Referendum all’estero. Nel voto referendario tra gli italiani residenti all’estero, il risultato europeo evidenzia una prevalenza del NO, con un dato particolarmente significativo proveniente dalla Svizzera, che si distingue per numero assoluto di voti contrari. Il dibattito resta tuttavia aperto, anche alla luce dell’elevato numero di schede non valide e delle polemiche politiche che hanno accompagnato la consultazione.
Di seguito pubblichiamo integralmente il comunicato diffuso da Toni Ricciardi, deputato eletto nella circoscrizione Estero e vicecapogruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati.
Il risultato del referendum tra gli italiani in Europa parla chiaro: ha vinto il NO con il 56,24%. Un esito tutt’altro che scontato, che assume un valore politico rilevante anche per la partecipazione: 405.358 voti assoluti per il NO, frutto di un lavoro capillare e determinato del Partito Democratico in Europa, insieme ai partiti e alle associazioni che hanno animato i comitati per il NO in tutti i principali Paesi europei.
In questo quadro, la Svizzera si distingue in modo particolare: con 78.581 voti per il NO è il Paese che, in termini assoluti, registra il consenso più alto a difesa della Costituzione. Ma anche sul piano percentuale il dato è significativo: in Paesi come Francia, Regno Unito, Belgio e Spagna il NO supera stabilmente il 56%.
Accanto a questo risultato positivo, emergono tuttavia elementi che non possono essere ignorati. Hanno votato in Europa 782.998 persone, ma oltre 55.000 schede risultano non valide: un dato sproporzionato, a cui si aggiungono più di 6.300 schede bianche. Numeri che meritano un approfondimento serio e non strumentale, soprattutto alla luce del clima che ha preceduto il voto: settimane segnate da attacchi preventivi al voto degli italiani all’estero, con esponenti di primo piano della maggioranza impegnati in una campagna mediatica che ha cercato di delegittimare un diritto fondamentale.
Viene allora spontanea una domanda: qualcuno ha intenzione di interrogarsi su quanto accaduto, ancora una volta, in America meridionale? Lì il Sì ha raggiunto il 72% – con punte del 90%, una percentuale che non si è registrata neppure ad Arcore, dove peraltro ha prevalso il NO. Un risultato sospetto che merita spiegazioni, non slogan.
È una riflessione che non va archiviata in fretta, soprattutto mentre si moltiplicano proposte di modifica del voto all’estero proprio da parte di partiti della coalizione di destra, beneficiari di tali sospette “anomalie” che, prima di tutto, dovrebbero chiarire questi evidenti squilibri.
Prima di formulare proposte volte a manipolare il voto degli italiani all’estero, qualcuno spieghi queste evidenti contraddizioni. O il problema non è il voto all’estero, ma solo la convenienza di qualcuno?

