Avrete già pensato alla Divina Commedia. Di Dante Alighieri. Indubbiamente ancora nella sua essenza e nelle sue immense sfacettature, resta attuale e un riferimento di vita, anche e soprattutto nell’era digitale.
Ma nelle eccellenze mondiali, c’è anche lei: Maria Callas, la Divina. Basterebbero queste quattro semplici, ma fondamentali parole, per definirla: il suo nome e la posizione che ha assunto sul palcoscenico, rivoluzionando cosi il mondo della lirica. Essi, perché Maria Callas non si limitava al canto lirico. Lei era l’incarnazione di ogni Opera da lei interpretata. Maria Callas, una donna, il quale successo non la rese una donna felice.
Per tutta la sua breve vita inseguì l’amore e la famiglia che non ebbe mai. E morì a soli 53 anni a Parigi, da sola e con un cuore a pezzi. Infranto. Eppure, materialmente aveva tutto. “Esiste il prima Callas e il dopo Callas” disse un giorno il regista Franco Zeffirelli. “Era quasi una persona immortale incarnata nell’arte lirica” aggiunse in seguito il maestro Riccardo Muti. Non potevano esserci affermazioni più esemplificative per descrivere l’importanza di Maria Callas, colei che viene definita ancora oggi a un secolo dalla sua nascita la più grande cantante lirica della Storia.
Nata ufficialmente il 2 dicembre 1923 a New York – fonti sulla sua biografia scrivono il 3 dicembre , era figlia di emigrati greci. Suo padre, George Kalogeropoulos, era un immigrato greco che lavorava come importatore di caffè e spezie. Sua madre, Evangelia Dimitriades, era una cantante d’opera dilettante. I suoi genitori videro nell’enorme talento musicale della figlia, miope e piuttosto paffutella, la porta di fuga dalla povertà per la famiglia. A causa delle difficoltà economiche della sua famiglia e la separazioni dei suoi genitori, ritornò in Grecia con la madre nel 1937. Lì si iscrisse al Conservatorio di Atene studiando con Elvira da Hidalgo, una soprano e un’ottima insegnante.
Ha debuttato nel 1941 con l’opera di Giacomo Puccini Tosca all’Opera di Atene. Ha cantato nella capitale greca per diversi anni prima di fare il suo debutto italiano con La Gioconda di Ponchielli a Verona nel 1947. Questa produzione de La Gioconda fu diretta da Tullio Serafin, che divenne il suo mentore musicale. Nel 1947, Callas si trasferì in Italia per proseguire la sua carriera. Nel 1948, debuttò alla Scala di Milano come Norma di Vincenzo Bellini.
Questa performance fu un successo immediato e lanciò la carriera di Callas come una delle più grandi cantanti liriche del mondo. Nel 1950, Callas si sposò con Giovanni Battista Meneghini, un industriale italiano. Meneghini divenne il manager di Callas e la aiutò a costruire la sua carriera. Callas cantò in tutti i più importanti teatri d’opera del mondo. Dal 1959 la sua attività teatrale si dirada. È successo qualcosa: l’incontro con l’armatore greco Aristotele Onassis, avvenuto a Venezia a un ballo organizzato in onore della cantante da Elsa Maxwell, la pettegola della stampa americana. L’immagine di Callas appare ora sull’esclusivissimo panfilo “Christina”, accanto a invitati come Winston Churchill. Lei parla cinque lingue, è a suo agio ovunque.
Non così il veronese Titta (Gianbattista) Meneghini signorotto provinciale, che già aveva dovuto sforzarsi non poco per adeguarsi all’evoluzione stratosferica della moglie. Callas, travolta da una passione senza ritorno per Aristotele Onassis, chiede la separazione da Meneghini. Sarà la fine di tutto. Nel marzo 1960, nella clinica Dezza, mette al mondo un bimbo, frutto della passione con Onassis, che sopravvive solo per qualche ora, a causa di una insufficienza respiratoria.
