Passaporto italiano nella tasca, simbolo doppia cittadinanza

L’utilità sottaciuta della doppia cittadinanza

Coloro che mi conoscono personalmente e certamente i lettori di questa rubrica sanno benissimo come la pensi, il sottoscritto, in merito alla possibilità di avere una doppia cittadinanza entrata in vigore in Italia a seguito della legge n. 91 del 1992. Tuttavia vi sono alcuni lettori che non condividono questa mia posizione, ovvero che l’avere (richiedere) una doppia cittadinanza – a mio avviso – sia solo strumentale ad ottenere un qualche ulteriore beneficio, quantomeno nella stragrande maggioranza dei casi.

Tornerò pertanto su questo argomento – cercando di non ripetermi con concetti già espressi – ricordando come la doppia cittadinanza sia sicuramente una opportunità, per molti, di trarne un beneficio o comunque di poterne avere, con un paio di esempi.

Esempi pratici della doppia cittadinanza:

Un esempio può essere quello degli emigrati italiani, residenti in Svizzera, interessati alla cittadinanza elvetica:

a) per non temere di dover essere costretti a lasciare la Confederazione spaventati dalle ricorrenti iniziative antistranieri che vi sono state in questo Paese ed il perdurante clima politico avverso gli stranieri;

b) per poter rimpatriare tranquillamente al momento del pensionamento ed essere liberi di ritornare poi a vivere in Svizzera, vicino ai figli, qualora ve ne fosse in seguito la necessità.

L’altro esempio è quello di persone con lontane origini migratorie italiane, come gran parte dei cittadini sudamericani, interessate a recuperare la cittadinanza del Belpaese. Cioè persone, che spesso non sono neppure mai state in visita in Italia e tantomeno hanno dimestichezza con la lingua di Dante, per le quali l’opportunità di recuperare la cittadinanza italiana – ius sanguinis – è certamente strumentale all’ottenimento del passaporto italiano e non certamente quello del così detto “richiamo della foresta” cioè delle proprie radici. Infatti, una volta ottenuto il passaporto italiano, queste persone raramente si trasferiscono poi in Italia, bensì nei Paesi della penisola Iberica o in altri ancora ove, con questo documento, è possibile entrare senza bisogno di un visto.

Infatti il passaporto italiano, ovvero dell’Unione Europea, è tra i più ambiti in assoluto come dimostra anche una recente classifica dei passaporti più potenti al mondo stilata recentemente dall’Henley Passport Power Index, sui dati esclusivi forniti dall’International Air Transport Authority (IATA), in base al numero di Paesi in cui è consentito l’accesso senza necessità di un visto.

Stando a questa classifica, su 199 passaporti diversi, il più potente è quello di Singapore che consente di accedere a ben 193 Paesi su 227 diverse destinazioni in tutto il mondo. Al secondo posto vi è quello della Corea del Sud con 190 accessi, seguito dal Giappone con 189 ed infine al quarto posto abbiamo proprio l’Italia – a pari merito con Germania, Lussemburgo, Spagna e Svizzera – con accesso a 188 Paesi. Mentre i passaporti dei Paesi dell’America Meridionale, che ospitano consistenti comunità con lontane origini italiane, in cui maggiore è la richiesta di recupero della cittadinanza italiana, si collocano tutti in una forbice che varia dal 15° (Cile) al 64° posto (Bolivia).

Una classifica che spiega benissimo l’utilità per i cittadini di questi Paesi di poter ottenere un passaporto italiano, ergo dell’Unione Europea.

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