Maria Palladino, curatrice della mostra Luci sulla Biennale a Venezia

Luci sulla Biennale, Maria Palladino racconta l’arte contemporanea

Mostra “Luci sulla Biennale” è il progetto espositivo che porta a Venezia, tra agosto e novembre 2026, artisti e linguaggi diversi dell’arte contemporanea, creando un dialogo con la 61ª Biennale Internazionale d’Arte. A curare il ciclo di esposizioni è Maria Palladino, critica d’arte e curatrice indipendente con una lunga esperienza nell’organizzazione di mostre ed eventi culturali.

Dalla nascita di “Luci sulla Biennale” alle trasformazioni dell’arte contemporanea, dal ruolo del curatore al rapporto con il pubblico: Luisa Pavesio ne parla con Maria Palladino in questa intervista.


Mostra “Luci sulla Biennale”

(prima tappa: 13- 31 Agosto 2026, seconda e terza a Settembre e Novembre 2026)

Venezia, San Marco 4013A

Ne parliamo con la curatrice Maria Palladino

Maria Palladino, nata a Napoli, curatrice indipendente di eventi artistici, critico d’arte e redattrice di Artribune, sin dal 2003 organizza mostre d’arte contemporanea con associazioni e gallerie a Napoli, sua città natale, e nel Veneto, in particolare a Padova, dove risiede. Fra le collaborazioni si citano quelle con Arteforum Gallery, Mag Mediolanum Art Gallery, Galleria La Teca e le associazioni Artisti Indipendenti Paolo Capovilla e MoMArt di Padova, le Gallerie Berga di Vicenza e La Teca di Padova, Città di Padova, Transvisionismo di Castell’Arquato (PI), Arteincontro di Montesilvano (PE). Al suo attivo anche esposizioni in spazi istituzionali in Italia e all’estero.

Come curatrice della Fondazione Arte Contemporanea ha collaborato a numerosi eventi nel contesto fra l’altro della 57 e 58a Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e della 16a Biennale dell’Architettura. Ha diretto la galleria d’arte contemporanea Venice Art Gallery di Venezia.

Lei è curatrice, storica dell’arte e organizzatrice di eventi. Quali sono le caratteristiche di ognuna di queste attività, e per quale si sente maggiormente vocata? O le tre attività coesistono?

Direi che si tratta di tre professionalità ben diverse, che possono coesistere e cooperare, una volta acquisite le conoscenze e le competenze, e possono insieme risultare molto efficaci nella gestione e preparazione di un evento d’arte. Io sono più precisamente un critico d’arte, in quanto curo le presentazioni e i testi critici e sono redattrice per le testate di arte e cultura Artribune e Veneto Arte. Uno storico dell’arte invece, come dice la parola stessa, ha conseguito un titolo specifico nella materia storica. Un curatore si occupa di supervisionare e coordinare gli attori, i luoghi, i materiali e tutto il necessario che pertiene alla messa in opera di una mostra. Un organizzatore di eventi invece entra meno nel merito della parte concettuale, si limita ad organizzare dall’esterno.

Mi può dare qualche cenno sulla Sua biografia e sulla Sua formazione. Come ha iniziato l’attività?

Ho studiato lingue e arte, con un piano di studi filologico-letterario, all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ho iniziato a lavorare da subito per associazioni culturali e gallerie, collaborando all’organizzazione di mostre ed iniziando a scrivere per gli artisti. L’arte, in maniera teorica e pratica, è per me una passione innata e una ragione di vita, fin dall’infanzia.

Opere esposte alla mostra Luci sulla Biennale a Venezia

La mostra inaugurata il 13 Agosto si intitola“Luci sulla Biennale”. Può raccontarci come è nata e come sono stati selezionati gli Artisti?

“Luci sulla Biennale” rappresenta un ciclo di eventi che prevede tre tappe o appuntamenti: in Agosto, dal 13 al 31, e in Settembre e Novembre, proprio in corrispondenza della chiusura della 61.ma Biennale d’Arte di Venezia. Lo spunto è il tema della Biennale di quest’anno: “In minor key”, ovvero “in tonalità minore”, e rispecchia per me tutte quelle voci “minori”, artisti più o meno noti, che stanno dando vita e luce con le loro opere a questa serie dii mostre, rappresentando un “controcanto” di rilievo alla via istituzionale. La selezione è stata effettuata ad ampio raggio fra i contatti già esistenti, autori che stimo e con cui collaboro ormai da anni, e nuove conoscenze e amicizie, nate osservando e scegliendo accuratamente, in una vasta proposta di lavori, gli esempi di maggior pregio e livello.

