Riccardo Cordero è scultore di fama internazionale. Le sue opere monumentali, visibili fra l’altro in Italia, Svizzera e Germania, riscuotono particolare successo in Cina. Lo ha incontrato Luisa Pavesio, a distanza, confermando che la carriera di Riccardo Cordero, dal “Torino Design” di Stoccarda a oggi, non si è mai fermata, con un bilancio più che positivo.
Caro Riccardo, molto tempo che non ci vediamo di persona, ma dal nostro Torino Design a Stoccarda la tua carriera non si è mai fermata. Il tuo bilancio è quindi più che attivo!
È sempre un grande piacere ricordare la mostra che avevi organizzato come Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Stoccarda, negli anni ’90, insieme a Rita Marchiori, allora direttore dell’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte. Guardando indietro, mi rendo conto di quanto quella esperienza abbia segnato la mia carriera, non solo per le opere esposte, ma anche per il confronto diretto con un pubblico internazionale.
È stato un momento in cui ho potuto verificare il valore del mio lavoro in un contesto stimolante e aperto alle innovazioni artistiche. Oggi, ripensando a quell’epoca, posso davvero sentirmi soddisfatto dei risultati raggiunti, ma anche grato per le opportunità che ne sono derivate.
Come hai cominciato la tua difficile strada di scultore di opere monumentali dalla prima formazione all’Accademia Albertina, dove sei stato anche docente, fino alla carriera internazionale?
La scultura è sempre stata il fulcro della mia vita, ma parallelamente ho dedicato quarant’anni all’insegnamento. Negli ultimi vent’anni, la mia attività didattica si è conclusa con la cattedra di Scultura all’Accademia Albertina di Torino, un’esperienza che mi ha permesso di confrontarmi con giovani futuri artisti e di rimanere sempre aggiornato sulle nuove tendenze artistiche.
La partecipazione ai concorsi è stata una costante nella mia carriera: grazie a essi ho potuto realizzare numerose opere in spazi pubblici in tutta Italia ed ora nel mondo. Fondamentale fu anche l’esperienza negli Stati Uniti, quando fui selezionato dalla Lookout Foundation per creare una grande scultura nel loro parco. Questo progetto non solo ampliò i miei orizzonti culturali, ma mi permise di aprire nuove possibilità e collaborazioni.

Riccardo e l’Oriente, o anche: un piemontese doc in Cina e Giappone. Le tue opere sembrano trovare in un pubblico molto ricettivo particolarmente in Cina. Quali sono a tuo parere le ragioni che motivano questo successo?
La mia avventura in Oriente è iniziata nel 2004, quando vinsi un concorso per la realizzazione di una fontana in Cina. La vittoria, inaspettata, inizialmente mi intimorì e rifiutai l’invito. Tuttavia, un amico scultore inglese mi convinse a considerare nuovamente la proposta, raccontandomi della sua lunga esperienza in quel contesto culturale. Alla fine, pur non realizzando la fontana originale, la proprietà cinese apprezzò il mio lavoro al punto da richiedere un nuovo progetto: una grande scultura per un parco di Guilin, che ora si trova nello Shangai Sculpture Park. Pochi mesi dopo il nuovo invito ero già sul posto, e da quel momento il mio legame con la Cina si è consolidato.
Da allora ho realizzato numerose opere tra cui, ultima, la scultura dal titolo ET, di 17 metri, creata in occasione delle ultime Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Pechino, mentre il prossimo progetto sarà una scultura di 10 metri per il Bond di Shanghai. Credo che il mio successo sia dovuto a una combinazione di elementi: forme morbide e tondeggianti, un linguaggio segnico che richiama la scrittura orientale, e una musicalità interna che sembra parlare direttamente al pubblico cinese e giapponese.
In Germania, e anche in Svizzera, il tuo nome è molto conosciuto. Come sono iniziati i tuoi rapporti col mondo di lingua tedesca? E come proseguono?
In Germania e Svizzera ho ottenuto ottimi riscontri grazie a esposizioni e collaborazioni con importanti gallerie. Attualmente lavoro stabilmente con la Werner Wohlhüter Galerie di Leibertingen e la Die Galerie di Francoforte, partecipando a mostre e fiere come quella di Karlsruhe e Monaco di Baviera.
