Commemorazione del cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli del 1976

Il Friuli ringrazia e non dimentica: la memoria dell’Orcolat a cinquant’anni dal terremoto

Il terremoto Friuli 1976 rappresenta ancora oggi una delle pagine più dolorose della storia italiana del dopoguerra. A cinquant’anni dalla tragedia che devastò decine di comuni e causò quasi mille vittime, il Friuli ha voluto ricordare quel drammatico evento con una serie di commemorazioni dedicate alla memoria, alla solidarietà e alla straordinaria rinascita della regione.

Alle celebrazioni hanno partecipato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e numerose autorità civili e militari. Tra gli eventi in programma anche un concerto di Andrea Bocelli, inserito nel calendario delle manifestazioni dedicate all’anniversario.

Ma al di là delle cerimonie ufficiali, ciò che continua a vivere nel cuore dei friulani è soprattutto il ricordo di quella notte che cambiò per sempre il destino della regione.

Il ricordo di chi c’era

Tra coloro che hanno voluto essere presenti alle commemorazioni c’è anche un emigrato friulano originario di Buja, uno dei comuni più colpiti dal sisma e che pagò un tributo altissimo con 48 vittime.

In Friuli il terremoto viene spesso chiamato “Orcolat”, termine che richiama l’Orco delle antiche leggende popolari, simbolo di una forza distruttrice capace di seminare morte e devastazione.

Durante le commemorazioni a Buja sono stati proiettati filmati e fotografie dell’epoca. Immagini che hanno riportato alla memoria il dolore di quei giorni: case distrutte, famiglie sotto le macerie, paesi cancellati e una popolazione chiamata a ricominciare quasi da zero.

La commozione era evidente sui volti dei presenti. Molti hanno rivisto parenti e amici che non ci sono più, altri hanno riconosciuto se stessi nelle immagini di allora, impegnati a salvare quel poco che era rimasto.

Buja devastata dal terremoto del Friuli del 1976

Dalla tragedia alla rinascita

Oggi sui muri del Friuli compare la scritta “Il Friûl al ringrazie e nol dismentee”, il Friuli ringrazia e non dimentica.

Subito dopo il terremoto, invece, apparve un altro slogan destinato a entrare nella storia: “Di bessoi”, ovvero “faremo da soli”.

Parole nate dalla rabbia e dalla disperazione, ma anche dalla straordinaria volontà di reagire. Una determinazione che, unita agli aiuti provenienti dall’Italia e dal mondo intero, consentì una ricostruzione che ancora oggi viene indicata come modello.

Fondamentale fu anche il contributo degli emigrati friulani sparsi nei cinque continenti, che si mobilitarono per sostenere le comunità colpite.

Tra le figure ricordate con maggiore riconoscenza vi è quella di Giuseppe Zamberletti, Commissario straordinario per la ricostruzione e successivamente fondatore della Protezione Civile italiana. Il suo operato viene ancora oggi considerato uno degli elementi decisivi del successo della rinascita friulana.

Un canadese morto per aiutare il Friuli

Tra le commemorazioni più toccanti vi è stata quella svoltasi ad Avasinis, piccolo borgo affacciato sul Tagliamento.

Qui, durante le operazioni di soccorso del 1976, perse la vita il capitano dell’aeronautica canadese Ronald George McBride, il cui elicottero precipitò mentre era impegnato ad aiutare la popolazione colpita dal terremoto.

Il 16 maggio scorso autorità civili e militari hanno deposto una corona al cippo che ne ricorda il sacrificio. Un gesto semplice ma carico di significato, che testimonia come il Friuli continui a custodire la memoria di chi arrivò da lontano per tendere una mano alla sua gente.

Alla cerimonia era presente anche Julian Fantino, nato a Vendoglio ed emigrato in Canada da bambino, dove avrebbe poi raggiunto i più alti livelli delle istituzioni federali. La sua partecipazione ha rappresentato idealmente il legame tra il Friuli e le sue comunità all’estero.

Non dimenticare gli emigrati

Il messaggio che emerge da questo cinquantesimo anniversario è chiaro: ricordare non significa soltanto onorare le vittime e celebrare la ricostruzione.

Significa anche riconoscere il contributo di migliaia di friulani emigrati nel mondo, che in quei momenti difficili non fecero mancare il proprio sostegno materiale e morale alla terra d’origine.

Per molti di loro il terremoto del 1976 rimane una ferita ancora aperta, ma anche il simbolo di una straordinaria capacità di rinascere.

Perché il Friuli, come recita la scritta comparsa sui muri della regione, ringrazia e non dimentica. E non dovrebbe dimenticare nemmeno i suoi figli sparsi nel mondo, che continuano a sentirsi parte della stessa grande comunità.

Testimonianza e riflessioni raccolte da Danilo Vezzio, emigrato friulano residente a Lione.


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