Gigliola Fracchia è una protagonista discreta ma determinante della vita culturale di Casale Monferrato. Nel suo percorso di amministratrice, la cultura è sempre stata uno strumento di crescita collettiva e di dialogo con la città: dal Castello al Teatro, fino al Museo. In questa intervista, realizzata per L’ECO da Luisa Pavesio, racconta una Casale che ha saputo rigenerarsi, dove memoria, arte e nuovi orizzonti si intrecciano in una visione aperta al futuro.
Dopo una carriera all’ interno di una Banca, che hai proseguito nonostante il tuo impegno politico, sei stata per anni assessore alla Cultura del tuo Comune, Casale Monferrato. Puoi fare un bilancio delle tue attività? Io ricordo l’appoggio che hai offerto alla mostra di Maria Rita Vita al Castello…
È stato un ruolo che ho vissuto come un servizio alla comunità, cercando di sostenere e valorizzare le tante realtà culturali presenti a Casale Monferrato. Il bilancio è sicuramente positivo: penso al lavoro fatto sul Castello del Monferrato come luogo vivo e aperto, capace di ospitare mostre, eventi e iniziative di qualità, come quella di Maria Rita Vita che ricordi, ma anche a rassegne, collaborazioni con associazioni e istituzioni culturali e a un dialogo costante con il mondo dell’arte e della creatività. L’obiettivo è sempre stato quello di rendere la cultura accessibile e partecipata, non elitaria, sviluppando il ricco contesto locale e, allo stesso tempo, divulgando la cultura di alto livello: Castello, Teatro e Museo sono stati i tre cardini attraverso i quali, ancora oggi, l’antica capitale del Monferrato è conosciuta come polo culturale non solo a livello locale, ma sempre più ampio.
Oggi ricoprì un altro incarico, sempre all’ interno della squadra comunale. Di cosa ti occupi in particolare?
Oggi sono Assessore all’Ambiente: è un ruolo diverso, ma altrettanto importante, che mi vede impegnata su temi cruciali come la tutela ambientale, la sostenibilità, la gestione del verde urbano, l’educazione ambientale e la qualità della vita dei cittadini. In una città come Casale Monferrato, l’impegno ambientale è indissolubilmente legato anche alla storia delle bonifiche da amianto e al superamento del passato segnato dalla vicenda Eternit: un percorso lungo e complesso che ha posto al centro la tutela della salute pubblica e che continua ancora oggi con attenzione e responsabilità. L’ambiente non è un settore a sé stante, ma attraversa tutte le politiche pubbliche: significa prendersi cura del territorio, della salute e del futuro della nostra comunità.

Casale Monferrato, cittadina veramente elegante, superato gli anni tristi legati all’ Eternit ha decisamente altre prospettive. Me ne puoi parlare?
Oggi guarda avanti con maggiore consapevolezza e con prospettive nuove. Il lungo e complesso lavoro di bonifica, unito a un forte impegno civico e istituzionale, ha permesso alla città di voltare pagina senza dimenticare. Casale è oggi un esempio di come si possa trasformare una ferita profonda in una spinta verso un modello di sviluppo più attento, orientato alla sostenibilità e rispettoso delle persone e dell’ambiente.
Scusa se torno alla cultura, il mio chiodo fisso da una vita. Spesso mi è capitato di pensare che sia possibile un recupero artistico della cosiddetta archeologia industriale, anche per cancellare a colpi di pennello i brutti ricordi. Esiste qualche progetto simile? O in ogni caso, quali sono i progetti futuri?
Il tema del recupero artistico dell’archeologia industriale è affascinante e assolutamente attuale: l’arte può essere uno strumento potente per rileggere il passato e restituire nuovi significati a luoghi segnati dalla storia. A Casale Monferrato esistono riflessioni e progettualità che vanno in questa direzione, sia attraverso interventi culturali temporanei sia pensando a riusi più strutturati degli spazi. In questo percorso si inserisce anche la riqualificazione del Paraboloide, che non è solo un importante manufatto architettonico e ingegneristico, tra i pochi esempi di questo tipo presenti in Italia, ma è destinato a diventare sempre più un luogo della città, aperto e fruibile da tutti. Parallelamente, è fondamentale la collaborazione con realtà associative, culturali e istituzionali che lavorano per storicizzare, studiare e valorizzare il patrimonio storico-industriale locale, affinché questi luoghi non siano solo recuperati fisicamente, ma diventino anche spazi di memoria, conoscenza e condivisione. I progetti futuri, in generale, guardano sempre più a un’integrazione tra ambiente, cultura e rigenerazione urbana, perché solo mettendo insieme questi elementi si può costruire una città davvero vivibile e capace di guardare al domani.
Luisa Pavesio



