Se l’assenza di un comico al Festival di Sanremo diventa un caso nazionale, mentre i problemi reali restano irrisolti, non è il Paese a essere distratto. È la classe politica ad aver smarrito il senso della misura, e forse anche quello della responsabilità.
C’è un problema in Italia che va oltre le singole polemiche del momento: l’incapacità della classe politica di distinguere tra ciò che è serio e ciò che è solo rumoroso.
Mentre il Paese affronta difficoltà concrete – dal lavoro sempre più fragile al potere d’acquisto in caduta, dalla sanità sotto pressione alla fatica quotidiana di milioni di famiglie – il dibattito politico nazionale si accende su una questione ritenuta evidentemente prioritaria: un comico che non parteciperà al Festival di Sanremo.
Un fatto marginale diventa un caso politico.
Una scelta personale si trasforma in tema da dichiarazione ufficiale.
E Sanremo, ancora una volta, smette di essere un evento culturale per diventare un’arena ideologica.
Il punto non è il Festival. Il punto è la sproporzione. È l’idea, sempre più evidente, che la politica preferisca muoversi dove il terreno è leggero, dove non servono soluzioni ma solo posizionamenti, dove basta una frase ad effetto per occupare spazio mediatico. Sanremo offre tutto questo: visibilità, polarizzazione, applausi facili. E soprattutto nessuna responsabilità.
Così si discute di libertà di espressione a intermittenza, si invoca il pluralismo solo quando conviene, si alzano polveroni che durano il tempo di un ciclo televisivo. Nel frattempo, le questioni che incidono davvero sulla vita delle persone restano sullo sfondo, senza titoli, senza urgenza, senza risposta.
Questo non è dibattito culturale.
È un diversivo.
Quando la politica si appassiona più a chi salirà o non salirà su un palco che a chi fatica ad arrivare a fine mese, il problema non è lo spettacolo. È la rinuncia al proprio ruolo. Governare significa scegliere priorità, non inseguire polemiche.
Se l’assenza di un comico al Festival di Sanremo diventa un caso nazionale, mentre i problemi reali restano irrisolti, non è il Paese a essere distratto.
È la classe politica ad aver smarrito il senso della misura, e forse anche quello della responsabilità.
Maria Bernasconi

