Mi chiamo Elena, e la mia storia comincia in un pittoresco villaggio sulle maestose montagne italiane
Nel nostro piccolo paese italiano, eravamo una presenza consolidata nella vita della comunità. Marco, mio marito, svolgeva il ruolo di artigiano specializzato nella lavorazione del legno. La sua bottega artigianale era un luogo dove prendeva vita l’arte del legno, creando mobili e oggetti unici. La sua maestria gli aveva fatto guadagnare rispetto e stima tra gli abitanti del villaggio.
Dall’altra parte, io mi occupavo di una piccola attività di agricoltura familiare. La nostra casa era circondata da un modesto terreno dove coltivavamo ortaggi e allevavamo animali da cortile. Il surplus veniva venduto al mercato locale, contribuendo al reddito della nostra famiglia. Insieme, formavamo una squadra, ciascuno con il proprio ruolo, lavorando sodo per garantire il benessere della nostra famiglia in quell’ambiente rurale accogliente.
Fin dal nostro primo incontro, Marco e io sapevamo di volere qualcosa di più dalla vita. La decisione di trasferirci in Svizzera nacque dal desiderio di offrire a nostro figlio, ancora piccolo, l’opportunità di crescita e una vita più confortevole. Decisione presa, preparammo attentamente le nostre cose, cercando di portare con noi solo ciò che era essenziale.
I ricordi del nostro villaggio si mescolavano con l’eccitazione dell’ignoto. Avevamo i nostri risparmi, ma sapevamo che il successo nella nuova terra richiedeva sforzi e adattabilità. Il viaggio fu un mix di emozioni contrastanti. Dopo aver salutato il nostro villaggio, ci dirigemmo verso la Svizzera con cuori speranzosi. Affrontammo lunghe ore di viaggio, attraversando paesaggi vari e nuovi orizzonti. Le strade e i confini da superare simboleggiavano la nostra transizione verso una nuova fase della vita.
Arrivati in Svizzera siamo stati ospiti di amici per un breve periodo. Per la calorosa accoglienza e il sostegno ricevuto in quei primi giorni incerti, nutro una profonda gratitudine nei loro confronti. Marco trovò impiego in una ditta specializzata nella vendita di cucine. La sua abilità nella lavorazione del legno e la sua esperienza nel campo artigianale lo resero un prezioso membro del team. Marco si occupava di montare le cucine, contribuendo così a realizzare spazi funzionali e esteticamente gradevoli per i clienti della ditta.
La sua dedizione al lavoro e la precisione nella realizzazione lo resero apprezzato sia dai colleghi che dalla clientela. Abbiamo così potuto affrontare la sfida di trovare un alloggio adatto per la nostra famiglia. Inizialmente, abbiamo optato per una sistemazione temporanea in un appartamento affittato, mentre cercavamo una soluzione più stabile. Il primo periodo è stato un adattamento costante. Il nostro appartamento temporaneo era modesto ma funzionale, e cercavamo di renderlo il più accogliente possibile. Con il tempo, riuscimmo a stabilirci in un appartamento più grande, che potevamo chiamare casa. Era un rifugio dove cercavamo di costruire nuove memorie. L’alloggio non era solo un luogo fisico, ma diventò un simbolo della nostra resilienza e della nostra volontà di creare una nuova vita.
Con Marco impegnato nel suo lavoro di montatore di cucine, e io alla ricerca di un impiego, ci siamo resi conto che avremmo avuto bisogno di una figura di sostegno che si occupasse del nostro vivace bambino di tre anni. Grazie al cielo, ho avuto la fortuna di trovare una mamma diurna dedicata e premurosa che si è presa cura di lui durante la giornata. Questa donna affettuosa non solo ha fornito a Luca un ambiente sicuro e stimolante, ma è diventata una preziosa risorsa di supporto anche per me. Grazie a lei, ho potuto concentrarmi sulla ricerca di lavoro e sulla gestione delle sfide quotidiane, sapendo che Luca era in mani amorevoli.
La mamma diurna non è stata solo una figura di assistenza per il nostro bambino, ma è diventata parte integrante della nostra rete di supporto in questa nuova fase della vita in Svizzera. La sua gentilezza e la cura che ha dedicato a Luca hanno reso più leggero il peso delle responsabilità quotidiane, consentendomi di affrontare le sfide con maggiore tranquillità. La sua presenza è stata un prezioso aiuto durante un periodo di adattamento e cambiamenti significativi nella nostra vita. Dopo un periodo di ricerca e adattamento nella nuova realtà svizzera, sono riuscita a trovare un lavoro che rispecchiava la mia passione e le mie competenze acquisite negli studi.
