Carrington, pittrice e scrittrice, nasce a Clayton Green nel 1917 e muore a Città del Messico nel 2011. Per anni compagna di Max Ernst, vive fra l’alto a Parigi, in Spagna, in Portogallo e in Messico, Paese in cui si avvicina all’indigenismo e inizia a partecipare attivamente ai movimenti femministi.
Dialoga con L’Eco da Palazzo Reale Ombretta Roverselli dell’Ufficio Stampa
La mostra si è aperta il 20 settembre, e durerà fino all’11 gennaio. Forse è già possibile un primo bilancio per quanto concerne il numero e la tipologia dei visitatori.
Il primo bilancio è positivo, il pubblico sta rispondendo bene, è interessato alla scoperta di un’artista non convenzionale, che ha attraversato il Novecento da protagonista. La mostra è frequentata da visitatori singoli, gruppi e scuole e a partire dal mese di novembre sono in programma ulteriori iniziative ed eventi che permetteranno al pubblico di conoscere meglio l’artista.
Milano,Palazzo Reale, curatori Carlos Martin e Tere Arq. Fino all‘11 gennaio 2026
Come è nata l’idea di dedicare una mostra a Leonor Carrington? Fra l’altro, un’antologica monografica…
L’idea di dedicare una mostra a Leonor Carrington nasce nel solco dell’attenzione crescente che il panorama artistico internazionale sta riservando alle artiste donne del Novecento, in particolare a quelle figure che, pur avendo avuto un ruolo fondamentale nei movimenti d’avanguardia, sono rimaste per lungo tempo ai margini della narrazione ufficiale dell’arte. In continuità con questo rinnovato interesse, la scelta di organizzare un’antologica monografica dedicata a Leonor Carrington a Palazzo Reale di Milano risponde alla volontà di approfondire e consolidare la riscoperta di un’artista straordinaria, capace di unire mito, sogno e surrealismo in una poetica del tutto personale. Inoltre, la mostra si inserisce nel percorso già tracciato dallo stesso Palazzo Reale con esposizioni dedicate ad altre grandi protagoniste del surrealismo, come Leonor Fini, la cui mostra ha suscitato grande attenzione e partecipazione.
La grande esposizione milanese vede la curatela di Carlos Martin e e Tere Arq. Credo che ai nostri lettori piacerebbe sapere qualcosa di più delle tappe più rilevanti della formazione e attività di due grandi professionisti..
Carlos Martin e Tere Arcq sono due storici dell’arte e curatori che hanno già collaborato in sinergia per diversi progetti legati all’artista. Tere Arcq, con base in Città del Messico, è specializzata in artiste donne e nel surrealismo messicano. È stata «chief curator» al Museo de Arte Moderno di Città del Messico, e da curatrice indipendente ha curato importanti retrospettive su artiste come Remedios Varo, Leonora Carrington, Alice Rahon e ha lavorato nel campo della curatela internazionale. Carlos Martín è stato «chief curator» presso la Fundación Mapfre, e ha collaborato come ricercatore e curatore con istituzioni quali la Peggy Guggenheim Collection, la Fondazione La Caixa, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía; ha curato numerose mostre ed eventi, con un’attenzione rivolta anche al panorama internazionale.
L’ idea di promuovere l’arte di Leonor Carrington in Italia è nata da una proposta dei Curatori, attinente per es. alla circuitazione di una mostra già realizzata in altri Paesi, o da una domanda italiana?
L’idea è nata da una sinergia di intenti tra curatori e produttori. In Italia la Carrington era stata protagonista de La Biennale di Venezia del 2022, intitolata “Il latte dei sogni” e ispirata proprio all’opera di Carrington, ma non era mai stata realizzata una monografica sull’artista, e l’occasione di questa mostra rende omaggio alla sua arte ma anche ai suoi valori portando l’attenzione su una visione dell’arte più inclusiva, che riconosce la centralità dell’immaginario femminile, della metamorfosi e del fantastico.
Si sono poste difficoltà realizzative a Palazzo Reale, con riferimento sia a problemi burocratici sia a caratteristiche legate agli spazi?
Palazzo Reale è uno spazio dedicato alle mostre temporanee e non si sono riscontrate difficoltà organizzative, seppure la presenza di molti prestatori internazionali abbia richiesto un grande sforzo produttivo a cui lo staff di Palazzo Reale, i curatori e i produttori hanno partecipato attivamente.
Leonora fu pittrice, scrittrice stimata dall’ intellighenzia messicana e non solo e, non ultimo, donna convintamente femminista.In che modo la curatela ha cercato di illuminare anche questi aspetti di un’esperienza umana così totalizzante?
La mostra copre i principali temi ricorrenti dell’intera carriera dell’artista: la ricerca dell’autonomia femminile, il corpo e la psiche, il suo pensiero ecofemminista pionieristico, la sua “immaginazione favolosa” e il suo profondo impegno nella ricerca di miti dimenticati e conoscenze esoteriche. La narrazione centrale, il filo conduttore che volevamo raccontare, è ciò che chiamiamo “Il viaggio dell’eroina”, che è il titolo di una delle sezioni principali. Questa è la nostra rielaborazione del tradizionale “viaggio dell’eroe”. La vita e l’opera di Carrington rappresentano una ricerca distintamente femminile di conoscenza interiore e trasformazione. È un viaggio che attraversa tre paesaggi contemporaneamente: la cartografia fisica dei suoi viaggi (Inghilterra, Italia, Svizzera, Francia, Spagna, Stati Uniti e Messico); i traumi esterni che ha subito — come guerra, esilio e il confinamento in un istituto psichiatrico; e la vita interiore visionaria dei suoi “demoni”, per i quali ha trascorso la vita cercando “mappe dell‘anima”. Pensiamo che tante persone, nel presente, possano riflettersi su uno o tanti degli aspetti che tratta la mostra. Perciò la visita diventa un’esperienza assolutamente umana.
Nel prossimo futuro i Curatori prevedono ulteriori progetti relativi alla pittrice, sia in Italia che all’ estero?
La mostra dopo Milano avrà una seconda sede a Parigi, al Musée du Luxembourg. E sicuramente non sarà l’ultima: Leonora Carrington, possiamo affermare, ha appena cominciato a “rivelarsi” e ci sono sempre aspetti che noi curatori continuiamo a scoprire e approfondire.
Luisa Pavesio



