Stando alla reazione dei vari partiti politici italiani, a commento dei risultati elettorali, sembra che sia proprio così, considerato che – a loro dire, cioè dei rispettivi leader – in ogni evento elettorale nessuno perde mai e tutti vincono!
È accaduto anche dopo l’ultimo referendum dello scorso 8/9 giugno, in materia di lavoro e di cittadinanza, benché sia stata una debacle per i sindacati e associazioni che li avevano promossi e sostenuti (in primis il sindacato della CGIL con AVS, PD, M5s e +Europa), visto il non raggiungimento del quorum da parte di tutti e cinque i quesiti referendari. Infatti vi è stata una partecipazione al voto intorno al 30% (percentuale leggermente superata dal solo voto in Italia, leggermente inferiore conteggiando anche il voto all’estero).
L’unico che ha riconosciuto di non aver raggiunto l’obiettivo che si era prefissato, cioè il quorum, soprattutto per i quesiti sul lavoro da lui promossi, è stato il segretario della CGIL Maurizio Landini. Mentre tutti gli altri leader politici sostenitori dei referendum – pur dispiaciuti di non aver superato il quorum – hanno comunque manifestato la loro soddisfazione poiché i partecipanti al voto (annoverandoli in toto come avversari dell’attuale governo di Giorgia Meloni) sono stati tuttavia più numerosi dei voti raccolti dal centrodestra nelle ultime elezioni politiche dimenticando, peraltro, che dai votanti complessivi devono essere detratti quelli per il NO.
Poi, ovviamente, ci sono stati altri commenti come, per esempio, la critica all’anacronistico quorum del 50% più uno dei votanti rispetto agli aventi diritto al voto per la validità dei referendum abrogativi, quando ormai anche la partecipazione al voto politico degli elettori si è ridotta al 50/60% dell’intero corpo elettorale. Una critica condivisibile ma dimenticando che la riforma Renzi del 2016, bocciata dagli elettori, prevedeva che quel quorum venisse calcolato sulla percentuale degli elettori votanti nelle ultime elezioni politiche ed in tal caso questi referendum avrebbero superato quel quorum.
Naturalmente meglio per loro e per molti opinionisti, schierati politicamente, non ricordarlo visto che l’artefice di quella norma era stato l’odiato governo Renzi! Infine un altro commento post voto dei sostenitori dei referendum, meritorio da citare, è l’aver confessato (a loro consolazione?) che il raggiungimento del quorum era tuttavia un obiettivo impossibile da centrare, considerando la ormai sempre più scarsa partecipazione al voto dell’elettorato italiano.
Ma allora, da semplice elettore, mi viene spontanea una domanda: questa iniziativa referendaria aveva come unico scopo, da un lato, una postuma resa dei conti con Matteo Renzi per l’ormai vecchia vicenda del Jobs act e, dall’altro, quello di testare il sentiment degli italiani in materia di cittadinanza per gli immigrati? I contribuenti italiani ringraziano!

