Siamo chiamati ad esercitare il nostro diritto di voto. Per i connazionali in Svizzera tramite il Consolato di appartenenza entro domani, 19 marzo 2026 alle ore 16.00; per chi si reca in Italia, fino al fine settimana del 21 e 22 marzo 2026, quando sarà possibile esprimere il proprio parere sul referendum costituzionale.
Il ruolo della stampa
Ultimamente diversi connazionali, così come rappresentanti politici sia in Svizzera sia in Italia, mi hanno chiesto di fare un appello a favore o contro tramite L’ECO. In questa sede, desidero ricordare – anche a chi ricopre ruoli istituzionali – che la stampa, e quindi noi giornalisti, non ha il compito di fare appelli, né in un senso né nell’altro.
Il nostro ruolo resta quello della corretta informazione e del confronto tra le diverse posizioni. Sarà poi il cittadino, sulla base di informazioni adeguate ed esaustive, a decidere in piena autonomia e secondo la propria convinzione.
Come si è arrivati al referendum
Molte lettrici e molti lettori hanno già avuto modo, in queste settimane, di confrontarsi con opinioni diverse e di ascoltare le argomentazioni delle varie parti. Può essere tuttavia utile ricapitolare come si è giunti a questo referendum.
Il 30 ottobre 2025 si è concluso in Senato l’iter del disegno di legge costituzionale «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», avente come oggetto la separazione delle carriere dei magistrati, ossia la distinzione dei percorsi professionali tra giudici e pubblici ministeri.
Il testo prevede, tra l’altro:
– l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura
– una distinzione tra magistratura giudicante e requirente
– l’attribuzione della funzione disciplinare a una Corte specializzata
La legge approvata, secondo quanto previsto dall’articolo 138 della Costituzione, è sottoposta a referendum confermativo. Affinché entri in vigore, è necessaria la maggioranza dei voti favorevoli.
Informazione e libertà di voto
Il confronto democratico impone il rispetto di un’informazione corretta e verificata. Come stabilisce l’articolo 48 della Costituzione italiana, il voto deve essere libero: libero anche da condizionamenti derivanti da informazioni incomplete o non equilibrate.
Il cuore del dibattito: autonomia e indipendenza della magistratura
L’autonomia e l’indipendenza della magistratura rappresentano principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale. Il dibattito attorno alla riforma si concentra proprio su questo punto: se tali principi possano essere rafforzati oppure, secondo alcuni, messi in discussione.
La riforma interviene sull’articolo 104 della Costituzione, prevedendo l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
Secondo i sostenitori, questa separazione contribuirebbe a chiarire i ruoli e a rafforzare il principio del giusto processo, garantendo una maggiore imparzialità del giudice.
Altri osservatori, tuttavia, evidenziano alcune criticità. In particolare, viene sollevato il timore che la separazione delle carriere possa incidere sugli equilibri interni alla magistratura e modificare, nel tempo, il ruolo del pubblico ministero, con possibili ripercussioni sul sistema delle garanzie.
Un ulteriore elemento di discussione riguarda l’istituzione di una Corte disciplinare separata: per alcuni rappresenta uno strumento di maggiore efficienza e trasparenza, mentre per altri apre interrogativi sulla sua composizione e sul rapporto con gli attuali organi di autogoverno della magistratura.
Un confronto aperto
Il confronto è quindi aperto e articolato, con posizioni diverse che riflettono sensibilità giuridiche e istituzionali differenti.
In questo contesto, ha assunto un ruolo centrale la qualità dell’informazione, che avrebbe dovuto consentire pienamente ai cittadini di comprendere i contenuti della riforma e le diverse interpretazioni in campo, così da poter esprimere il proprio voto in modo libero e consapevole.
Graziella Putrino

