Edifici distrutti nella Striscia di Gaza, vista delle rovine urbane dopo bombardamenti

Stranezze italiche

Quanto combinato nella Striscia di Gaza in Palestina dal governo Netanyahu in questi ultimi due anni — come risposta alle atrocità, commesse da Hamas il 7 ottobre 2023, contro giovani inermi che stavano ballando e gli abitanti di un kibbutz a ridosso del confine con la Striscia di Gaza — non saprei se sia corretto definirlo un “genocidio”, come quello commesso dai nazisti tedeschi nei confronti degli ebrei nel corso dell’ultima guerra mondiale, ma è stato sicuramente il più grande massacro di ebrei compiuto dopo la Shoah.

Tuttavia una cosa è certa: la risposta israeliana a quell’azione criminale di Hamas è stata ancor più terribile delle rappresaglie compiute dai nazifascisti in reazione alle azioni partigiane italiane sul finire della Seconda Guerra mondiale. Come quella avvenuta dopo l’attacco partigiano di via Rasella a Roma, dove vennero uccisi 33 soldati tedeschi ed a seguito del quale il capo della Gestapo a Roma, con la complicità del questore fascista, ordinò di uccidere alle Fosse Ardeatine dieci uomini per ogni soldato ucciso, in totale 335 persone.

Infatti la reazione israeliana nei confronti dell’eccidio di Hamas è stata ben più terrificante di quella delle Fosse Ardeatine, non fosse altro che per il rapporto numerico delle vittime. Il confronto con il “10 a 1” delle Fosse Ardeatine diventa tragicamente più grave nella Striscia di Gaza, dove l’esercito israeliano ha ucciso oltre 65.000 persone — tra cui migliaia di donne e bambini — affamando l’intera popolazione di quel territorio e provocando un’incredibile distruzione materiale, costringendo oltre un milione di palestinesi a spostarsi continuamente.

Ricordo tutto questo per giustificare le proteste pro-Palestina tenutesi in Italia e altrove, anche se inspiegabilmente con grande ritardo, visto che la distruzione della Striscia di Gaza, le perdite umane e l’affamamento della sua popolazione, da parte israeliana, duravano già da due anni.

Non si può non notare che le molteplici e ripetitive iniziative di protesta, più o meno spontanee, indette recentemente nelle università e nelle piazze italiane, abbiano ignorato la strage di ebrei compiuta da Hamas il 7 ottobre 2023, nonché i prigionieri ebrei tenuti nei sotterranei della Striscia, liberati solo ultimamente dopo la tregua spacciata come “pace” dal presidente degli Stati Uniti.

È inoltre inspiegabile che in Italia non si sia mai protestato contro Putin e la Russia per le ricorrenti prepotenze belliche in alcuni Paesi caucasici, né per la perdurante aggressione all’Ucraina, che da oltre tre anni causa centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi e la distruzione di abitazioni, scuole e ospedali, con costi economici enormi anche per i Paesi occidentali impegnati nell’aiuto.

Le proteste Pro- Pal dimenticandosi dell’Italia

Infine, la colpevole disattenzione dei protestatari italiani verso le problematiche interne — salari e pensioni insufficienti, fuga di giovani e cervelli, inarrestabile decremento demografico, sanità, sicurezza, fisco — rende necessaria una riflessione sul presente.

Una situazione che, perlomeno al sottoscritto, fa rimpiangere gli anni della Prima Repubblica, quando in Italia c’erano partiti politici strutturati e la Triplice sindacale — con leader come Giorgio Benvenuto (UIL), Pierre Carniti (CISL) e Luciano Lama (CGIL) — sempre pronta a difendere i diritti dei cittadini. Gran bei tempi, sia per il mondo del lavoro che per i pensionati, ovvero per l’Italia tutta.

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