Negli ultimi anni le esposizioni dedicate ai grandi maestri dell’arte moderna hanno assunto un ruolo sempre più centrale nel panorama culturale europeo. La mostra “Impressionismo e Modernità”, che sarà inaugurata il 30 gennaio 2026 a Casa Cavazzini di Udine, si distingue per un carattere del tutto eccezionale: riunisce per la prima volta fuori dalla Svizzera l’intera collezione di arte moderna del Kunst Museum Winterthur, con capolavori di Monet, Van Gogh, Kandinsky e molti altri.
Luisa Pavesio ne parla con il curatore David Schmidhauser.
Nella nostra epoca le cosiddette grandi mostre d‘arte sono diventate eventi che attirano un grande pubblico. Anche la mostra “Impressionismo e Modernità” di Udine fa parte di queste grandi mostre?
Noi speriamo naturalmente che la mostra attiri un grande pubblico. Fra l‘altro questa esposizione è un‘occasione unica di scoprire l‘intera collezione di arte moderna del Museo di Winterthur in una sola mostra.

I nomi degli Artisti in mostra – Monet, Van Gogh, Kandinsky fra gli altri – sono veramente eccellenti. Può raccontarmi qualcosa sulla scelta delle opere e l‘organizzazione della mostra di Udine?
L’occasione per la mostra di Udine è nata quasi per caso, perché l‘edificio principale del Museo di Winterthur doveva essere restaurato, con la conseguente necessità concreta di staccare dalle pareti tutti i quadri esposti. Appositamente per questa mostra si sono riunite le opere più significative della collezione studiando l’organizzazione più adatta. Purtroppo alcune opere non potevano viaggiare, ma se ne sono aggiunte altre scelte con l’intento di offrire maggior spessore e bellezza all‘esposizione. L’idea fondante era quella di offrire attraverso la mostra una prospettiva della storia dell‘arte dalla metà del diciannovesimo secolo fino alla seconda guerra mondiale, il tutto al livello più alto.
Ho trovato veramente interessante l’idea di organizzare una mostra in collaborazione fra la Svizzera, un Paese imprescindibile per la conoscenza dell’arte moderna e la piccola città di Udine. Come si è giunti a questa collaborazione?
Come ho detto, l’occasione per la mostra è stata la temporanea chiusura del nostro Museo, con la conseguente possibilità di mostrare le nostre opere in altri luoghi. E per questo fine Casa Cavazzini ci è sembrato il partner ideale. La collaborazione è stata portata avanti da MondoMostre e tutto è filato sino ad oggi senza intoppi. Siamo veramente felici di poter mostrare le opere di Winterthur al pubblico italiano e non solo.
Credo che la mostra di Udine non rimarrà un caso isolato in Italia. Ne è forse prevista una circuitazione? O ha in previsione altri progetti italo svizzeri?
E invece no, la mostra di Udine è per ora un caso unico e anche la sola possibilità di vedere la collezione di Winterthur all’estero. Naturalmente, se ci saranno in futuro altre occasioni di collaborazione, le coglieremo, dopo l‘esperienza positiva di Udine siamo ben disponibili ad altre cooperazioni.
Il Kunst Museum di Winterthur figura fra le più importanti istituzioni svizzere in campo artistico anche grazie alle donazioni di numerosi collezionisti e mecenati.
È vero, la storia della collezione è strettamente collegata al mecenatismo tipico della città. All’inizio del ventesimo secolo esisteva a Winterthur un gruppo di amanti dell’arte, che si interessava all’arte contemporanea francese. Collezionavano opere e le promuovevano contro lo spirito del tempo. E contro lo spirito del tempo – siamo alla prima guerra mondiale – nel 1916 il gruppo diede vita a un proprio Museo, proprio quello che oggi, dopo un secolo, deve essere restaurato.
I privati hanno molto contribuito a gettare le basi della collezione pubblica di arte moderna francese. Accanto a Bonnard e Vuillard, legati in amicizia con alcuni dei collezionisti, la collezione acquisì in seguito i predecessori, fra i quali nomi illustri come Van Gogh e Manet. Solo dopo la seconda guerra mondiale si è sviluppato il settore dell‘Avanguardia (Cubismo, Astrattismo, Surrealismo), anche in questo caso grazie all’opera e all’impegno di collezionisti e mecenati.
Veniamo a noi. Quali sono state la Sua formazione e la Sua carriera fino alla guida del Museo di Winterthur?
Ho studiato Storia dell’arte e Germanistica a Berna e alla Sorbona di Parigi. Dopo il Centro Dürrenmatt a Neuchâtel e la Fondazione Beyeler ho avuto l’opportunità di lavorare presso la Fon dazione Oskar Reinhardt. Attraverso la guida congiunta di questa istituzione con il Kunstverein di Winterthur sono diventato curatore per l’arte per il diciannovesimo e ventesimo e secolo, ed è in questa veste che curo oggi la mostra di Udine.



