Nel panorama delle grandi storie industriali italiane, alcune figure restano sorprendentemente poco raccontate, nonostante il loro impatto decisivo. In occasione dei 150 anni dalla nascita di Nicola Romeo, proponiamo ai nostri lettori un approfondimento firmato da Graziano Guerra che ripercorre la vicenda umana e imprenditoriale dell’uomo che ha trasformato l’Alfa Romeo in un simbolo riconosciuto nel mondo.
Un viaggio tra intuizione, coraggio e visione internazionale, che ci riporta alle radici di un marchio capace ancora oggi di evocare passione e innovazione.
Alle origini del mito Alfa Romeo

Nato a Sant’Antimo, in provincia di Napoli, nel 1876, Nicola Romeo fu ingegnere di formazione e imprenditore per vocazione. Nel 1915, rilevando l’A.L.F.A., riuscì – al termine della Grande Guerra – a rilanciare la Casa milanese, ponendo le basi di una delle più affascinanti storie industriali italiane.
Arrivato a Milano dopo studi e esperienze lavorative in mezza Europa, Romeo seppe trasformare una fabbrica in difficoltà in un marchio destinato a diventare mito.
La visione: industria e competizione
Quando nel 1915 rileva l’A.L.F.A., la giovane azienda del Portello è in liquidazione. Romeo la integra nella propria attività, riconvertendola alla produzione bellica durante la Grande Guerra.
È però nel dopoguerra che emerge con forza la sua visione: riportare l’azienda alle automobili, puntando su vetture sportive da turismo ad alte prestazioni e sulla partecipazione alle competizioni internazionali.
Per Romeo, le corse non sono un capriccio, ma un laboratorio tecnologico e un potente strumento di comunicazione. Le vittorie dimostrano la qualità delle vetture di serie, mentre le innovazioni sviluppate in pista vengono trasferite ai modelli stradali.
Una strategia moderna, quasi pionieristica.
Gli uomini chiave: Jano e Ferrari
Romeo possiede anche un talento fondamentale: quello di circondarsi di persone straordinarie. Tra queste spiccano Vittorio Jano, geniale progettista, ed Enzo Ferrari, allora giovane pilota e organizzatore. Sarà proprio Ferrari, su incarico di Romeo, a convincere Jano a trasferirsi a Milano. Da questa scelta nascerà la leggendaria P2, vettura che, grazie alle sue vittorie, porterà l’Alfa Romeo nell’élite mondiale del motorsport.
Jano firmerà successivamente anche le celebri 6C e 8C, modelli che ancora oggi rappresentano l’eccellenza tecnica e stilistica del marchio.
Una vita tra ingegno e visione internazionale
La storia personale di Nicola Romeo è altrettanto intensa. Nato in una famiglia numerosa e modesta, studia con determinazione fino a laurearsi in ingegneria civile ed elettrotecnica tra Napoli e Liegi. Lavora in Francia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti, accumulando competenze e una solida visione internazionale.
Nel 1906 fonda a Milano la “Ing. Nicola Romeo & C.”, importando macchinari americani per grandi opere.
Durante la guerra la sua azienda cresce, attira capitali e si espande in diversi settori: ferroviario, agricolo e industriale. Nel 1918 cambia nome in “Società anonima italiana Nicola Romeo & C.” e, un anno dopo, entra definitivamente nel mondo dell’automobile.
Gli ultimi anni e l’eredità
Nel 1921 lo Stato, tramite le banche, assume il controllo dell’Alfa Romeo, ma Romeo resta amministratore delegato, accompagnando la transizione con competenza e pragmatismo. Lascerà l’incarico nel 1928 e, l’anno successivo, verrà nominato Senatore del Regno, riconoscimento del suo contributo all’industria italiana. Si spegne il 15 agosto 1938 a Magreglio, sul lago di Como, dove si era ritirato con la moglie e i sette figli.
Oggi, le vetture nate sotto la sua guida continuano a emozionare nei musei e negli eventi internazionali: rombano, brillano, raccontano un’epoca in cui l’automobile era avventura, ingegno e coraggio.
Nicola Romeo non fu solo un imprenditore: fu l’uomo che diede un’anima al Biscione.
Foto: courtesy of Stellantis
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