Sicurezza dei ciclisti in Svizzera: distanza di 1,5 metri durante il sorpasso

Quando un sorpasso diventa una questione di sicurezza urbana

La sicurezza dei ciclisti in Svizzera torna al centro dell’attenzione dopo una nuova indagine dell’ATA Associazione traffico e ambiente sulle distanze mantenute dagli automobilisti durante i sorpassi. I risultati sollevano interrogativi sulla convivenza tra biciclette e traffico motorizzato e sulla necessità di regole e infrastrutture capaci di proteggere chi si muove sulle due ruote.


VISTO DALLA PARTE DI CHI GIRA IN BICI

Chi pedala nelle città svizzere conosce bene quella sensazione: il rumore di un motore alle spalle, l’auto che si avvicina, il sorpasso che passa troppo vicino. È un attimo, ma basta per far salire la tensione. Non è un’impressione soggettiva: lo conferma una nuova indagine dell’associazione svizzera traffico e ambiente ATA – che ha analizzato migliaia di sorpassi sulle principali piste ciclabili di sette città svizzere.

Lo studio, realizzato insieme alla Ostschweizer Fachhochschule OST, ha monitorato oltre 1500 chilometri con una bicicletta dotata di sensori a ultrasuoni. Il risultato è netto: otto sorpassi su dieci avvengono con meno di 1,5 metri di distanza, e in più di un terzo dei casi lo spazio scende sotto il metro. Per chi è in sella significa essere sfiorato da auto e camion che non lasciano margine di sicurezza, né tempo per reagire a una buca, a una porta che si apre, a un pedone distratto.

Il problema è particolarmente evidente sulle strade principali, dove sono stati registrati in media 9,2 sorpassi per chilometro, contro gli 1,5 delle strade secondarie. Anche chi traina un rimorchio per bambini viene sorpassato quasi allo stesso modo: troppo vicino. E gli automobilisti, rileva lo studio, non aumentano la distanza in base alla velocità. Un sorpasso a 30 km/h e uno a 50 km/h avvengono praticamente allo stesso modo, con un margine che resta insufficiente.

Secondo Edward Weber, responsabile della politica dei trasporti ATA, non può essere il caso a determinare se un sorpasso è sicuro. Servono regole chiare e infrastrutture che permettano manovre corrette. Lo studio mostra infatti che piste ciclabili più larghe e separate aumentano in modo significativo la distanza laterale. Anche il limite a 30 Km/h contribuisce a rendere i sorpassi meno aggressivi e a ridurre le conseguenze in caso di incidente.

Per questo l’ATA chiede l’introduzione in Svizzera di un minimo legale di 1,5 metri per il sorpasso delle biciclette, una norma già presente in molti Paesi europei. In Svizzera, invece, la legge parla ancora di “distanza sufficiente” e “particolare riguardo”, concetti troppo vaghi per garantire sicurezza reale. «Così il sorpasso diventa una pericolosa questione di interpretazione», sottolinea Weber. E quando la sicurezza dipende dall’interpretazione, chi pedala è sempre dalla parte più debole.

La ricerca evidenzia un problema strutturale del traffico urbano: la convivenza tra mezzi pesanti, auto e biciclette non può basarsi sulla buona volontà. Ha bisogno di spazio, regole e infrastrutture adeguate. Perché chi gira in bici non chiede privilegi: chiede semplicemente di poter arrivare a casa sano e salvo.

(Foto – Copyright: ATA Associazione traffico e ambiente)

Graziano Guerra


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