In Svizzera, un paio di anni fa, ho realizzato una mostra sul Monte Tamaro, vicino a Lugano: un progetto unico, con opere di grande dimensione collocate in un anfiteatro naturale a 1400 metri di altezza, installate con l’ausilio di elicotteri. È stata un’esperienza spettacolare e altamente suggestiva, che ha ampliato ulteriormente la mia visibilità nel mondo germanofono.
Riccardo e l’Italia. Dove si trovano opere tue e quali sono stati gli ostacoli per collocarle? Politica e burocrazia hanno aiutato?
Ho opere sparse su tutto il territorio nazionale, dalla Lombardia alla Sardegna, dal Veneto alla Sicilia. Gran parte di queste realizzazioni deriva da concorsi vinti, che mi hanno permesso di misurarmi con spazi pubblici e contesti differenti.
La burocrazia e la politica, purtroppo, a volte hanno sì rappresentato ostacoli: spesso occorre affrontare procedure complesse e tempi lunghi per collocare un’opera. Tuttavia, la soddisfazione di vedere le mie sculture inserite in contesti vivaci e partecipati ripaga ogni difficoltà.
Riccardo e Torino, o più in generale Piemonte, visto che tu, nativo di Alba, vivi da tempo nel capoluogo. Quanto ti ha segnato la tua “piemontesità”, sia nel processo creativo sia nel tuo modo di rapportarti con il mondo dell’arte?
Il legame con la mia terra è profondo. Sebbene abbia vissuto gran parte della mia vita a Torino, torno spesso nelle Langhe, dove la bellezza dei paesaggi, i profumi delle campagne e i colori delle stagioni alimentano il mio sguardo artistico.
Dal punto di vista creativo, sono stato influenzato dal barocco piemontese, da Juvarra e Guarino Guarini: le geometrie delle loro cupole e l’armonia dei mezzi archi si riflettono, quasi inconsciamente, nelle mie opere. Recentemente ho avuto la gioia di esporre nel parco della Reggia di Venaria, dove le mie sculture sembravano essere parte integrante del paesaggio storico, un riconoscimento che considero particolarmente significativo. Oggi alcune di queste opere sono felicemente collocate all’interno del Campus dell’Istituto di Ricerche INRiM di Torino.
Oggi come vivi la tua Regione, e in particolare il suo capoluogo, dal punto di vista culturale e artistico? La consideri una realtà vivace e aperta, o suggeriresti dei cambiamenti nel numero o nel tipo di iniziative, particolarmente di quelle pubbliche?
Per molti anni ho presieduto un’importante associazione di artisti, organizzando mostre internazionali grazie al supporto della Regione Piemonte. Purtroppo, la mancanza di fondi ha reso impossibile proseguire, costringendoci a sospendere l’attività.
Ritengo che la situazione attuale rifletta più una mancanza di volontà politica nel sostenere la cultura che un disinteresse del pubblico. Sarebbe auspicabile un impegno più costante da parte delle istituzioni per valorizzare la scena artistica piemontese.
Capita che un Artista, immerso nel proprio autoreferente processo creativo, giunga a sacrificare parte o molto del suo privato… A te è successo?
Sì, direi di essere un esempio vivente di questo fenomeno. Ho dedicato tutta la mia vita alla creazione artistica, seguendo con passione il desiderio di realizzare opere significative. Questo, purtroppo, è avvenuto a scapito della famiglia e delle persone a me più vicine. La consapevolezza di questo sacrificio fa parte del prezzo da pagare per una vita interamente dedicata all’arte.
L’opera cui sei più affezionato, o quella che giudichi abbia rappresentato uno snodo nella tua attività…
Non riesco a sceglierne una in particolare. Ogni opera ha un legame profondo con un momento della mia vita, e molte sono diventate importanti anche per il percorso personale che rappresentano. Alcune di esse, poi, hanno segnato passaggi cruciali della mia carriera, mentre altre si sono rivelate decisive per il dialogo con il pubblico o per l’inserimento in contesti internazionali.
Progetti futuri… so che sono molti.
Nonostante l’età, nuovi progetti continuano a stimolarmi. La prossima avventura sarà in Cina, dove realizzerò un’altra scultura monumentale, mentre continuerò anche le mie collaborazioni in Germania. In Piemonte, inoltre, sto progettando interventi in alcune residenze sabaude, esperienze che spero possano essere condivise con il pubblico e gli appassionati. La possibilità di confrontarmi continuamente con nuove sfide rappresenta per me una spinta fondamentale a proseguire con entusiasmo e creatività.
Luisa Pavesio

