Superbonus a rischio

Se il decreto non basta bisogna eliminarlo

La proposta di interrompere immediatamente il superbonus è stata avanzata da Bankitalia attraverso una memoria depositata presso la commissione Finanze del Senato. Questa proposta è stata sollevata durante l’esame della legge di conversione del Decreto Legge n. 39/2024, che ha praticamente bloccato la cessione del credito e lo sconto in fattura alla fine di marzo.

Secondo Bankitalia, quest’ultimo decreto rappresenta un passo necessario per ridurre l’incertezza sui costi del superbonus. Bankitalia ha sottolineato che l’esperienza del decreto legge n. 11 dello scorso anno sembra suggerire che eventuali allentamenti rispetto al testo originale potrebbero comprometterne l’efficacia. Pertanto, si propone di non concedere deroghe, come è stato fatto un anno fa con il precedente decreto sulle cessioni.

Se, nonostante le nuove restrizioni, l’accumulo dei crediti non dovesse essere frenato, l’unica opzione rimasta sarebbe l’eliminazione del superbonus prima della sua naturale scadenza alla fine del prossimo anno, come avvertito nella memoria.

Per il futuro, è necessario adottare una nuova strategia. I crediti d’imposta, che possono avere un impatto significativo e presentare caratteristiche innovative, dovrebbero essere soggetti a limiti di spesa sia complessivi (come quelli definiti dal Decreto Legge 39 per le zone terremotate) sia per ogni beneficiario. Le aliquote non dovrebbero mai avvicinarsi al 100%, e sarebbe opportuno predisporre, fin dalla fase di progettazione delle misure, una base informativa esaustiva e un efficace sistema di monitoraggio dei costi in tempo reale. Inoltre, i risultati del monitoraggio dovrebbero essere resi pubblici con chiarezza e tempestività.

L’elevato costo del Superbonus rispetto alle stime iniziali è attribuibile anche a significativi limiti nel design dell’intervento. Valutare preventivamente i costi è risultato particolarmente complesso, sia per la natura automatica del beneficio sia per le sfide nel prevedere come la cedibilità avrebbe interagito con l’ampia aliquota di agevolazione. Inoltre, il livello eccezionale di quest’ultima, superiore al 100%, ha annullato l’incentivo del contribuente a contenere i costi dell’investimento.

Una volta superato il superbonus, rimarrà comunque l’esigenza per l’Italia di sviluppare un sistema di incentivi per migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni. Secondo Bankitalia, una politica efficace in questo settore dovrà essere supportata da una base di dati ampia e affidabile. Attualmente manca un quadro accurato delle condizioni di efficienza energetica degli immobili italiani e della loro esposizione al rischio idrogeologico.

Intanto, in Commissione Finanze del Senato sono stati presentati 355 emendamenti al Decreto Legge sul Superbonus. Due proposte di modifica stanno attirando l’attenzione della maggioranza a Palazzo Madama e potrebbero essere adottate. Da un lato, c’è la proposta di includere i Comuni nei controlli anti­frode riguardanti i bonus edilizi, con la possibilità che il 30% delle somme recuperate vada agli enti locali.

Questa proposta è stata avanzata, tra gli altri, dal presidente della commissione Finanze, Massimo Garavaglia della Lega. Dall’altro lato, c’è il dibattito sul cosiddetto “spalma­crediti”, che consentirebbe di utilizzare i crediti d’imposta generati dagli incentivi edilizi in dieci anni anziché in quattro. Questa proposta proviene dalle file di Forza Italia. Il relatore del provvedimento al Senato, Giorgio Salvitti, dirigente nazionale di FdI, ha riportato che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si è mostrato aperto alle iniziative parlamentari di modifica.

Di Leonardo Nastasi

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