Vi è mai capitato di andare a teatro senza sapere esattamente cosa andrete a vedere? Poi guardate il nome in locandina. Come al teatro di Locarno: Monica Guerritore. Solo il nome basta. Racconta una vita intera. Storie. Le storie della sua vita.
Il 19 novembre scorso, davanti a un pubblico numerosissimo, sul palcoscenico si presenta Monica Guerritore, che lancia la domanda: «Cosa si aspetta il pubblico dal biglietto che ha pagato?»
Per quasi 75 minuti, Monica Guerritore si confronta con questa domanda, come se stesse difendendo una tesi di laurea. Lei, che è scivolata nel mestiere dell’attrice senza nemmeno pensarci. Lei, che per aiutare un’amica a evitare la fila per un provino al Teatro Piccolo finge un malore, ritrovandosi sul palcoscenico con la sua valigetta e, naturalmente, senza testo di recitazione. Lei, che riparte con la valigetta verso la montagna per andare a sciare con gli amici, ignara che il destino la riporterà di forza sul palcoscenico. E, come conseguenza, diventa regista di se stessa anche al cinema, sul grande schermo, con “Anna”.
La definizione di “leggendaria”, quando si parla di una carriera, di un’esistenza o di una parabola artistica, è spesso abusata. Ma dopo questa serata al teatro di Locarno, non sono sicura che la vita e i cinquant’anni di carriera di Monica Guerritore possano essere ridotti ai soliti aggettivi di riconoscimento. Ci si può allora chiedere: un’attrice straordinaria, una donna che si dona con tanta passione in ciò che fa, diventa leggendaria… o resta semplicemente autentica?
In una serata, il pubblico viene preso per mano e ripercorre l’adolescenza di una ragazzina che desiderava fare tutt’altro che l’attrice. Accompagna la donna che fa teatro insieme al regista, l’uomo che sposerà. Vive con lei il vuoto emotivo della separazione, del divorzio. Segue con empatia lo smarrimento che accompagna la fine di un amore, specialmente quando si intreccia con il presente e il futuro della propria carriera. Rimettersi in gioco e ricominciare da zero dimostra non solo l’umiltà e il rispetto per la professione di attrice, ma anche la forza di volontà di ritrovarsi come donna.
Una donna che mostra la propria fragilità e condivide la sofferenza superata dopo un cancro al seno, senza nascondere la cicatrice in scena. Nessuna manica lunga, nessun artificio: anzi, espone la cicatrice dell’intervento, affinché le donne che la osservano possano sentirsi meno sole, prima, durante e dopo un’esperienza così intensa.
E mentre con le sue ferite abbraccia le donne tutte, solleva un’altra problematica tabù: la fragilità della memoria. Quella di sua mamma. Mentre come donna supera la prova del cancro al seno, come figlia s’imbatte contro un inizio di Alzheimer della madre.
Ci commuove quando parla dei suoi genitori, seduti insieme in platea, venuti solo per vederla. E il pubblico applaude, perché senza alcuna lezione di morale, questa Donna e Attrice con la D e la A maiuscole sottolinea, con garbo, che una coppia può separarsi e divorziare in qualsiasi momento. Ma per i figli, è d’obbligo restare genitori. Sempre.
Dal palcoscenico alla vita. Dalla vita all’analisi tramite autori. E cita la psicanalisi. La letteratura. Sdrammatizza ed ironizza l’amore, citando le 800 pagine di “A la recherche du temps perdu” di Proust, per mettere in risalto l’ultima frase di questo fiume d’inchiostro: “… un amore per una donna che non era nemmeno il mio tipo”…
Il momento culminante arriva quando il palcoscenico si trasforma in vita reale: la promozione del suo film Anna, che nessun giornalista dovrebbe considerare un esordio, ma piuttosto la logica conseguenza di un percorso di vita intenso e vissuto appieno.
Anna e Monica si fondono davanti ai nostri occhi, e il pubblico applaude, perché comprende il messaggio: il rispetto della donna non può limitarsi alla sola giornata del 25 novembre.
E prima di congedarsi, Monica Guerritore scende dal palcoscenico e porta il suo calore tra il pubblico, percorrendo tutta la sala. In pochi secondi, distribuisce baci al volo e si ritira con classe, lasciando dietro di sé una vampata di affetto. Una menopausa ormonale animata da un’energia senza età.
Il pubblico resta per qualche minuto ancora incollato alle poltrone del teatro. Ha capito che il prezzo del biglietto è solo un prezzo di mercato. Che lo spettacolo è la narrazione e la confessione di una vita vissuta.
Quello che il pubblico ha ricevuto da Monica Guerritore questa sera non ha prezzo. Di donne e attrici come lei bisogna farne tesoro. Le emozioni che suscitano in ognuno di noi sono impagabili.
Con “La sera della prima”, il pubblico ha ripercorso con Monica Guerritore le sue avventure, paure, sfide e gli inciampi dietro le quinte del teatro e della sua vita. Leggendaria!
Graziella Putrino
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