La storia di Maria – Il senso di appartanenza non si limita a una singola terra

Il senso di appartenenza non si limita a una singola terra

Mi svegliai presto quella mattina d’estate nel 1968. La luce del sole filtrava attraverso le tende della mia modesta casa a Preone, un piccolo paese tra le montagne del Friuli. Nonostante il calore della stagione, sentivo brividi di eccitazione correre lungo la mia pelle. Oggi era il giorno del mio grande viaggio. Fin dall’infanzia, avevo sentito il richiamo del mondo al di là delle valli e dei monti che circondavano il mio villaggio.

Non ero come le altre ragazze del mio paese, che sognavano di sposarsi giovani e di rimanere a casa ad occuparsi della famiglia. No, io avevo sempre saputo che il mio destino era anche altrove, al di là dell’orizzonte che potevo vedere dalla finestra della mia camera. Non c’era un bisogno urgente che mi spingesse ad andarmene? la mia partenza non sarebbe stata motivata dalla fame o dalla povertà.

Era una decisione presa per il desiderio di esplorare, di crescere, di scoprire cosa c’era là fuori per me. Mi preparai lentamente, mettendo da parte poche cose che avrei portato con me in questa nuova avventura. Nonostante il cuore pieno di emozioni contrastanti, sapevo che era arrivato il momento di dire addio, o forse arrivederci, al mio amato Preone e di abbracciare il futuro con coraggio. Il treno che mi portava via non era quello degli emigranti di un tempo. Era un treno di passeggeri, viaggiatori come me, che partivano per varie destinazioni alla ricerca di nuove opportunità e nuove esperienze.

Guardavo fuori dal finestrino mentre il paesaggio montuoso del Friuli sfumava lentamente, lasciando spazio a pianure, e poi colline e montagne. Nonostante il diploma di scuola magistrale in mano, arrivata in Sizzera, mi trovai di fronte a una dura realtà: non riuscii a trovare lavoro come insegnante. Nonostante la mia formazione e la mia passione per l’insegnamento, le opportunità nella mia area professionale erano limitate o semplicemente non adatte alle mie competenze. Mi trovai quindi a dover affrontare una scelta difficile: rinunciare al mio sogno di insegnare e cercare altre opportunità di impiego.

Con il cuore pesante, decisi di ampliare il mio orizzonte professionale e di cercare lavoro in altri settori. Nonostante la delusione di non poter mettere in pratica la mia passione per l’insegnamento, rimasi determinata a trovare una carriera che potesse offrirmi soddisfazione e realizzazione personale. Così, mi misi alla ricerca di nuove opportunità lavorative, pronta ad affrontare le sfide che il destino mi avrebbe posto davanti e a costruire una vita degna di essere vissuta in Svizzera, anche se diversa da quella che avevo immaginato inizialmente. Grazie alla mia determinazione e alla mia volontà di imparare, riuscii presto a ottenere una posizione come impiegata d’ufficio in una piccola azienda nei pressi di Lugano.

L’impiego mi richiedeva di essere precisa, organizzata e di padroneggiare nuove abilità, ma ero pronta ad affrontare la sfida. Con dedizione e impegno, mi immersi nel mio lavoro, imparando velocemente le procedure aziendali e mettendo a frutto le mie capacità di risolvere i problemi. Mi guadagnai la stima dei miei colleghi e dei miei superiori grazie alla mia affidabilità, alla mia competenza e alla mia etica professionale. Mentre i giorni, i mesi e gli anni passavano, mi trovai sempre più integrata nella mia nuova vita in Svizzera.

Costruii legami solidi con i miei colleghi e feci amicizie che sarebbero durate per tutta la vita. Pur mantenendo un legame forte con la mia terra natale, mi sentivo sempre più a casa nella mia nuova patria. Durante i fine settimana facevo lunghe passeggiate. Mentre camminavo lungo le stradine, sentivo il profumo dei fiori che sbocciavano nei giardini e nei parchi della città. Quel profumo mi ricordava le primavere della mia infanzia a Preone, quando passeggiavo lungo i muretti di sasso e spiavo impaziente i primi boccioli di violette.

