Tra miti mediatici e realtà statistiche – Trasferimenti per ricongiungimenti familiari non per vantaggi fiscali o costo della vita
Da qualche anno i media ed i social danno notizia, anche con enfasi e, spesso, con interviste e commenti dei diretti interessati, di pensionati italiani che dall’Italia si spostano con la residenza in altri Paesi dove il costo della vita è inferiore a quello in Italia e l’imposizione fiscale è addirittura azzerata per loro o, comunque, molto ridotta rispetto a quella dovuta al fisco italiano.
Paesi, per esempio, come l’Albania, la Bulgaria, la Romania, il Portogallo o la Tunisia. Notizie da indurre sicuramente molti altri pensionati a fare, magari, anche solo un pensierino su quella scelta. Da un lato coloro che si sono impoveriti a causa del forte aumento del costo della vita che vi è stato in Italia in questi ultimi anni e, dall’altro, quei pensionati privilegiati che godrebbero di una forte riduzione o azzeramento dell’imposizione fiscale che, poi, si possono comunque permettere di continuare a vivere in Italia gran parte dell’anno pur non avendovi più la residenza legale. Media, social e diretti interessati che, però, evitano di ricordare quelli che sono gli aspetti negativi di quelle scelte, su tutti il livello dell’assistenza sanitaria che vi è spesso in quei Paesi.
Secondo l’eco, che i media italiani danno a questa tipologia di espatriati, sembrerebbe infine che questi pensionati siano numericamente chissà quanti ma, spulciando i dati forniti recentemente dall’Istituto previdenziale italiano (INPS), il loro numero risulterebbe molto limitato. Mentre, invece, un numero più elevato di pensionati italiani, che si trasferiscono all’estero, risultano essere coloro che vogliono ricongiungersi con i loro figli che vi risiedono essendo nati e cresciuti in quei Paesi dove gli stessi loro genitori, che oggi vi ritornano, erano emigrati a suo tempo per poi rimpatriare al momento del pensionamento lasciandovi però i figli (un fenomeno migratorio di ritorno, quest’ultimo, di cui noi tutti in Svizzera siamo diretti testimoni se non addirittura coinvolti personalmente!), oppure per ricongiungersi con figli emigrati loro stessi in anni più recenti.
Infatti questo dato statistico risulta evidente dal numero dei pensionati espatriati nel quinquennio 2019-2023 e dai Paesi di prevalente destinazione indicati nel rapporto pubblicato dall’INPS
Spagna 581 (2019), 451 (2020), 385 (2021), 451 (2022), 536 (2023)?
Svizzera 606 (2019), 393 (2020), 345 (2021), 412 (2022), 383 (2023)?
Germania 239 (2019), 294 (2020), 311 (2021), 214 (2022), 232 (2023)?
Francia 238 (2019), 210 (2020), 149 (2021), 160 (2022), 185 (2023)?
Stati Uniti 203 (2019), 107 (2020), 107 (2021), 124 (2022), 139 (2023)?
Canada 136 (2019), 72 (2020), 75 (2021), 77 (2022), 120 (2023)?
Australia 222 (2019), 208 (2020), 165 (2021), 102 (2022), 111 (2023)?
Belgio 93 (2019), 84 (2020), 65 (2021), 33 (2022), 81 (2023)?
Gran Bretagna 86 (2019), 63 (2020), 69 (2021), 58 (2022), 64 (2023)?
Argentina 57 (2019), 39 (2020), 32 (2021), 32 (2022), 58 (2023)?
Altri Paesi 591 (2019), 509 (2020), 406 (2021), 555 (2022), 610 (2023)
Come è evidente i dieci Paesi dove risultano essersi trasferiti maggiormente i pensionati INPS, nel quinquennio 2019-2023, non sono certamente annoverabili tra quelli dove il costo della vita può essere inferiore a quella che vi è in Italia (con l’eccezione, forse, dell’Argentina) e neppure come “paradisi fiscali”. Pertanto i pensionati italiani che si sono trasferiti in altri Paesi per tali motivi possono essere individuati unicamente tra quelli indicati nella voce “Altri Paesi” ovvero al massimo 2’671 pensionati su un totale di 12’328 espatriati, con un numero più o meno stabile anno per anno nel quinquennio preso in considerazione.
Di Dino Nardi

