tutto suo.
Graziella Putrino
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