Fra le mostre che ha curato, mi è parsa particolarmente interessante Mut-Azioni, che pare voler sottolineare la continua evoluzione del linguaggio e delle maniere dell’arte contemporanea. Può raccontarmene qualcosa?

La mostra “Mut-Azioni. Evoluzioni contemporanee di segno, forma, colore”, si è svolta dal 14 al 28 Febbraio scorso sempre a Venezia, presso lo spazio espositivo Venezia Open Art. Infatti, in quel caso l’oggetto del discorso era l’osservazione e l’analisi delle nuove proposte, di quanto di più attuale nel campo. Insieme alla considerazione che l’espressione artistica è a tutti gli effetti, un'”azione muta”, di resistenza e rinnovamento, di contro agli innumerevoli mali del mondo, compiuta attraverso il bene e la bellezza che l’arte rappresenta. Siamo individui che si evolvono continuamente, ritornando ciclicamente, con variazioni e rivisitazioni, sugli stessi temi, linguaggi e motivi universali.

Opere d’arte contemporanea esposte alla mostra Luci sulla Biennale a VeneziaLe Sue locations sono spesso veneziane. Risiede a Venezia, o ha trovato in questa bellissima città un terreno particolarmente fertile per le Sue esposizioni?

Ho abitato e abito ancora, fra un viaggio e l’altro, a Padova da più di vent’anni. Questa città, crocevia di strade, mi ha dato la possibilità di spostarmi in ogni dove per il mio lavoro. Ma Venezia rimane un indiscusso punto di riferimento, per ragioni storiche, geografiche, per la sua indiscutibile bellezza e la posizione da sempre di primo piano nell’ambito degli eventi artistici, al di sopra di tutti la Biennale Internazionale d’Arte. Perciò questa città non può che rimanere un polo d’attrazione, e pertanto uno dei luoghi più favorevoli in Italia, e direi nel mondo, in cui proporre e presentare arte.

Locandina della mostra Luci sulla Biennale a Venezia, ottobre 2026Parlando di arte contemporanea. Il pubblico non appare più sconcertato di fronte ai nuovi linguaggi, come accadeva una volta, ma resta comunque in ombra, a mio parere, l’infinita libertà di fruizione e interpretazione di un’arte non legata a schemi né iconografie. Lei si dedica all’arte contemporanea in via prioritaria. Quali reazioni registra nell’approccio dei visitatori alle Sue mostre?

Gli artisti che prendono parte alle mie mostre esplorano i linguaggi, le tecniche e gli stili più differenti, da quelli più tradizionali alle nuove tecnologie. L’approccio del pubblico finora è sempre stato curioso, ammirato, divertito, talvolta sconcertato, ma sempre e comunque interessato: il prodotto artistico autentico, frutto di emozione e d’ingegno, stimola, e deve farlo, a porsi degli interrogativi, e a prospettare delle risposte, su temi che hanno sempre e comunque a che fare con l’umano.

Sembra mancare oggigiorno un critico mentore, come fu Bonito Oliva per esempio, in grado di individuare delle direttrici nel maremagno dell’arte contemporanea, riportando i vari Artisti a delle unità di correnti e scuole . Lei sarebbe in grado di indicare qualche linea dominante nell’arte assolutamente contemporanea, quella degli Artisti più giovani?

Sicuramente la Graffiti Art e la Pop Art vanno ancora per la maggiore, in questi anni che riflettono la società dei consumi, l’immagine, il colore estremo, i toni altisonanti. C’è tuttavia grande varietà di proposte e di gusti, dal figurativo più tradizionale, con i suoi estimatori, all’Informale e ai vari astrattismi, fino alle derive più originali del Concettuale. È sempre possibile individuare qualche tratto comune che unisca vari artisti, poiché l’arte appunto, procede per declinazioni di manifestazioni archetipiche. Manca però in questo tempo, evidentemente, la volontà di unione, preferendo, ogni personalità, ricercare e provare ad affermare la propria strada e la propria individualità.

Luisa Pavesio


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