Il numero di persone povere in Italia è analogo a quello di altri Paesi europei
Seguendo le notizie dei media italiani capita spesso di ascoltare notizie e commenti sulla diffusa povertà della popolazione che risiede nel Paese. Una povertà che – come risulta da uno studio dell’Istituto nazionale italiano di statistica (ISTAT) – non sembra, tuttavia, venir confermata quando mi trovo in Italia e mi guardo dintorno o parlo con parenti, amici e conoscenti.
Infatti, da un lato, vedo circolare moltissime auto di grossa cilindrata e per andare in un ristorante – a pranzo o cena – è necessario riservare un tavolo con molto anticipo anche in aree geografiche non turistiche e, dall’altro lato, frequentando i soliti luoghi di aggregazione popolare (e non di élite), sento lavoratori e pensionati che si lamentano del carovita e dello stato di bisogno in cui versano gli italiani salvo poi, gli stessi, raccontare di aver trascorso le ferie, o le vacanze, chi al mare nelle località più note della penisola, chi nelle isole (dalla Sardegna alla Sicilia, dalle Eolie a Capri o Ischia, dall’Elba alle altre isole dell’Arcipelago toscano), oppure in ben conosciute località montane o all’estero in giro per l’Europa se non, addirittura, in crociera.
Così che la curiosità mi ha spinto a fare una ricerca – consultando direttamente la fonte della notizia – per verificare come sia effettivamente diffusa la povertà in Italia e leggo che nel 2022, su una popolazione residente di 59,11 milioni, poco meno di un quarto (24,4%) è a rischio di povertà o esclusione sociale e cioè quasi come nel 2021 (25,2%).
Mentre, sempre nel 2022, si è ridotta significativamente la popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale e cioè al 4,5% rispetto al 5,9% del 2021. Poi approfondendo il tema si chiarisce che l’incidenza di povertà assoluta è più elevata tra le famiglie con un maggior numero di componenti che, infatti, raggiunge: il 22,6% tra quelle con cinque e più componenti; l’11,6% tra quelle con quattro; il 7,1% tra quelle con tre e del 5% con due componenti.
Mentre Il disagio è più marcato per le famiglie con figli minori, per le quali l’incidenza passa dall’8,1% delle famiglie con un solo figlio minore, al 22,8% di quelle che ne hanno da tre in su. Valori elevati si registrano anche per le famiglie di altra tipologia, dove spesso coabitano più nuclei familiari (16,3%). L’incidenza di povertà è invece più bassa, al 5,5%, nelle famiglie con almeno un anziano (evidentemente percettore di una pensione) e si conferma al 3,6% tra le coppie in cui l’età della persona di riferimento della famiglia è superiore a 64 anni (nel caso di persone sole con più di 64 anni l’incidenza è pari al 5,1%).
In generale, la povertà familiare presenta un andamento decrescente all’aumentare dell’età della persona di riferimento. Infatti, le famiglie di giovani hanno minori capacità di spesa poiché dispongono di redditi mediamente più bassi e hanno minori risparmi accumulati nel corso della vita o beni ereditati. Infatti la povertà assoluta riguarda il 9,4% delle famiglie con persona di riferimento tra i 18 e i 34 anni e il 5,2% di quelle con persona di riferimento oltre i 64 anni. Quindi da questi dati risulta che le persone povere in Italia, ovviamente, ci sono e vanno aiutate dallo Stato in modo serio ma il loro numero (in percentuale) è più o meno analogo a quello di altri Paesi europei, sicuramente della Svizzera come si potrà verificare nella prossima rubrica.
Ovviamente può spaventare la percentuale (24,4%) delle persone ritenute a rischio di povertà ma si tratta di un numero aleatorio che, in un Paese come l’Italia, probabilmente serve, appunto, più che altro a far discutere i media catastrofisti ed a far chiacchierare e spaventare la gente. (continua nel prossimo numero)
Di Dino Nardi



