A oltre trent’anni dalla guerra nell’ex Jugoslavia, il collettivo culturale “Pecore Ribelli” propone a Berna un ciclo di tre appuntamenti per riflettere su un conflitto che ha segnato profondamente l’Europa contemporanea.
Un progetto che nasce con un intento preciso: riportare al centro della memoria una guerra “dietro casa” che, nonostante la sua vicinanza geografica e storica, sembra non aver lasciato insegnamenti sufficienti. Un messaggio forte, che invita a interrogarsi anche su ciò che accade oggi.
Un percorso tra fotografia, testimonianza e teatro
Il programma si sviluppa attraverso tre momenti distinti, ciascuno con un linguaggio diverso ma un unico filo conduttore: la memoria.
Si parte dal 4 maggio al 16 maggio con la mostra fotografica “Shooting in Sarajevo”, curata da Luigi Ottani e Roberta Biagiarelli. Un’esposizione che restituisce, attraverso immagini potenti, il dramma quotidiano vissuto durante l’assedio della capitale bosniaca.
Il 7 maggio alle ore 19.00, spazio al racconto diretto con “C’era l’amore a Sarajevo”. Un dialogo con la giornalista Gigi Riva, testimone in prima persona di quegli anni tragici. Un’occasione preziosa per ascoltare una voce che ha vissuto la guerra sul campo, tra cronaca e umanità.
Infine, il 9 maggio alle ore 19.30, il teatro si fa memoria viva con “A come Srebrenica”, pièce interpretata da Roberta Biagiarelli. Un monologo intenso e frammentato che affronta uno dei capitoli più dolorosi della storia europea recente: il genocidio di Srebrenica.
Un messaggio che parla al presente
“Un’esperienza che non ci ha insegnato nulla… ma da cui ci avremmo dovuto imparare tanto per evitare quello che sta succedendo oggi.”
Questa frase, che accompagna l’iniziativa, racchiude il senso profondo del progetto.
Non si tratta solo di ricordare, ma di interrogarsi. Di mettere in relazione il passato con il presente, in un’Europa che ancora oggi si confronta con tensioni, conflitti e fragilità.
Un invito alla comunità
Per la comunità italiana in Svizzera, iniziative come “Pecore Ribelli” rappresentano molto più di un evento culturale: sono momenti di consapevolezza collettiva, occasioni per riflettere sulla storia europea recente e sul ruolo che ciascuno può avere nel costruire un futuro diverso.
Perché la memoria, se condivisa, può ancora diventare responsabilità.
L’immagine richiama la figura del “violoncellista di Sarajevo”, simbolo di resistenza culturale durante l’assedio della città.
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