La scrittrice milanese vive in Svizzera. Autrice di numerose opere di successo, dalla poesia al romanzo, ma nota in particolare per le sue spy stories, è stata tradotta fra l’altro in Francia, Spagna, Germania e Austria.
Sei stata definita come la “John Le Carrè in gonnella” dal tedesco Frankfurter Allegemeine Zeitung nonché “maestra del thriller di spionaggio” dall’altrettanto prestigioso Spiegel.. Come è iniziata la tua importante carriera letteraria?
Io nasco come autore dalla poesia, e prima del ciclo di Spy Stories ho scritto due romanzi che nulla avevano a che vedere con lo spionaggio. Ma l’impegno civile è sempre stato costante nella mia vita, e il modo che mi sembrava più produttivo per cercare di ristabilire una verità, anche fosse solo la mia, era il racconto di spionaggio.
Sei sempre stata molto bella, è quello che ho pensato durante il nostro primo incontro a Stoccarda quando dirigevo l’Istituto Italiano di Cultura. Tu presentavi “Der Spion u. der Dichter”, portandoti dietro un grande ametista su cui, mi raccontavi, dormivi la notte, sistemandolo sotto al cuscino in base agli insegnamenti della cristalloterapia. Tornando al tuo aspetto la bellezza, che ancor oggi possiedi, ti è stata di aiuto o ha piuttosto costituito un ostacolo?
Cara Luisa, ti ringrazio per il complimento, mi rincuora, oggi, che le primavere sono ormai tante. No, essere bella non mi pare sia stato un vantaggio, per la mia mentalità e per un certo modo di vedere e di pensare dell’universo maschile. Inoltre, e mi dispiace dirlo, anche l’universo femminile spesso è contaminato dall’invidia. Insomma, poca solidarietà da una parte come dall’altra. Ma forse mi sbaglio…
Fra le tue opere ce n’è una che ami particolarmente, un “figlio prediletto”?.
A dire il vero non ho particolari preferenze. Forse, per motivi affettivi, cito il primo, “Il Falso pretendente”, che scrissi a 29 anni ma che uscì quando ne avevo 37…
Da anni vivi in Svizzera, anche se spesso torni in Italia, particolarmente nella tua Milano. Come mai hai scelto di trasferirti?
Il mio trasferimento in Svizzera è stato motivato dalla salute di mia figlia, che non poteva vivere in una città inquinata come Milano, e dal fatto che da quasi quarant’anni lavoro con la casa editrice svizzero-tedesca Diogenes Verlag. In realtà sono vicinissima al confine e a cinquanta chilometri da Milano.Ma al tempo c’era un governo che non gradivo, e lo farei a maggior ragione oggi. Come disse il mio amico Ferruccio De Bortoli: “Ti sei trasferita in Svizzera per i motivi contrari per i quali si trasferisce la maggior parte delle persone.”
Stai scrivendo qualcosa?
Ho appena terminato un romanzo, ma non uno spionaggio. Tratta del rapporto tra i vivi e i morti, e di una storia d’amore che travalica la morte e il Tempo. Per ora lo sto ancora rivedendo.
I tuoi romanzi sono stati pubblicati in Svizzera dalla Diogenes (ricordo che avevi un rapporto di grande amicizia con Daniel Keel), e in Italia, fra gli altri, da Mondadori, Fazi, TEA, Sperling & Kupfer, tutte Case editrici molto importanti. Come vedi e vivi il rapporto con l’editoria fra Italia e Svizzera?
ll mondo editoriale svizzero che conosco maggiormente è quello della Svizzera tedesca, che per molti anni è stato davvero un’isola felice. Ora molte cose sono cambiate anche là. Per quanto riguarda l’editoria svizzera italiana, la trovo molto attiva e di buona qualità. In Ticino, per esempio, vi è ancora un rapporto diretto tra autore e editore, cosa che mi pare si stia perdendo altrove, come in Italia.
Veniamo da un periodo molto difficile, fra pandemie e lockdown. Ora, la guerra.O dovrei dire le guerre? So che tutto questo ti ha segnata duramente, come è stato anche per me.
Non credo che si sia usciti dal periodo orrendo iniziato con il Covid. Ritengo invece che la terza guerra mondiale sia iniziata proprio con quella cosiddetta pandemia e con quanto è seguito, di mostruoso e inaccettabile, fra vaccini, restrizioni, sfascio della Costituzione e dei diritti civili, soprattutto in Italia. Sta proseguendo, questa guerra, la vediamo tutti i giorni, con un genocidio inqualificabile, che i politici del mondo fingono di non vedere, a parte splendide eccezioni.
Come ho vissuto il periodo del covid? Mantenendo la calma di fronte a qualcosa che avevo già descritto trent’anni prima nel mio primo libro di spionaggio : “Specchio di notte”, in cui parlavo di una pestilenza indotta. Già allora sapevo che, prima o poi i Padroni Universali, come li chiamava il grande Giulietto Chiesa, avrebbero messo in atto qualcosa di simile. Speravo di non vedere questo scempio, invece eccomi ancora qui. Per non parlare poi del famoso siero magico, da cui mi sono tenuta alla larga, malgrado le pressioni e la vita da cani che ci hanno fatto vivere. Imperdonabile. Quello che posso però dire è che le maschere in qualche modo stanno cadendo, per fortuna.
Ma come ho scritto alcuni libri fa, in “Stille Elite”, cioè le élites nascoste, i gruppi di potere oggi sono due, e si fanno la guerra. Uno dei due ci voleva tutti morti, l’altro, forse perché trova questa umanità divertente, invece non è così crudele. Resta il fatto che da cinque anni siamo in guerra, una guerra che, in questo momento, si avvale del sangue di migliaia di innocenti. Una guerra che non uccide solo fisicamente esseri umani come se niente fosse, una guerra che non è guerra perché c’è un solo esercito. Questo scempio mina anche la psiche di tutti noi, impotenti di fronte a questi assassini.
La PsyOp, la guerra psicologica, tende anche a distruggere la nostra anima, di fronte a tanto orrore. E di questo dovremmo tener conto un domani, se mai i colpevoli verranno mandati a giudizio. Ma ho poche speranze che ciò avvenga. Chi diceva: “L’inferno è vuoto, tutti i demoni sono qui”? Ecco, di demoni si tratta, non è solo una battaglia fisica, ma anche spirituale, alla quale bisogna contrapporre, di fronte a tanto orrore, quell’ umanità che vogliono farci perdere.
Luisa Pavesio

