È notizia di qualche giorno fa che a Torino, un uomo che ha massacrato di botte la sua ex è stato assolto perché… “andava compreso”. Sì, avete letto bene. La violenza fisica diventa improvvisamente materia di psicologia empatica: il colpevole è incompreso, la vittima evidentemente troppo sensibile. Con sentenze così, sembra quasi di fare un salto indietro nel tempo, al Medioevo, quando la violenza domestica era considerata affare privato e le donne “dovevano saper sopportare”.
Per la donna aggredita, per tutte le donne che hanno subito violenza, questa sentenza è un pugno nello stomaco. Non solo per le botte subite, ma per il messaggio che trasmette: la società e talvolta la giustizia sembrano più inclini a comprendere chi aggredisce piuttosto che chi subisce. La Procura di Torino, per fortuna, non ci sta e ha già annunciato ricorso. Speriamo che l’appello riporti il concetto di responsabilità dove dovrebbe stare: dalla parte di chi subisce, non di chi colpisce.
Questo episodio ci ricorda quanto sia fragile la tutela delle donne anche nel 2025. Non basta condannare la violenza quando tutti la condannano a parole: serve una giustizia che metta la vittima al centro, che non cerchi scuse psicologiche per chi sbaglia, e che ribadisca con forza che nessuna donna deve essere “compresa” perché picchiata.
Con sentenze come questa, il Medioevo sembra un po’ più vicino di quanto vorremmo. Ma la voce delle donne, il coraggio di denunciare e la pressione dell’opinione pubblica possono far cambiare le cose. Perché comprendere non può mai significare giustificare la violenza.
Maria Bernasconi



