Mani di due persone durante la firma di un documento di lavoro o di un contratto professionale.

Contratto di lavoro (seconda parte)

Nel mondo del lavoro, il tema del licenziamento resta uno degli argomenti più delicati e potenzialmente conflittuali. Non sempre infatti la cessazione di un rapporto professionale avviene senza tensioni, soprattutto quando entrano in gioco lunghi termini di disdetta, motivazioni contestate o addirittura il cosiddetto licenziamento “in tronco”.

I termini di disdetta vanno rispettati

In assenza di motivi gravi, il datore di lavoro che intende licenziare un collaboratore deve rispettare i termini di disdetta previsti dal contratto. Non è raro che alcuni contratti prevedano periodi relativamente lunghi, anche di sei mesi.

Dopo la comunicazione della disdetta, può però accadere che il lavoratore riduca il proprio rendimento o assuma atteggiamenti contrari agli interessi dell’azienda. Questo rischio è particolarmente sensibile quando si tratta di figure dirigenziali o di collaboratori che hanno accesso a informazioni confidenziali.

La pratica della “Freistellung”

Per evitare inconvenienti di questo tipo, nella pratica si ricorre spesso alla cosiddetta “Freistellung”, ossia la liberazione immediata del lavoratore dall’obbligo di prestare attività lavorativa, pur continuando a ricevere regolarmente il salario fino alla scadenza del termine di disdetta.

Si tratta di una soluzione piuttosto diffusa, ma che presuppone una certa solidità finanziaria da parte del datore di lavoro, il quale deve continuare a sostenere il costo dello stipendio senza più beneficiare della prestazione professionale del dipendente.

Attenzione alla motivazione del licenziamento

Un altro aspetto particolarmente delicato riguarda la motivazione della disdetta.

La legge non obbliga il datore di lavoro a motivare spontaneamente il licenziamento, ma il lavoratore può richiederne le ragioni. In questi casi, occorre prestare molta attenzione: motivazioni troppo dettagliate o formulate in modo improprio rischiano infatti di sfociare in controversie giudiziarie.

Per questo motivo, molti specialisti consigliano di limitarsi allo stretto necessario.

Quando è possibile il licenziamento immediato

Diverso è il caso della disdetta per motivi gravi, comunemente definita “licenziamento in tronco”.

Questa forma di cessazione del rapporto di lavoro è possibile soltanto quando esiste un comportamento tale da rompere irrimediabilmente il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendente.

Tra i motivi generalmente considerati gravi figurano, ad esempio:

  • il furto;
  • le molestie sessuali;
  • comportamenti incompatibili con la funzione svolta.

In questi casi, il licenziamento può avvenire con effetto immediato, ma i fatti devono poter essere provati in modo chiaro e convincente.

I casi che richiedono un ammonimento

Esistono poi situazioni meno gravi che, da sole, non bastano a giustificare un licenziamento immediato, almeno in una prima fase.

Si pensi al lavoratore che arriva frequentemente in ritardo oppure a chi consuma alcool sul posto di lavoro. In casi simili, la prassi richiede normalmente un ammonimento preventivo.

Il datore di lavoro dovrebbe quindi avvertire il dipendente in modo chiaro, ad esempio specificando che ulteriori violazioni potrebbero comportare il licenziamento.

Naturalmente vi sono eccezioni: se la professione svolta è incompatibile con il consumo di alcool — come nel caso di un autista di autobus o tram — anche un singolo episodio può essere considerato sufficiente per un licenziamento immediato.

La comunicazione del licenziamento

Quando il motivo grave sussiste, il rapporto di lavoro termina immediatamente nel momento in cui il dipendente riceve la comunicazione della disdetta.

La comunicazione può avvenire:

  • tramite lettera raccomandata;
  • verbalmente;
  • mediante consegna diretta di una lettera di licenziamento.

Nel caso di comunicazione orale, è consigliabile la presenza di una terza persona per motivi probatori. Nella pratica, spesso la lettera viene fatta controfirmare dal destinatario, anche se quest’ultimo può rifiutarsi di firmarla.

La presenza di un testimone durante la consegna può comunque risultare decisiva in caso di successiva contestazione davanti a un giudice.

Il rischio del licenziamento abusivo

La disdetta per motivi gravi dovrebbe sempre essere utilizzata con grande prudenza e buon senso, soprattutto perché qualsiasi licenziamento può essere contestato in tribunale.

Se il motivo grave invocato non viene dimostrato — ad esempio nel caso di accuse di furto o molestie prive di prove sufficienti — il giudice può considerare il licenziamento abusivo.

In tal caso, chi ha disdetto il contratto rischia una condanna al pagamento di un’indennità che può arrivare fino a sei mesi di stipendio.

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