Ritratto di Ricardo Preve, regista argentino di origini liguri, autore di documentari tra memoria storica e giustizia

Ricardo Preve: “Il cinema può essere una forza positiva nel mondo”

Incontriamo Ricardo Preve, regista e documentarista argentino di origini liguri, autore di opere premiate nei più importanti festival internazionali. Tra memoria storica, immigrazione e giustizia, il suo cinema unisce ricerca documentaria e tensione poetica. L’intervista è stata realizzata da Luisa Pavesio in occasione dell’uscita del suo ultimo progetto.


Ricardo Preve, classe 1957, esordisce come fotografo nel 2010. Successivamente cura come regista una trentina di produzioni dallo stile inconfondibile, sospeso fra documentarismo e ricerca poetica.Molti dei suoi lavori che ripercorrono casi storici insoluti hanno ricevuto prestigiosi riconoscimenti e nomination (Festival Mar del Plata, Latitude Film Award di Londra, Emmy Awards, Festival di Punta del Este fra gli altri).

Le tue origini ti portano spesso a Genova, anche se tu sei nato a Buenos Aires, dove risiedi più stabilmente, e avendo studiato negli USA, Paese in cui spesso ritorni. E poi ci sono i Festival cinematografici nel mondo intero, da Cannes a Strasburgo. Insomma, vivi con la valigia in mano. Ma il tuo cognome e parte della tua famiglia venivano dalla Liguria, dove hai ancora interessi e una casa.

È vero quello che dici sulle mie origini ligure, delle quali sono molto orgoglioso. La mia famiglia è originaria della Riviera di Ponente: Laigueglia ed Alassio, ma già nel secolo XIX stabilita a Genova, e Buenos Aires.

Scena del documentario “Tornando a casa” di Ricardo Preve sul recupero del marinaio del sommergibile Macallè nel Mar RossoCi siamo conosciuti in occasione del lancio di “Tornando a casa“, un commovente film documentario con una fotografia straordinaria in cui narravi del ritrovamento in Sudan delle ossa di Acefalo, un marinaio italiano che fu finalmente riportato nel suo Piemonte ….Avevi dovuto lavorare molto fra Ambasciate e Governi per riuscire nell’impresa! Puoi dirne qualcosa ai nostri lettori?

Tornando A Casa” è la storia del naufragio del sommergibile italiano “Macallè” nel 1940 nel Mar Rosso (Sudan), durante la Seconda Guerra Mondiale, e di come abbiamo riportato in Italia la salma dell’unico marinaio deceduto nel naufragio, il Sottocapo Silurista Acefalo, Carlo di Castiglione Falletto (CN) in Piemonte, dopo tre spedizioni di ricerca (2014-2018). Il film fu venduto prima alla RAI, che lo trasmesse per 5 anni su RAI Storia e RAI Play, ed è attualmente su Amazon Prime Italy, dove è uno dei film più visti.

Per me è stato un progetto molto impegnativo, un grande sforzo che ho portato avanti malgrado tantissime difficoltà, e che si è concluso con successo, con la cerimonia di inumazione di Acefalo nel cimitero di Castiglione Falletto, dove abbiamo deposto i suoi resti nella tomba della madre il 24 novembre 2018, che per coincidenza era anche la data di compleanno della madre. Li abbiamo quindi ricongiunti il giorno del compleanno della madre, 78 anni dopo la morte del suo ragazzo.

A quella regia seguì seguì “Sometimes,Somewhere“, dedicato all’immigrazione ispanica negli USA. Potresti definirti un regista impegnato, o, come hai detto una volta in un’intervista, sei solo un uomo che odia le ingiustizie?

Dopo “Tornando A Casa” ho fatto “Dal Sudan all’Argentina“, la storia delle spedizioni archeologiche argentine al Sudan del 1961-1963 del Dott. Abraham Rosenvasser, che è riuscito a salvare molti tesori dell’epoca dei Faraoni che stavano per essere distrutti dalla costruzione della diga di Assuan sul Nilo, e sono attualmente nel museo di Jartum, ed al museo di La Plata vicino a Buenos Aires in Argentina.

Dopo è venuto “Un Giorno, Da Qualche Parte” (titolo originale in inglese “Sometime, Somewhere”), un documentario sugli immigrati latinoamericani negli USA: chi sono e perché spesso rischiano la vita per arrivare negli Stati Uniti, cosa gli succede quando arrivano, e cosa possono aspettarsi nel futuro. Questo ultimo film è stato acquistato da Warner Bros. / Discovery per HBO.

Quanto alla tua domanda sull’impegno, penso che ambedue le cose sono vere, e si rafforzano mutuamente: sono un regista impegnato, ed un uomo che odia le ingiustizie. Non so se faccio bene o male il mio lavoro, ma mi riempie di soddisfazioni e mi fa sentire che il cinema può essere una forza positiva nel mondo.

Come ispanista mi interessa anche molto un tuo lavoro per la TV, “Garzón”, una sorta di adattamento del Don Chisciotte di Cervantes. Da dove è nata questa idea e come l’hai sviluppata?

Garzón” è una serie televisiva girata in Uruguay, con la produzione del mio amico Willy Barbosa, che riprende la storia del “Quijote”, il Don Chisciotte di Cervantes, ma adattata al secolo XXI. Chisciotte e Sancho Panza sono due meccanici che lavorano nel paesino uruguaiano di Garzón, e Ronzinante è una vecchia Citroen che il personaggio di Chisciotte riconosce come sua quando era giovane e corteggiava una donna, ormai sposata (Dulcinea). I due meccanici, invece di riparare la Citroen, la rubano e intraprendono un viaggio alla capitale dell’Uruguay, Montevideo, alla ricerca della donna. Alcuni episodi del racconto di Cervantes sono adattati ai tempi moderni: la scena dei mulini di vento, per esempio, è stata girata in un parco di energia eolica.

Hai ricevuto molti premi internazionali. Di quali vai più orgoglioso?

Non so se sono più orgoglioso di un premio in particolare, ma apprezzo molto i riconoscimenti che ho ricevuto perché parlano di tutta la gente che ormai da tanti anni lavorano con me. Il cinema è un’ arte collaborativa,, e io sono ben cosciente che senza l’appoggio, la dedizione, e la creatività di tanti che hanno lavorato con me, non sarei arrivato da nessuna parte.

Dato che non ti fermi mai, immagino che tu abbia in cantiere qualche altra impresa…

Attualmente siamo in fase di montaggio di un nuovo documentario: “Un prezzo che dobbiamo pagare“. È la storia del corrispondente di guerra argentino Ignacio Ezcurra, ucciso durante la guerra in Vietnam nel 1968. Fu visto per l’ultima volta all’incrocio di due strade a Saigon, la capitale di Vietnam del Sud, circondato da soldati e polizia di Vietnam del Sud. Il suo corpo sparí, e pare che non si sapesse cosa gli era successo. Ma attraverso il lavoro di tre gruppi di ricerca (negli Stati Uniti, Vietnam, Giappone e Argentina) riuscimmo a trovare foto, video, interviste e altri materiali mai visti prima, che ci hanno permesso di risolvere il mistero. Speriamo che il film esca al più tardi quest’anno.


Redazione L’ECO:
Il cinema di Ricardo Preve ci ricorda che ogni storia ha un cuore da ascoltare e che anche il silenzio può parlare, se sappiamo guardare.


Nota della redazione: questa chiusura è un commento della redazione e non modifica le parole originali dell’intervista.

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