Un giorno, durante una passeggiata nel centro storico di Lugano, sentii il suono delle campane che riecheggiava nell’aria. Mi fermai ad ascoltare, lasciandomi trasportare dai ricordi dei giorni di Pasqua trascorsi a Preone, quando, insieme ai miei amici, mi arrampicavo sul campanile per guardare dall’alto i campi, i prati verdissimi e le montagne che circondavano il nostro villaggio. In quel momento di riflessione mi resi conto di quanto fossi cresciuta e cambiata nel corso degli anni. Avevo portato dentro di me quella piccola “cjargnelùte” paffuta, occhi chiusi stretti stretti, che rappresentava la mia giovinezza e la mia spensieratezza.

Ma forse, riflettei, era arrivato il momento di lasciarla andare, di permetterle di crescere e di trasformarsi in qualcosa di nuovo e di più maturo. Così, decisi di abbracciare il cambiamento e di aprirmi a nuove possibilità. Trovai lavoro in un’associazione culturale, dove potevo mettere in pratica le mie capacità organizzative e creative. Con il passare del tempo, mi sentii rinascere, scoprendo una nuova passione per l’arte e la cultura. E mentre mi immergevo sempre di più nella mia nuova carriera, sapevo che avrei sempre conservato nel mio cuore i ricordi della mia infanzia a Preone e l’innocenza della “cjargnelùte” che mi aveva accompagnata lungo il mio viaggio verso la maturità.

Mentre il tempo continuava a scorrere e iniziavo a scorgere qualche filo bianco tra i miei capelli, mi sono ritrovata a quasi quarant’anni senza nemmeno accorgermene. Durante una delle mie vacanze estive, che trascorrevo sempre a Preone, accettai l’invito di un amico a partecipare a una festa del paese. Rimasi colpita dall’energia e dalla vitalità dei giovani del Friuli, che suonavano musica tradizionale con strumenti dimenticati e sconosciuti. Sentii un senso di appartenenza e di riscoperta delle mie radici, e decisi che era giunto il momento di tornare a casa, di ritrovare me stessa, le mie radici. Così, presi la decisione di chiedere a mia madre di lasciarmi la casa più antica e trascurata della famiglia, con l’acquaio di pietra, il focolare e il pavimento di terra.

Avevo bisogno di riconnettermi con la mia terra e con me stessa. E mentre guardavo la vecchia casa, sentii un senso di stupore e di gratitudine per la possibilità che avevo di poter ritornare in quel luogo che avevo sempre chiamato casa. Tornata a Lugano presi una decisione importante e radicale: diedi le dimissioni dal mio lavoro. Sentivo che era arrivato il momento di fare un cambiamento nella mia vita. Sapevo che avrei affrontato molte incertezze e difficoltà nel percorso che avevo scelto di intraprendere, ma sentivo che, in quel momento, era la scelta giusta per me.

Il ritorno in Italia richiedeva una pianificazione accurata. Mi misi subito all’opera, organizzando i dettagli del mio trasferimento con cura e attenzione. Iniziando dalle pratiche burocratiche, assicurandomi di avere tutti i documenti necessari per il trasferimento. Nel frattempo, cominciai anche a salutare gli amici e i colleghi che avevo conosciuto durante il mio lungo soggiorno in Svizzera. Anche se il trasferimento significava lasciare indietro molte persone care, sapevo che il mio cuore mi stava guidando verso un nuovo capitolo della mia vita.

Ma… …ma, dopo dieci anni trascorsi in Italia, mi resi conto che le mie radici non erano esclusivamente italiane. Nonostante l’attaccamento al mio paese natale, comprendevo che il concetto di “radici” poteva estendersi oltre i confini nazionali. Le mie radici erano intrecciate con le persone che avevo incontrato, le culture che avevo conosciuto e le esperienze che avevo vissuto in Svizzera.

Quel senso di appartenenza non si limitava a una singola terra, ma abbracciava il mondo in tutta la sua diversità. Con questa consapevolezza, decisi di ritornare a Lugano. Sentivo che quel luogo mi offriva un ambiente più adatto per il prossimo capitolo della mia vita. Mi resi conto che le mie radici erano più complesse di quanto avessi mai immaginato, e che il vero significato di casa poteva essere trovato ovunque nel mondo. Lugano è diventata la mia casa. Ogni tanto sento il richiamo delle mie montagne, ma so che posso tornarci ogni volta che lo desidero.

Redazione

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