Ho avuto la fortuna di essere assunta come disegnatrice di mobili in uno studio di design e arredamento. Il mio ruolo consisteva nel tradurre le idee dei clienti in progetti concreti, creando disegni dettagliati e schemi per la realizzazione di mobili su misura. Questa opportunità mi ha permesso di mettere a frutto la mia formazione e di lavorare in un settore che mi appassiona profondamente. Il lavoro non solo mi ha dato la possibilità di contribuire al sostentamento della famiglia ma ha anche rappresentato un’incredibile opportunità di crescita personale e professionale.
Qualche anno dopo, la vita ci ha sorpreso ancora una volta con una gioiosa notizia: ero di nuovo incinta, questa volta della nostra piccola principessa. La notizia ha portato una nuova ondata di emozioni nella nostra famiglia, riempiendo la casa di anticipata felicità e piani per il futuro. La gravidanza è diventata un periodo di riflessione sulla nostra crescita come famiglia e sulla resilienza che avevamo dimostrato nel superare le sfide degli anni precedenti. Con l’amore del nostro Luca e la speranza di una nuova vita in arrivo, la prospettiva del futuro si è colorata di nuovi sogni e aspettative. Mentre la nostra famiglia cresceva di numero, crescevano anche i legami che ci univano.
La gioia di dare il benvenuto a una nuova vita ci ha avvicinati ancora di più, rafforzando la nostra determinazione a costruire un futuro luminoso, nonostante le sfide che potessero presentarsi lungo il cammino. La vita continuava a sorprenderci e a insegnarci che, anche di fronte alle incertezze, l’amore familiare e la speranza erano il fondamento su cui costruire il nostro futuro. Con i frutti del nostro lavoro e i risparmi che avevamo accantonato in Italia, prendemmo la decisione di costruire la nostra casa. Questa scelta non solo rappresentò un investimento, ma fu anche un progetto che ci avvicinò ulteriormente come coppia.
Ogni dettaglio della casa, dai mobili realizzati da Marco alle scelte di design mie, rifletteva la nostra storia e la nostra determinazione a creare uno spazio che fosse veramente nostro. Due anni dopo la nascita di Sofia, la nostra famiglia è stata ancora una volta benedetta con l’arrivo di un terzo bambino. La gioia di dare il benvenuto a Mattia ha portato un’energia rinnovata e ha reso la nostra casa ancora più vivace. Io, però, ho dovuto prendere una difficile decisione. L’impegno come mamma richiedeva sempre più tempo e dedizione. Conciliare le responsabilità lavorative con il desiderio di essere presente per i miei tre figli si è rivelato un bilancio difficile da mantenere.
Smisi di lavorare per dedicarmi completamente alla cura dei miei bambini, dedicando il mio tempo e la mia energia a guidarli nella loro crescita. La mia priorità era creare un ambiente amorevole e stabile per la famiglia, e ogni momento trascorso con i bambini era un investimento nel loro benessere e nella nostra connessione familiare. Tutto procedeva per il meglio, eravamo felici. Ma, come pesso accade nella vita, il destino mi riservò una prova difficile. Un giorno, il telefono squillò con una notizia che avrebbe cambiato tutto. Marco aveva perso la vita in un incidente stradale. La mia felicità si dissolse in un attimo, lasciandomi avvolta nella tristezza e nell’incertezza del futuro. Mi ritrovai improvvisamente sola a fronteggiare le difficoltà della vita quotidiana in un paese straniero.
Dovevo essere forte per i miei tre figli piccoli, ma il dolore della perdita rendeva ogni passo un’impresa titanica. Oltre alla sofferenza emotiva, dovevo affrontare le sfide pratiche della vita da sola. La stabilità finanziaria di cui godevamo con Marco si era dissolta, e ora dovevo trovare un modo per mantenerla. La mia vita si trasformò in una lotta quotidiana per bilanciare il lavoro e l’educazione dei bambini. Cercavo lavoro con tutte le mie forze, spingendomi oltre i miei limiti. La mia rete sociale divenne il mio rifugio? chiesi aiuto a vicini e amici, costruendo lentamente un sostegno intorno a me e ai miei figli. Fortunatamente, la ditta per la quale avevo lavorato in precedenza ha dimostrato grande comprensione e ha deciso di riassumermi.
La flessibilità offertami dall’azienda ha reso possibile conciliare il mio impegno lavorativo con le responsabilità di mamma, permettendomi di gestire al meglio entrambi gli aspetti della mia vita. La perdita di Marco è stata un colpo devastante per me e per la nostra famiglia. Superare la sua morte è stato un processo lungo e doloroso. In questi momenti difficili, ho trovato sostegno nelle persone care e nella rete di amici e familiari che avevamo costruito nel corso degli anni.
La resilienza e la forza che ho scoperto in me stessa sono diventate un faro di speranza. Ho cercato di onorare la memoria di Marco attraverso il lavoro, l’amore verso i nostri figli e la realizzazione di progetti che avremmo condiviso insieme. La sua assenza è sempre presente, ma ho imparato a vivere con il suo ricordo, trasformandolo in un motivo per apprezzare ogni momento della vita.
Di Elena

