Reddito di cittadinanza e conti in Svizzera sono al centro di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza nei confronti di una coppia residente a Camaiore, in provincia di Lucca. I due avrebbero ricevuto prestazioni assistenziali dichiarando una situazione economica molto diversa da quella ricostruita dagli investigatori.
Secondo quanto comunicato dalla Guardia di Finanza di Lucca, la coppia avrebbe trasferito negli ultimi cinque anni circa 200mila euro da conti bancari svizzeri verso conti correnti italiani.
I due risultavano inoltre titolari di società con sede in Svizzera e nel Regno Unito.
Reddito di cittadinanza e conti in Svizzera: l’indagine
Gli accertamenti sono partiti dal monitoraggio delle prestazioni sociali e dal confronto tra i benefici richiesti e alcuni indicatori della reale capacità economica della famiglia.
La coppia viveva in una villa situata a circa 700 metri dal lungomare di Camaiore, per la quale avrebbe pagato un affitto mensile di circa 1.500 euro.
Nonostante questo tenore di vita, i due risultavano sostanzialmente sconosciuti al fisco italiano dal 2019 e beneficiavano di diverse misure assistenziali.
Oltre al reddito di cittadinanza, avrebbero ottenuto assegni sociali, esenzioni dalla tassa sui rifiuti, buoni mensa e persino l’assegnazione gratuita di un posto ombra presso uno stabilimento balneare comunale.
Le somme che sarebbero state percepite indebitamente
In base alla ricostruzione degli investigatori, la coppia avrebbe ricevuto indebitamente:
- 41.226 euro di assegni sociali;
- 3.252 euro di reddito di cittadinanza;
- 1.359 euro di esenzioni TARI;
- 1.922 euro di buoni mensa;
- un posto ombra gratuito per quattro stagioni balneari, per un valore stimato di circa 6.000 euro.
I due sono stati segnalati agli enti competenti affinché venga avviato il recupero delle somme che sarebbero state percepite senza averne diritto.
Sono stati inoltre deferiti alla Procura di Massa per le ipotesi di reato legate all’indebita percezione di erogazioni pubbliche.
Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. La responsabilità delle persone coinvolte dovrà quindi essere accertata definitivamente dall’autorità giudiziaria.
Avere un conto in Svizzera non è un reato
La vicenda richiede tuttavia una precisazione importante: possedere un conto bancario o partecipazioni societarie in Svizzera non costituisce di per sé un illecito.
Molti cittadini italiani detengono legittimamente conti, investimenti o attività economiche sul territorio elvetico.
Il problema nasce quando redditi, patrimoni o disponibilità finanziarie che devono essere dichiarati vengono omessi nelle comunicazioni fiscali o nelle domande presentate per ottenere prestazioni pubbliche riservate alle persone in difficoltà economica.
Per accedere a misure come l’assegno sociale è infatti necessario trovarsi in condizioni economiche disagiate e possedere redditi inferiori alle soglie stabilite dalla legge.
I benefici collegati al reddito richiedono inoltre dichiarazioni complete e aggiornate sulla situazione economica personale e familiare.
Lo scambio di informazioni tra Svizzera e Italia
Da alcuni anni la Svizzera e l’Italia partecipano allo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari, realizzato sulla base dello standard internazionale Common Reporting Standard, conosciuto con la sigla CRS.
Il sistema permette alle autorità fiscali dei Paesi aderenti di ricevere periodicamente informazioni relative ai conti detenuti all’estero dai propri residenti fiscali.
Tra i dati che possono essere trasmessi figurano l’identità del titolare, il numero del conto, il saldo o valore del rapporto finanziario e alcuni redditi prodotti dal patrimonio.
L’obiettivo è aumentare la trasparenza fiscale e contrastare l’evasione e l’occultamento di capitali oltre confine.
Non significa che ogni trasferimento di denaro dalla Svizzera sia automaticamente sospetto. Significa però che la possibilità di mantenere completamente nascosti patrimoni e disponibilità finanziarie all’estero è oggi molto più limitata rispetto al passato.
Controlli sempre più basati sull’incrocio dei dati
L’indagine di Camaiore mostra anche come i controlli sulle prestazioni sociali non si limitino più alle sole dichiarazioni presentate dai richiedenti.
Le autorità possono confrontare informazioni fiscali, dati bancari, proprietà, società, movimenti finanziari, spese sostenute e tenore di vita.
Un affitto elevato, trasferimenti consistenti dall’estero o la disponibilità di partecipazioni societarie possono quindi far emergere una situazione economica incompatibile con quella dichiarata per ottenere un sussidio.
La vicenda non mette in discussione la legittimità dei rapporti economici tra Italia e Svizzera. Evidenzia piuttosto l’importanza di dichiarare correttamente redditi e patrimoni, soprattutto quando si richiedono prestazioni assistenziali finanziate dalla collettività.
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