La ripartenza del CGIE

Michele Schiavone, riconfermato Segretario Generale del Consiglio Generale degli italiani all’estero.

Segretario, dopo oltre 14 mesi, si è finalmente insediato il nuovo CGIE. Quali sono state le cause di questo ritardo?

Dal mese di aprile del 2022 il CGIE è stato in “regime di prorogatio”. In seguito ad una decisione dell’avvocatura di Stato siamo stati inoperosi e abbiamo potuto sbrigare solamente attività di ordinaria amministrazione, in particolare le questioni relative a pareri urgenti e inderogabili.

Questa situazione, di per sè, si è ripetuta in passato, perché c’è sempre stato un periodo di vuoto, di limbo, che è durato pressappoco sempre un anno. È una situazione che non è più accettabile perché con l’insediamento dei Comites che avviene sempre qualche mese prima delle elezioni dei consiglieri CGIE, ovviamente la vita, le attività nelle comunità continuano e non è giusto che il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero sia blocatto per questioni a noi sconosciute. Ciononostante in pandemia e guerra, siamo stati attivi.

Abbiamo cercato di venire in soccorso alle emergenze causate dal lockdown oppure dal trasferimento di cittadini italiani che, in quella fase, si trovavano fuori dall’Europa. La stessa cosa abbiamo fatto con interventi di soccorso, soprattutto di vicinanza sociale, alle popolazioni sfollate dalla guerra in Ucraina dopo la situazione creata dalla Russia, cioè con l’invasione, ed anche in quel contesto, benché eravamo in una fase di blocco, siamo riusciti a mobilitare associazioni, comitati degli italiani all’estero ed altre figure. L’Assemblea generale per l’insediamento è stata di per sé rappresentata da un punto di sblocco della fase di stallo.

Siamo riusciti a ricomporre le commissoni tematiche che sono aumentate da 7 ad 8. Il CGIE ha rinnovato l’impegno a sostenere iniziative per quanto riguarda la digitalizzazione e l’innovazione, la ricerca e i lavori, università e studi approfonditi. A questo riguardo sono stati costituiti 5 nuovi gruppi di lavoro su materie che vale la pena studiare e approfondire. Tra i campi delle commissioni tematiche, soprattutto in prossimità delle elezioni europee, è stato costituito un gruppo di lavoro proprio per cercare di dare sostegno e supporto al Governo, poiché anche questo rientra nelle nostre funzioni.

Ci sono secondo lei le condizioni per riprendere un fruttuoso lavoro?

Dopo l’insediamento del nuovo CGIE si sono creati i presupposti per dialogare e lavorare insieme per indicare prospettive utili per superare situazioni critiche nei vari ambiti della vita civile, amministrativa, economica e culturale degli italiani all’estero. La presenza degli italiani nel mondo è diventata una realtà che viene quantificata ed evidenziata per le forti po-tenzialità che esprime, dal punto di vista professionale, ma anche e soprattutto di integrazione civile, sociale, culturale e politica dei connazionali all’interno dei Paesi di insediamento.

E questo non solo per l’onda lunga della nuova mobilità, ma anche perché sono cambiati i presupposti, visto che anche le “vecchie generazioni” ora sono corpi dirigenti nei Paesi in cui risiedono. È dunque una realtà da vedere e considerare per quello che riesce ad esprimere, non come un peso o una zavorra, come nell’immaginario collettivo è stata concepita e comunicata l’emigrazione.

Quali sono le priorità da portare avanti in questa legislatura?

Le sfide che ci attendono sono diverse. Innanzitutto, è stata posta l’attenzione sulla necessità di potenziare i servizi consolari per garantire una adeguata assistenza ai cittadini italiani all’estero. Si è parlato di aumentare il personale nelle reti consolari e d’introdurre la carta d’identità elettronica in più sedi all’estero. I consiglieri del CGIE eletti in Svizzera hanno presentato un ordine del giorno, approvato dall’Assemblea Plenaria, con il quale chiedono al MAECI di adeguare il numero dei funzionari operanti nel Consolato di Basilea alla popolazione italiana residente nella circoscrizione consolare di pertinenza affinché vengano offerti servizi di prossimità e molto più rapidi.

Altro tema chiave affrontato durante l’incontro riguarda il fenomeno del “frontalierato”. Il Consiglio Generale ha, infatti, sostenuto la necessità di rivedere la legislazione esistente e definire nuovi principi generali per proteggere i lavoratori frontalieri. Si è fatto riferimento all’accordo italo­svizzero come un esempio positivo da seguire poiché già ratificato dal Parla-mento italiano.

Per quanto riguarda Lingua e cultura italiana nel mondo si è discusso sull’applicazione della circolare ministeriale no. 4 relativa alla promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo. Questi sono soltanto alcuni punti cruciali che richiedono la collaborazione delle istituzioni competenti. Spetta presentare all’assemblea e alle commissioni di lavoro appena costituite il compito di presentare ulteriori priorità da affrontare, coordinate dal Comitato di Presidenza, secondo quanto stabilito dalla legge.

Nel PNRR ci sono fondi destinati agli italiani all’estero?