Verrà sepolto nel cimiterino di Bresso, con il solo nome Omero. La stampa renderà pubblica la notizia anni più tardi. Le luci del palcoscenico si allontanano sempre più. Ancora qualche contratto rispettato: una Norma e una Medea nel teatro antico di Epidauro, Poliuto e tre recite di Medea alla Scala, regista il greco Alexis Minotis, ma la voce del grande soprano è quasi irriconoscibile. Il 5 luglio 1965 Maria Callas, non più Meneghini, canta per l’ultima volta un’opera intera: Tosca, al Covent Garden, serata di gala presente la Regina Elisabetta. Intanto, il rapporto con Onassis si fa discontinuo.
Callas, decaduta dal titolo di regina del mondo dell’opera, interessa sempre meno all’armatore, che la trascura e la svillaneggia. Lei ha rinunciato alle cittadinanze americana e italiana per riprendere quella greca, nella speranza di poter ufficializzare più facilmente la loro unione. L’umiliazione ufficiale e il colpo al cuore arriva la sera del 20 ottobre 1968: le televisioni di tutto il mondo trasmettono in diretta dall’isola di Skorpios le immagini del matrimonio di Onassis con Jacqueline vedova Kennedy. Non si rimetterà più dall’umiliazione e dallo strazio, anche se la sera delle nozze si farà fotografare ballando fino alle ore piccole da Chez Maxim a Parigi e anche se, passato poco tempo, l’amante fedifrago si farà ancora vivo con lei.
Seguono esperienze professionali negative: il film Medea girato da Pasolini con e per lei, il tentato recupero della voce e la tournée di concerti con il tenore Pippo di Stefano (con il quale intreccia una storia di breve durata). Unica soddisfazione il master che tiene per alcuni mesi alla Julliard School di New York. Poi la solitudine a Parigi, nell’elegante appartamento di rue Georges Mendel, nel centralissimo quartiere dell’Etoile. Gli amici non ci sono più. Zittiti anche i detrattori, che pure avevano scatenato battaglie furibonde in teatro, all’epoca dei suoi trionfi.
Da ultimo, pare che Onassis meditasse un divorzio dalla vedova Kennedy per sposare alla fine Callas, ma muore a Parigi il 15 marzo 1975, non ancora settantenne, affetto da miastenia grave dovuta alla depressione generata dalla morte accidentale dell’unico figlio. Maria Callas, conscia dell’irreparabile, era partita per gli Stati Uniti, per non dover affrontare i media. Nello stesso anno, il 2 novembre, viene ucciso Pier Paolo Pasolini. Nel marzo 1976 scompare anche Luchino Visconti, il grande amico. Maria Callas, la più grande artista lirica del Novecento, si spegne venerdì 16 settembre 1977, alle 13:30. In assoluta solitudine. Non ha ancora compiuto cinquantaquattro anni.
I fedeli servitori Ferruccio e Bruna, che manterranno sull’accaduto un silenzio assoluto, non sono in casa. Ipotesi a non finire. Pare che il soprano facesse uso massiccio di Mandrax, un barbiturico per combattere l’insonnia. Il suo corpo viene cremato in tutta fretta, presenti la sorella Yakinty e il marito di lei.
L’urna è tumulata nello storico cimitero di Le Père Lachaise (loculo numero 16259, 87.ma divisione). Una lapide bianca di cm 40 x 40 con la scritta Maria Callas. Di lì a poco la tomba viene manomessa e l’urna asportata da ignoti. Dopo alcune settimane le ceneri vengono misteriosamente ritrovate in loco. Un paio di anni più tardi, il ministro della cultura greco a bordo di una nave, spargeva le ceneri di Maria Callas nel mare Egeo, presso capo Sunion secondo le volontà della defunta , si disse. Sue, le ceneri? Non si saprà mai. Per noi, resta a 100 anni dalla sua nascita: la Divina.
Di Graziella Putrino



