Ancora una volta siamo ormai giunti a fine anno e, a ridosso delle feste natalizie, nelle reti tv ha avuto il predominio lo sport invece dei tradizionali e per lo più vecchissimi film commedia americani con Babbi natale, renne ed altri ammennicoli vari in tema. Ovviamente mi riferisco allo sport più popolare da sempre, ovvero al calcio, che quest’anno per la prima volta in assoluto ha visto organizzare il suo campionato del mondo in questo periodo invece che nel tradizionale mese di giugno. Motivo? Qualcuno, cioè la FIFA, ha ritenuto di accogliere le sollecitazioni del ricchissimo Qatar di volerlo organizzare per la prima volta in un Paese Arabo del Golfo Persico dove, peraltro, per evidenti ragioni climatiche, non era certamente possibile far giocare le squadre nel mese di giugno ma, visto anche le temperature autunnali di quelle latitudini, probabilmente neppure in questo periodo. Senza dimenticare l’inopportunità di organizzare in Qatar un tale evento mondiale per i noti problemi politici e sociali di quel Paese. Ma così è andata per cui nelle ultime settimane di questo 2022 tutti gli amanti di questo sport, a iniziare dal sottoscritto (pur orfano della nazionale italiana sostituita nel tifo con quella rossocrociata), seduti davanti alla tv a seguire questo strano campionato del mondo di calcio che ha offerto diverse curiosità.
La prima in assoluto è stata la presenza sugli spalti degli stadi di tifosi-comparse, ovvero gli ex operai che avevano costruito gli stadi che – di partita in partita – venivano dotati, dagli organizzatori del torneo, delle magliette dei colori delle squadre in campo ovviamente per mancanza dei tifosi veri specie delle squadre europee. La seconda curiosità è stata la capacità di squadre nazionali non certamente di prima fascia, come si suol dire, che vincono contro le squadre più blasonate del torneo: l’Arabia Saudita che batte 2 a 1 l’Argentina; il Giappone che vince 2 a 1 contro la Germania perdendo poi, a sua volta, per 1 a 0 contro il Costarica che aveva già subito ben 7 goal dalla Spagna; la sorpresa del Marocco che, incredibilmente, è arrivato a giocarsi la semifinale battendo squadre come il Belgio, la Spagna ed il Portogallo. La terza, che la metà dei giocatori del Marocco, cioè 13 su 26, non sono nati in Marocco (uno anche in Italia) e si racconta che uno di loro non ne conosca neppure la lingua. La quarta, che nella squadra nazionale francese ben 13 calciatori (sempre su 26) hanno radici africane.
Oltre alle citate curiosità, in questo campionato del mondo il sottoscritto ne ha individuata un’altra e cioè che in tutte le squadre nazionali, anche in quelle di Paesi tradizionalmente destinatari di forte emigrazione italiana, fossero praticamente scomparsi giocatori il cui cognome tradiva evidenti radici italiane. Perfino nelle formazioni delle squadre nazionali dell’America Latina cioè di Paesi che un tempo hanno fornito alle squadre di club italiane ed alla stessa nazionale azzurra molti campioni, i famosi “oriundi”, ossia quei calciatori che, pur nati all’estero, sono comunque cittadini italiani in virtù dello jus sanguinis. Anzi, uno anche nel Qatar c’era, e come se c’era, con le sue radici nelle Marche, nientepopodimeno che Leo Messi. Evidentemente, con il passare degli anni e delle generazioni, l’integrazione ed un certo benessere raggiunto oggi dalle nostre comunità nei Paesi di accoglienza sono tali (per certi versi lo stesso sta accadendo anche in Italia e qui in Svizzera) per cui, i giovani, a differenza di un tempo, non intravedono più nel calcio attivo – con i sacrifici che esso richiede per poter aspirare al successo – quell’ascensore sociale che in passato aveva gratificato tanti dei loro genitori e nonni!