Si, abbiamo discusso anche di questo. Il PNRR è lo strumento che oggi serve all’Italia per recuperare i gap, non solo geografici tra il nord e il sud del Paese, ma anche per favorire il ritorno dei nostri connazionali, soprattutto dei professionisti, ma anche per creare condizioni nuove affinché la politica verso le nostre comunità all’estero non sia solamente una politica di aiuti ma anche di proposte, nel senso che si possa contare sulla professionalità delle nostre comunità per avviare, attraverso loro, delle politiche economiche, sociali, culturali che passano, già oggi, attraverso quelle competenze, ma che non sono valorizzate con la giusta considerazione.

Queste professionalità italiane all’estero, all’interno di quelli che sono i progetti del PNRR, aiuterebbero il Paese davvero ad aggiungere ulteriori entrate, non solo di carattere finanziario, perché anche quelli che sono i beni immateriali fanno parte ed aiutano il Paese ad arricchirrsi in maniera diversa. Lo stesso dicasi per il turismo delle radici. In questo ambito ci sono anco-ra da recuperare, nei mesi prossimi alcuni punti che non sono stati ancora chiariti per meglio coinvolgere i nostri connazionali, anche gli italo discendenti, a rientrare per poter conoscere le aree, i territori degli avi.

Il CGIE ritiene che sia molto importante coinvolgere i Comites, le migliori rappresentanze associative, gli enti, le camere di commercio ed altre figure, affinché possano, dall’estero, svolgere un lavoro preparatorio e rendere maggiormente positiva la presenza delle nostre comunità che intendono poi, nel 2024, raggiungere il nostro Paese. Sappiamo che non è semplice ma quello che bisogna evitare è che questo progetto sia solo episodico senza una chiara e stabile struttura.

Nel frattempo, l’attenzione, la voglia di rientro per turismo, ma anche per ragioni sentimentali e familiari, delle nostre comunità, è presente e lo è sempre stata. Voglio ricordare che durante il suo intervento, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani (FI), che è anche il nostro Presidente, ha riconosciuto l’importante contributo degli italiani all’estero al progresso industriale dell’Italia e ha promesso di ascoltare le richieste dei connazionali.

Ha delineato le priorità del Governo, tra cui il potenziamento dei servizi consolari, l’introduzione della carta d’identità elettronica in più sedi all’estero e un aumento del personale nelle reti consolari.

In risposta alle domande e alle osservazioni dei consiglieri, il Ministro Tajani ha condiviso l’importanza di aggiornare gli organismi dal punto di vista generazionale e territoriale. Ha anche promesso uno sforzo per aumentare le risorse ai Comites, al CGIE e ai Consolati al fine di migliorare i servizi un lavoro preparatorio e rendere maggiormente positiva la presenza delle nostre comunità che intendono poi, nel 2024, raggiungere il nostro Paese.

Sappiamo che non è semplice ma quello che bisogna evitare è che questo progetto sia solo episodico senza una chiara e stabile struttura. Nel frattempo, l’attenzione, la voglia di rientro per turismo, ma anche per ragioni sentimentali e familiari, delle nostre comunità, è presente e lo è sempre stata. Voglio ricordare che durante il suo intervento, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani (FI), che è anche il nostro Presidente, ha riconosciuto l’importante contributo degli italiani all’estero al progresso industriale dell’Italia e ha promesso di ascoltare le richieste dei connazionali.

Ha delineato le priorità del Governo, tra cui il potenziamento dei servizi consolari, l’introduzione della carta d’identità elettronica in più sedi all’estero e un aumento del personale nelle reti consolari. In risposta alle domande e alle osservazioni dei consiglieri, il Ministro Tajani ha condiviso l’importanza di aggiornare gli organismi dal punto di vista generazionale e territoriale. Ha anche promesso uno sforzo per aumentare le risorse ai Comites, al CGIE e ai Consolati al fine di migliorare i servizi offerti agli italiani all’estero. Ha anche menzionato il progetto “Turismo delle radici” ed ha tracciato alcune modalità per creare condizioni nuove, diverse, per stipulare delle convenzioni con i vettori aerei e con le Ferrovie dello Stato o altri servizi che possano, in un certo modo, incentivare e favorire la presenza in Italia degli italiani all’estero nel 2024.

Quali saranno i prossimi passi?

C’è già stata una riunione in remoto tra il Cdp e il sottosegretario Silli per fare il punto della situazione in seguito alla plenaria e per mettere a fuoco strumenti e obiettivi da raggiungere. Si è trattato del primo incontro tra Cdp e Sottosegretario che, finora, è stato “molto presente”? l’auspicio è che questa vicinanza sia utile a lui per conoscere il nostro mondo e le sue potenzialità e a noi per poter interloquire con lui sulla base di un rapporto continuo e di fiducia.

Il Cgie è dunque pronto a lavorare, anche se con nuove modalità stante la carenza dei fondi e l’aumento dei costi di viaggio che ne mettono alla prova le casse: penseremo a come relizzare tutti gli appuntamenti previsti dalla legge affinchè il Cgie riparta non solo con le buone intenzioni ma con delle proposte utili per affrontare tutte le questioni aperte, per avviare ricerche a largo raggio per riformare le leggi sugli organismi di rappresentanza, il voto all’estero e la cittadinanza. La ripartenza del Cgie ci aiuta a mettere a punto delle nuove strategie affinchè questi aspetti vengano valorizzati dal Governo, come d’altra parte ha assicurato il Ministro Tajani nel suo intervento a chiusura della plenaria.

A cura della Redazione

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