Sgarbi: mai cognome fu più appropriato.
Per il famoso critico d’arte, storico, personaggio televisivo, opinionista, dal 2 novembre 2022 sottosegretario al Ministero della cultura, quello che, per intenderci, in televisione urla “capra, capra, sei una capra”, tal Vittorio Sgrabi, gli sgarbi sono il “pane quotidiano”. Non è soltanto sgarbato.
È volgare, maleducato, arrogante, sessista. Sgarbi, il sottosegretario, il cui comportamento costituisce un danno per l’immagine delle istituzioni che rappresenta, è da qualche tempo formalmente indagato per furto di opera d’arte. E che fa lui? Invece di difendersi accusa con parole violente, sessiste e volgari, come è sua abitudine,, la deputata Irene Manzi che chiede che gli vengano tolte le deleghe di sottosegretario. Ancora una volta, Sgarbi, ha mostrato il suo vero volto.
Invece di rispondere alla mozione di sfiducia in merito alle consulenze retribuite come critico d’arte, attività parallela ma incompatibile con il suo ruolo, e alle accuse di riciclaggio di beni rubati in relazione a un dipinto di sua proprietà di cui è stato denunciato il furto nel 2013, si è permesso addirittura di insultare. Lo fa a mezzo stampa visto che gli imbarazzi del governo non gli permettono più di fare ingresso nelle aule parlamentari, così: “Cerca un capro espiatorio per far dimenticare la sua natura di capra irredimibile. Che pena la Manzi.
La canzonettista chiede che mi vengano tolte le deleghe. Irene Manzi, eletta senza merito e senza preferenze nella lista proporzionale automatica del Partito democratico, non rappresenta nessuno, non se ne conosce una idea, una proposta. La ascolto in aula e mi chiedo chi rappresenti. In cosa si è distinta, più che partecipare a inutili convegni e fiere, con parole vuote e non ritenute da nessuno?”.
Cari lettori, non è che mi sorprende più di quel tanto la volgare reazione di questo individuo, ma penso sia giunto il momento che qualcuno prenda provvedimenti nei suoi confronti. La volgarità è un linguaggio che offende la dignità umana e che non deve essere tollerato. Dobbiamo rifiutare la volgarità e promuovere la cultura del rispetto.
Di Maria Bernasconi



