Alcuni importanti reperti archeologici di origine italiana, conservati finora in Svizzera, tornano finalmente nel loro Paese d’origine. Ieri mattina, a Berna, la direttrice dell’Ufficio federale della cultura, Carine Bachmann, ha consegnato ufficialmente all’Ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, una serie di beni culturali sottratti illegalmente al patrimonio italiano.
Tra gli oggetti restituiti figurano monete antiche in rame, argento e oro databili tra il II secolo d.C. e l’epoca bizantina, un affresco romano, una statua bronzea raffigurante Ercole, un piatto etrusco decorato e una rara situla in bronzo risalente a circa 2400 anni fa. Quest’ultima, utilizzata come contenitore funerario, è considerata uno degli esemplari più significativi del gruppo.
Alcuni dei reperti erano stati confiscati nel corso di indagini penali condotte in diversi Cantoni svizzeri – tra cui Ticino, Zurigo, Ginevra e Basilea – perché importati illegalmente o coinvolti in traffici illeciti d’arte. Altri erano in possesso di privati cittadini, che hanno scelto spontaneamente di restituirli all’Italia. In questi casi, l’Ufficio federale della cultura ha svolto un ruolo di mediazione.
La restituzione è avvenuta nel quadro della legge svizzera sul trasferimento internazionale dei beni culturali, in vigore dal 2003, che attua la Convenzione UNESCO del 1970. Un accordo bilaterale firmato nel 2008 tra Italia e Svizzera ha ulteriormente rafforzato la cooperazione in questo ambito.
«Il traffico illecito di beni culturali priva i Paesi della loro storia e spesso causa danni irreparabili», ha ricordato Bachmann durante la cerimonia. «Questa restituzione è un segno concreto dell’impegno comune per la tutela del patrimonio culturale».
L’Italia è da anni in prima linea nella lotta contro gli scavi clandestini e il commercio illegale di opere d’arte. Il rimpatrio odierno conferma la volontà condivisa di proteggere le radici storiche e culturali da cui provengono questi oggetti.

