Da Napoli a Berlino per aiutare la famiglia
Sono nata a Napoli nel 1958, in una famiglia di immigrati italiani. Mi chiamo Teresa. I miei genitori, entrambi originari di un paesino della Calabria, si erano trasferiti lì dove mio padre aveva trovato lavoro. Ho un fratello maggiore, Luca, che ha due anni più di me.
Vivevamo in una piccola casa in un quartiere popolare. La vita non era facile. Mio padre, nonostante facesse molte ore di lavoro, guadagnava poco e i sacrifici da fare erano davvero tanti. Mia madre “amministrava” i soldi e, risparmiando su tutto, cercava disperatamente di far quadrare i conti. Non abbiamo mai avuto la possibilità di uscire una sera per andare a mangiare una pizza. Una sera, un parente che era venuto in vacanza (viveva in Germania) ci invitò al ristorante. Ricordo ancora quella serata: l’ho vissuta come una grande festa.
Io andavo a scuola e al mio ritorno a casa aiutavo la mamma nelle faccende domestiche. A scuola mi impegnavo molto e sognavo di diventare maestra. La mia, nonostante tutto, era una famiglia molto unita. Ci volevamo molto bene. Io adoravo mio fratello e lui era molto protettivo nei miei confronti.
Nel 1970 mio padre perde il lavoro e decide di emigrare in Germania in cerca di un lavoro stabile e di un futuro migliore per la famiglia. Papà ha trovato lavoro come operaio edile. Dalla Germania, ogni mese, papà mandava del denaro per noi e le cose andavano meglio.
Dopo un anno, anche mia mamma partì per la Germania per raggiungere il marito visto che lui le aveva trovato lavoro come sarta in una fabbrica. Mio fratello e io rimanemmo in Italia, dai nonni materni. Ero, e sono, molto legata a mio fratello Luca. Eravamo amici e confidenti. Luca è sempre stato un punto di riferimento per me. Mi ha dato sostegno e incoraggiamento, soprattutto nei momenti difficili.
La nostalgia per la lontananza dai miei genitori era grande. Non vedevo l’ora di abbracciarli. Loro venivano a trovarci nel periodo di Natale e d’estate. Due anni dopo, i miei genitori decidono di ritornare in Italia. Il fratello di mio padre aveva aperto un’impresa edile e aveva proposto a mio padre di andare a lavorare con lui.
Fu una felicità immensa per tutta la famiglia che, finalmente, poteva riunirsi. Ma la felicità durò poco. L’anno dopo mio padre ebbe un incidente mentre lavorava e rimase paralizzato. A quel punto la famiglia si è trovata in una situazione di grave difficoltà. Ho capito che dovevo fare qualcosa per aiutare i miei. Ho fatto il giro di tutto coloro che avevano parenti emigrati. Ho fatto sapere a tutti che ero disposta ad emigrare.
Una mattina, ricevo una visita da una mia amica, che mi propone di partire per la Germania. La mia amica aveva un fratello che viveva a Berlino e che stava cercando una donna per aiutarlo nella sua attività di parrucchiere. A quel punto cominciano i dubbi. Non volevo lasciare la mia famiglia e la mia terra, i miei amici, i miei studi, ma sapevo che in Germania ci sarebbero state più opportunità di lavoro. Alla fine, decido di partire.
Era una mattina di primavera, soleggiata e tiepida, quando mi imbarcai su un aereo diretto a Berlino. Il viaggio è stato breve e veloce. Sono arrivata a Berlino dopo poche ore. L’amico di Anna mi ha accolto con calore. Mi ha trovato anche una camera presso una famiglia. Ho iniziato a lavorare nel salone di Ettore e mi sono impegnata per essere realmente d’aiuto.
Qualche tempo dopo, Ettore, mi ha detto che era contento di me e che avevo imparato molto. Nel frattempo avevo anche imparato un po’ di tedesco e mi stavo integrando bene nella nuova società. Grazie al mio lavoro potevo essere d’aiuto ai miei. Ho fatto amicizia anche con altre donne italiane e ho iniziato a partecipare alla vita della comunità italiana.
Nel 1980 ho conosciuto Francesco in casa di amici ed è stato il classico colpo di fulmine. Ci siamo sposati l’anno dopo. Abbiamo avuto due figli, un maschio e una femmina. Abbiamo continuato ad aiutare i miei genitori che, grazie a noi, sono riusciti ad andare avanti. Entrambi abbiamo lavorato duramente, ma nonostante i sacrifici e le rinunce che abbiamo dovuto fare, la nostra è stata una vita piena di amore e di soddisfazioni.
Adesso siamo pensionati e abbiamo più tempo per goderci i nostri nipoti che vengono a trovarci spesso e ci riempiono di gioia. Mio fratello è rimasto in Italia con la sua famiglia ed ha continuato a lavorare con nostro zio. In seguito ha rilevato la sua impresa e, nonostante non “navighi nell’oro”, fa una vita dignitosa. Ci vediamo un paio di volte all’anno e molto spesso tramite whatsapp.
A cura della Redazione



